Giustizia tributaria, la Sicilia ai vertici per ricorsi definiti nel 2025: ecco i dati

Nel 2025 la giustizia tributaria in Sicilia si conferma tra le più attive d’Italia, sia per numero di ricorsi sia per capacità di definizione dei procedimenti. È quanto emerge dalla relazione del presidente della Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Sicilia, Antonio Novara, presentata in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 a Palermo. Il quadro che ne deriva mostra un sistema sotto forte pressione, ma anche con livelli di produttività elevati.

Sicilia seconda in Italia per nuovi ricorsi

Secondo i dati illustrati, nel 2025 in Sicilia sono stati registrati 31.480 nuovi ricorsi tributari di primo grado, un valore che colloca la regione al secondo posto in Italia, subito dopo la Campania. Un dato che evidenzia una forte propensione al contenzioso fiscale.

Nella relazione si sottolinea come questo fenomeno sia legato anche alle condizioni economiche dei territori: le regioni del Centro-Nord, come Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna e Toscana, presentano infatti numeri significativamente più bassi. L’interpretazione proposta evidenzia una maggiore incidenza del ricorso alla giustizia tributaria nelle aree economicamente più fragili.

Alta capacità di definizione dei procedimenti


Accanto all’elevato numero di nuovi ricorsi, la Sicilia si distingue anche per la capacità di smaltimento dei procedimenti. Nel 2025 le Corti di primo grado hanno infatti definito 36.262 ricorsi, un dato secondo solo alla Campania, che ha raggiunto quota 39.291.
La Sicilia contribuisce così per circa il 20,9% del totale nazionale dei procedimenti conclusi, pari a 173.258, confermando un livello di produttività giudiziaria particolarmente significativo rispetto al contesto italiano.

Il problema dell’arretrato nei primi gradi

Nonostante l’elevata capacità di definizione, il sistema tributario siciliano continua a fare i conti con un arretrato consistente. Al 31 dicembre 2025 risultavano ancora 45.704 controversie pendenti davanti alle Corti di primo grado.
Le situazioni più critiche si registrano nelle sedi di Catania, Palermo, Messina e Ragusa. La relazione evidenzia che, pur in presenza di un rallentamento della crescita delle nuove controversie, il carico complessivo resta elevato e complesso da gestire.

La Corte di secondo grado e il primato nazionale delle pendenze
Anche la Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Sicilia registra numeri significativi. A fine 2025 i procedimenti pendenti erano 18.250, il valore più alto a livello nazionale, pari al 22,69% del totale italiano.

Nonostante questo primato negativo, la relazione segnala un miglioramento rispetto agli anni precedenti, con una riduzione di circa 2.000 procedimenti rispetto al 2024. Un segnale di progressivo alleggerimento del carico giudiziario, seppur ancora insufficiente a riportare il sistema in equilibrio.

Le criticità delle “definizioni agevolate”



Un ulteriore punto evidenziato riguarda le misure di definizione agevolata delle liti fiscali. Secondo la relazione, questi strumenti, pensati per ridurre il contenzioso e generare entrate rapide, finiscono spesso per produrre effetti contrari.

Nel documento si sottolinea infatti che tali provvedimenti rischiano di indebolire la credibilità del sistema fiscale, incentivare comportamenti elusivi e riportare successivamente un elevato numero di cause davanti alle Corti tributarie. Per questo motivo viene suggerita una riflessione sull’opportunità di ricorrere con frequenza a queste misure.Il quadro della giustizia tributaria in Sicilia nel 2025 appare complesso: da un lato emerge una forte capacità di gestione dei procedimenti e una produttività elevata, dall’altro permane un significativo arretrato e un elevato numero di nuovi ricorsi.

Una situazione che conferma la centralità della regione nel sistema tributario nazionale, ma anche la necessità di interventi strutturali per rendere più efficiente e stabile la gestione del contenzioso fiscale.

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