George Schaller: il biologo di campo che ha rivoluzionato il concetto di conservazione.

La Vita di George B. Schaller: Un Biologo sul Campo

Miriam Horn, nel libro “Homesick for a World Unknown”, racconta la vita di George B. Schaller, un biologo grezzo il cui lavoro ha radicalmente cambiato il modo in cui si studiano e si comprendono gli animali. L’autrice descrive un scienziato definito da pazienza e osservazione attenta, cercando di comprendere gli animali secondo i loro termini, anche quando questo approccio andava contro le normatives scientifiche prevalenti. La carriera di Schaller si sviluppa attraverso diversi continenti, combinando aspetti scientifici e pratici, e dimostrando come le sue ricerche abbiano sostenuto la creazione di aree protette, integrando gradualmente conoscenze locali e partecipazione.

La biografia di Horn si distacca dalla ricerca di approfondimenti psicologici, per riflettere invece l’attenzione esterna di Schaller. Questa narrazione assennata solleva interrogativi più ampi su attenzione, conservazione e sul significato di condividere il nostro mondo con altre specie.


Un Viaggio Incredibile Attraverso la Vita di Schaller

La vita di Schaller rappresenta un’avventura straordinaria, cominciata nel 1933 a Berlino, da dove ha vissuto dislocato a causa della guerra e di un senso di estraneità. I suoi primi anni sono trascorsi in una Germania nazista, nell’Europa occupata, e infine negli Stati Uniti. Queste esperienze, sebbene non spiegative, hanno influito profondamente sulla sua personalità, affinando virtù professionali come pazienza e attenzione, necessarie per lavorare in mondi sconosciuti.

La carriera scientifica di Schaller è iniziata alla fine degli anni ’50, quando si recò nel Congo Belga per studiare i gorilla di montagna. In un contesto in cui i gorilla erano considerati creature violente, Schaller ha adottato un approccio radicale: ha vissuto accanto a loro senza armi, ha rifiutato di assumere il dominio e ha atteso. Questo ha portato alla prima e duratura ricerca sui gorilla nel loro habitat naturale, rivelando animali sociali e complessi.


Schaller ha applicato questo metodo di avvicinamento anche in altri contesti: leoni nel Serengeti, tigri in India, leopardiche delle nevi nell’Himalaya e panda in Cina. Horn lo segue attraverso sei continenti e sette decenni, ricostruendo non solo i suoi risultati, ma anche il suo stile di lavoro, caratterizzato da lunghe ore di osservazione e una straordinaria tolleranza alla solitudine.

Ciò che distingue Schaller non è solo la sua resistenza, ma anche la volontà di mettere in discussione le assunzioni nel suo campo. La zoologia del ventesimo secolo, specialmente negli Stati Uniti, si basava su esperimenti controllati e sul distacco tra l’osservatore e il soggetto. Schaller manteneva che per comprendere gli animali fosse necessaria l’empatia: un’idea controversa in un’epoca in cui la credibilità scientifica dipendeva da una distanza emotiva.


Horn presenta con cautela questo conflitto intellettuale, non descrivendo Schaller come un genio solitario che sfida l’establishment, ma piuttosto come parte di una tradizione più ampia di storici naturali. L’aspetto distintivo di Schaller è stato il suo impegno e il contesto storico in cui operava.

Inoltre, il libro mette in evidenza le conseguenze pratiche del lavoro di Schaller. Non solo le sue ricerche hanno fornito documentazione, ma hanno anche costituito fondamenta per la conservazione. La sua ricerca sui tigridi e sui leoni ha cambiato la nostra comprensione del comportamento dei predatori e il suo lavoro sui panda ha aiutato a creare una base scientifica per la loro protezione. Col tempo, Schaller ha ampliato il suo impegno, riconoscendo che la semplice documentazione non sarebbe stata sufficiente per proteggere le specie minacciate.


Schaller ha anche giocato un ruolo cruciale nella creazione di parchi nazionali e aree protette in Asia, Africa e Sud America. Queste aree, che superano l’area della Francia, non sono senza limiti, e l’autrice è realista riguardo alle difficoltà. Schaller stesso ha evoluto la propria visione, venendo a comprendere che la conservazione non può avvenire senza la partecipazione delle comunità locali e delle loro conoscenze tradizionali.

Horn documenta questo cambiamento, illustrando come Schaller abbia appreso dalle comunità indigene in Alaska, Africa e Asia, evolvendo verso un modello di conservazione basato sulla comunità. La sua influenza si estende ben oltre la biologia, raggiungendo etica e politica della conservazione.


Un altro aspetto importante che emerge dalla biografia è il legame di Schaller con sua moglie, Kay Morgan. La loro relazione è fondamentale nella narrazione: Kay lo ha accompagnato in luoghi remoti, ha cresciuto i loro figli in condizioni difficili e ha dovuto affrontare lunghi periodi di separazione. Horn riesce a mostrare i costi e le dedizioni di questa partnership, senza idealizzarla.

L’influenza di Schaller su altri scienziati è un ulteriore punto focale. Molti, come Jane Goodall e Dian Fossey, sono stati influenzati dal suo lavoro. Horn chiarisce che non si tratta solo di una genealogia di grandezza, ma del ruolo di Schaller come mentore, stabilendo standard elevati per la scienza di campo.


Il libro “Homesick for a World Unknown” è caratterizzato da una prosa precisa e attenta. Horn fa ampio uso dei diari di campo e delle lettere di Schaller, permettendo alla sua voce di emergere senza dominare la narrazione. La sua capacità di rimanere in attesa, senza eccessi retorici, crea un effetto cumulativo che risuona nei lettori.

La narrazione esplora anche il limite della scala, con oltre 600 pagine che richiedono un impegno significativo da parte del lettore. Alcuni episodi iniziali, riguardanti i genitori di Schaller e la sua infanzia, pur dettagliati, possono risultare impegnativi, ma stabiliscono un contesto morale e storico che rende le sue realizzazioni più comprensibili.

Il titolo cattura il conflitto centrale del libro: Schaller era attratto da luoghi e creature che pochi conoscono, in un periodo di perdita di habitat e specie. Horn lo presenta come un individuo che risponde a questa perdita con attenzione e azione, non come un profeta di sventura.


In un’epoca in cui la scrittura ambientale oscilla spesso tra allarmismo e rassicurazione, questa biografia offre una visione diversa. Indica che la cura inizia con l’osservazione, che richiede tempo e pazienza. “Homesick for a World Unknown” si distingue come un ritratto di vita orientato verso l’esterno, a un momento in cui questo è sempre più raro.

In sintesi, il lavoro di Schaller non è solo un concerto per la vita animale, ma un richiamo a riflettere su come acquisiamo conoscenza e cosa significhi condividere il mondo con altre vite.

Fonti ufficiali:

  1. National Geographic: George Schaller
  2. Mongabay: Conservation Insights

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Luigi Salemi: