Genomi di elefanti africani svelano antichi incroci e sfide moderne per la loro sopravvivenza.

Lo Studio Genomico degli Elefanti Africani

Un ampio studio genetico su entrambi i tipi di elefanti africani, elefanti della savana e elefanti di foresta, ha rivelato che un tempo questi nativi del continente africano si spostavano liberamente, creando scambi genetici tra le varie specie lungo tutto il loro areale. Negli ultimi anni, però, le popolazioni di elefanti sono state gravemente compromesse, in gran parte a causa della caccia per l’avorio e della frammentazione delle loro habitat, causata dall’agricoltura e dall’urbanizzazione. Queste interferenze umane si riflettono ora nei modelli genomici delle due specie di elefanti africani.

Fino al 2021, gli elefanti della savana (Loxodonta africana) e gli elefanti di foresta (Loxodonta cyclotis) erano considerati una sola specie. Tuttavia, studi genetici hanno dimostrato che si tratta effettivamente di due linee evolutive distinte, differenziatesi tra i 2 e i 5 milioni di anni fa.


Le Evidenze di Ibridazione

Il recente studio, che ha analizzato 232 genomi di elefanti della savana e di foresta in 17 paesi africani, ha confermato la profonda divergenza tra le due specie. Gli scienziati hanno anche scoperto che gli elefanti della savana e gli elefanti di foresta hanno una storia di ibridazione, soprattutto nelle aree in cui gli habitat di foresta e savana si incontrano. Ad esempio, nel Parco Nazionale di Garamba in Repubblica Democratica del Congo e nel Parco Nazionale Queen Elizabeth in Uganda, i ricercatori hanno trovato evidenze recenti di ibridazione.

Inoltre, alcuni elefanti della savana che vivono lontano dalle foreste, come quelli nel nord dell’Uganda, nel Serengeti in Tanzania e nel Zambesi in Africa meridionale, presentano segni di antenati elefanti di foresta nei loro genomi. Questo suggerisce che ci sia stata ibridazione in un passato remoto, probabilmente legata a variazioni nella copertura forestale tropica a causa dei cambiamenti climatici nel corso di milioni di anni.


Impatto Umano e Innalzamento dell’Inbreeding

Altri segnali indicano impatti umani sui genomi di alcune popolazioni elefantine. Per esempio, gli elefanti della savana in Eritrea ed Etiopia sono stati cacciati fino a ridurre la loro numerosità a piccole popolazioni, ora isolate in habitat frammentati circondati da terreni agricoli e insediamenti umani, anche a centinaia di chilometri dai loro conspecifici. Lo studio ha rivelato che entrambe queste popolazioni presentano un alto grado di consanguineità e una bassa variazione genetica. Al contrario, gli elefanti dell’Africa meridionale sono geneticamente diversificati grazie alla loro interconnessione, che favorisce lo scambio genetico.

Patrícia Pečnerová, autrice principale dello studio, ha affermato: “L’impatto umano sulle popolazioni di elefanti è stato davvero drammatico negli ultimi due decenni, ma a causa della lunga vita e del tempo di generazione degli elefanti, anche individuare i cali significativi, specialmente in quelli di foresta, può risultare piuttosto difficile”. Ha anche sottolineato che “un indicatore relativamente robusto, anche in tempi brevi, è l’inbreeding, cioè l’accoppiamento tra parenti”. Gli elefanti tendono normalmente a evitare l’accoppiamento tra parenti stretti, ma se il declino della popolazione riduce i loro numeri, l’inbreeding diventa più comune.


Il Ruolo della Connettività nelle Popolazioni di Elefanti

La ricerca sottolinea quanto sia fondamentale la connettività per la salute delle popolazioni di elefanti. George Lohay, un ricercatore di genetica degli elefanti in Tanzania non coinvolto nello studio, ha commentato: “Molti paesi non hanno enfatizzato sufficientemente la connettività genetica degli elefanti e di altre megafauna”. Questa situazione è una vera e propria chiamata all’azione per il rinnovamento delle normative necessary a mantenere i corridoi naturali o a ripristinare aree cruciali di connettività per questi animali.

Per garantire un futuro sostenibile alle popolazioni di elefanti, sarà importante integrare le scoperte scientifiche con le politiche di conservazione, proteggendo gli habitat e promuovendo la consapevolezza riguardo alle minacce che questi magnifici animali affrontano.

Fonti
– Mongabay
– National Geographic
– WWF

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Luigi Salemi: