Dodici giovani cicogne trovate senza vita e una scoperta preoccupante: nei loro stomaci sono stati rinvenuti frammenti di plastica, elastici e lacci emostatici. È quanto emerso dalle analisi condotte dagli ornitologi della riserva Geloi Wetland, nella Piana di Gela, in provincia di Caltanissetta. Una situazione che solleva interrogativi sull’abbandono dei rifiuti nelle campagne e sulla possibile presenza di materiali sanitari smaltiti irregolarmente.
Gli esperti hanno accertato che tutti e dodici gli esemplari esaminati avevano ingerito quantità significative di materiali non alimentari. Secondo gli ornitologi, le cicogne adulte potrebbero aver raccolto questi oggetti scambiandoli per cibo, trasportandoli successivamente nei nidi per nutrire i piccoli. In particolare, elastici e lacci emostatici potrebbero essere confusi con i lombrichi, normalmente presenti nella loro alimentazione.
La scoperta è avvenuta nell’area protetta situata a pochi chilometri dal Lago Biviere, dove da tempo vengono portati avanti interventi per favorire la nidificazione e la conservazione della specie. Nell’ambito di queste attività sono state installate piattaforme artificiali per allontanare gli uccelli dai tralicci dell’alta tensione, riducendo il pericolo di folgorazione. Nonostante le misure adottate, gli operatori hanno continuato a registrare la morte di numerosi pulcini.
A spiegare quanto emerso è Angelo Scuderi, ornitologo della riserva, che ha raccontato come proprio la mortalità riscontrata nei nidi protetti abbia spinto gli esperti a effettuare ulteriori accertamenti. Le analisi hanno evidenziato la presenza ricorrente di plastica e materiali in gomma negli apparati digerenti degli animali, sostanze che possono provocare ostruzioni intestinali con conseguenze letali.
Particolare attenzione viene riservata ai lacci emostatici. Qualora provenissero da strutture sanitarie, infatti, si tratterebbe di materiali per i quali sono previste specifiche modalità di raccolta e smaltimento. La loro presenza negli stomaci delle cicogne pone quindi il problema della possibile dispersione nell’ambiente di rifiuti provenienti da attività mediche.
Al momento, tuttavia, non è stata individuata la provenienza dei materiali né è stato dimostrato un collegamento con specifiche attività di smaltimento illegale. Le cicogne possono percorrere distanze considerevoli durante la ricerca di cibo, rendendo difficile stabilire dove abbiano raccolto gli oggetti ingeriti.
A complicare il quadro è la situazione ambientale della Piana di Gela, dove sono presenti discariche abusive e accumuli di rifiuti abbandonati, tra cui materiali edili e scarti di macellazione. Nonostante gli interventi di bonifica effettuati all’interno della riserva, gli animali continuano a frequentare aree esterne al perimetro protetto, entrando potenzialmente in contatto con sostanze pericolose.
Gli ornitologi temono inoltre che il fenomeno possa avere dimensioni superiori a quelle finora documentate. Numerosi episodi di mancata sopravvivenza dei piccoli sono stati osservati anche nei nidi costruiti sui tralicci elettrici, difficilmente raggiungibili per effettuare verifiche sulle cause della mortalità.
La vicenda riporta così l’attenzione sulla necessità di contrastare l’abbandono dei rifiuti nelle campagne e di tutelare gli habitat naturali. Il ritrovamento dei dodici esemplari rappresenta un segnale preoccupante per la conservazione delle cicogne nella Piana di Gela, dove la protezione dei siti di nidificazione rischia di non essere sufficiente senza un controllo più ampio del territorio.