Il Ruolo Cruciale dei Volpi Volanti nell’Ecosistema Australiano
Ogni notte, un’enorme nuvola di volpi volanti, conosciute anche come pipistrelli della frutta, solca i cieli dell’Australia orientale in cerca di nettare e frutti. Questi animali, con un’apertura alare che può raggiungere un metro (3,2 piedi), sono fondamentali per l’ecosistema, poiché trasportano enormi quantità di polline e distribuiscono semi tramite le loro feci, contribuendo così alla nascita di nuovi alberi. Un recente studio pubblicato in Scientific Reports ha fornito la prima valutazione economica dei servizi ecosistemici offerti dalle volpi volanti in Australia, concentrandosi in particolare sul loro significativo impatto nell’industria del legno.
Purtroppo, eventi recenti come incendi e stress da calore hanno comportato la perdita di colonie e una drammatica diminuzione del numero di questi pipistrelli. Più dell’80% di alcune popolazioni è scomparso a causa di eventi climatici estremi. Justin Welbergen, professore di ecologia animale presso l’Università di Western Sydney e non coinvolto nello studio, ha dichiarato al New York Times che “un singolo pomeriggio caldo può causare mortalità su scala regionale, in proporzioni bibliche, con decine di migliaia di volpi volanti morte.”
Il Potere Economico delle Volpi Volanti
Le volpi volanti hanno la capacità di viaggiare migliaia di chilometri ogni anno, spargendo polline e semi su ampie distanze, il che conferisce loro un valore economico immenso. Alfredo Ortega González, scienziato dell’Università di Sydney e primo autore dello studio, ha dichiarato in un’intervista video con Mongabay: “Non esiste un uccello che possa percorrere la distanza, in media, che una volpe volante può coprire in una notte.”
Gli autori dello studio hanno calcolato l’area spaziale in cui i pipistrelli si nutrono durante la notte, basandosi sulla posizione di 1.209 rifugi di quattro specie di volpi volanti australiane (Pteropus poliocephalus, P. Alecto, P. scapulatus e P. conspicillatus). Hanno utilizzato dati raccolti dall’agenzia scientifica nazionale dell’Australia.
Combinando i dati di foraggiamento e le stime delle distanze percorse, insieme a mappe di habitat idonei, hanno determinato l’”effetto Bat Ripple”, ovvero l’estensione spaziale dei servizi ecosistemici forniti da questi mammiferi. Hanno scoperto un’area totale di influenza che arriva fino a 41,4 milioni di ettari (102 milioni di acri), quasi quanto la dimensione della Svezia.
Per calcolare il valore economico delle volpi volanti per l’industria del legno, gli autori si sono concentrati su 465 rifugi della volpe volante grigia (P. poliocephalus), una specie più studiata. Hanno scoperto che questi mammiferi, del peso di circa 700 grammi (1,5 libbre), si sovrappongono all’industria eucaliptica su una superficie di 36.038 chilometri quadrati (13.914 miglia quadrate) e potrebbero contribuire alla rigenerazione di fino a 91,6 milioni di alberi ogni anno.
Alexander Braczkowski, uno degli autori, ha affermato in un’email a Mongabay che le volpi volanti australiane “potrebbero generare tra 271 milioni di dollari australiani e 955 milioni di dollari australiani (circa 190 milioni a 668 milioni di dollari) all’anno per l’industria del legno grazie ai loro servizi di impollinazione.”
Gli autori sottolineano che queste stime sono conservative e non considerano il valore più ampio dei pipistrelli per la salute degli ecosistemi o i loro contributi specifici alla sequestrazione del carbonio.
Secondo Ortega González, le volpi volanti meritano di essere una priorità per la conservazione. Egli spera che la ricerca contribuisca a scardinare la loro reputazione di animali rumorosi e maleodoranti: “Sono davvero importanti, molto più di quanto il pubblico in generale possa immaginare.”
In sintesi, questi animali svolgono un ruolo essenziale nell’ambiente australiano, e la loro protezione è fondamentale per preservare gli ecosistemi di cui fanno parte. È necessario un impegno collettivo per garantire la sopravvivenza delle volpi volanti e dei loro servizi ecologici vitali.
Fonti: Scientific Reports, The New York Times, Mongabay.
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