CATANIA, 23 OTTOBRE 2026 – Il nuovo decreto del Governo Meloni sul caro carburanti non soddisfa la Federazione Armatori Siciliani, che considera gli interventi annunciati insufficienti rispetto alle difficoltà economiche delle imprese della pesca.
Il Consiglio dei Ministri del 22 ottobre ha approvato un pacchetto di nuovi aiuti da circa 175 milioni di euro, destinando 105,2 milioni all’autotrasporto, 60 milioni all’agricoltura e 10 milioni alla pesca.
Per le imprese ittiche è previsto un contributo a fondo perduto pari al 10% delle spese per carburante sostenute tra il 1° giugno e il 15 ottobre 2026.
Una misura che, secondo la Federazione, non affronta il problema principale: il prezzo che gli armatori devono sostenere quotidianamente per rifornire i propri pescherecci.
«NON CI INTERESSANO SOLTANTO GLI STANZIAMENTI: VOGLIAMO SAPERE QUANTO COSTERÀ IL GASOLIO ALLA POMPA»
La Federazione pone al Governo una domanda semplice e concreta.
Se il gasolio per la pesca costa attualmente, secondo le segnalazioni degli operatori, circa 1,40 euro al litro, quanto dovranno pagarlo i pescatori nei prossimi giorni?
Il prezzo resterà invariato oppure il Governo intende introdurre un sistema che permetta di acquistarlo direttamente a 60-70 centesimi al litro?
La differenza non è marginale.
Un peschereccio che consuma 3.000 litri di carburante, con un prezzo di 1,40 euro al litro, sostiene una spesa di 4.200 euro. Se il prezzo scendesse a 70 centesimi, il costo sarebbe di 2.100 euro, con un risparmio di 2.100 euro per ogni rifornimento di pari quantità.
«Il Governo deve spiegare quanto risparmieranno concretamente le imprese. Un contributo sulle spese già sostenute non equivale a una riduzione stabile del prezzo alla pompa. I pescatori hanno bisogno di poter lavorare oggi, non soltanto di attendere eventuali rimborsi».
La Federazione chiede pertanto l’introduzione di un meccanismo straordinario di contenimento del costo del gasolio destinato alla pesca professionale, valutando gli strumenti fiscali, finanziari e compensativi consentiti dalla normativa europea.
FONDI EUROPEI METSAF: «CHE UTILIZZO È STATO FATTO DEI 285 MILIONI AUTORIZZATI PER L’ITALIA?»
La Federazione richiama inoltre l’attenzione su un provvedimento della Commissione europea del 28 agosto 2026.
L’Unione Europea ha infatti autorizzato un regime italiano di aiuti di Stato da 285 milioni di euro, nell’ambito del quadro temporaneo denominato METSAF, per sostenere le imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura colpite dall’aumento dei costi energetici e produttivi.
Il regime, la cui applicazione è prevista fino al 31 dicembre 2026, consente l’erogazione di sovvenzioni dirette e agevolazioni fiscali.
La Federazione chiede quindi al Governo e al Ministero dell’Agricoltura di chiarire:
Quale quota dei 285 milioni sia stata destinata specificamente alla pesca e all’acquacoltura.
Quali provvedimenti nazionali abbiano dato attuazione al regime autorizzato dalla Commissione europea.
Quali somme siano state impegnate, liquidate ed effettivamente erogate.
Quante imprese della pesca abbiano beneficiato degli interventi e per quali importi.
Quali risorse siano ancora disponibili e quali ulteriori interventi siano programmati entro il 31 dicembre 2026.
La Federazione chiede la pubblicazione di un prospetto ufficiale e aggiornato che permetta di verificare l’effettivo utilizzo delle risorse e i benefici prodotti per le imprese.
La richiesta riguarda anche le misure di emergenza attivabili attraverso il Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura (FEAMPA), distinguendo tali risorse da quelle del regime METSAF.
«DIECI MILIONI OGGI, MA QUANTE IMPRESE HANNO GIÀ RICEVUTO GLI AIUTI PRECEDENTI?»
Il Ministero dell’Agricoltura ha dichiarato che i nuovi 10 milioni si aggiungono ad altri 10 milioni già erogati a beneficio di oltre 1.635 imprese della pesca.
La Federazione prende atto di tale comunicazione, ma ritiene necessario conoscere la distribuzione territoriale degli interventi, gli importi medi riconosciuti e i tempi effettivi di disponibilità delle risorse.
L’obiettivo è comprendere quanto gli aiuti abbiano realmente inciso sui bilanci delle aziende, soprattutto di quelle che operano nelle marinerie siciliane.
Uno stanziamento pubblico, sostiene la Federazione, deve essere valutato non soltanto per il suo importo complessivo, ma anche per la sua capacità di garantire continuità produttiva e occupazionale.
SOSPESA LA MANIFESTAZIONE NELLO STRETTO DI MESSINA
Nel frattempo, la Federazione Armatori Siciliani annuncia la sospensione della manifestazione con blocco dello Stretto di Messina, precedentemente programmata nell’ambito della mobilitazione del comparto.
La decisione viene assunta per ragioni di responsabilità, sicurezza della navigazione e volontà di evitare possibili tensioni con le autorità preposte all’ordine pubblico.
La Federazione esprime tuttavia preoccupazione per il rischio che iniziative di protesta pacifica possano essere interpretate come azioni di forza, ribadendo il valore del diritto costituzionale di manifestare pacificamente e nel rispetto della legge.
«Non vogliamo contrapposizioni con le forze dell’ordine. Chiediamo soltanto che le istituzioni ascoltino le difficoltà di chi lavora in mare e che il legittimo dissenso possa essere espresso senza equivoci».
La sospensione della manifestazione non comporta la cessazione dello stato di mobilitazione.
DAL 24 OTTOBRE UNA NUOVA FASE DI PROTESTA: LA MOBILITAZIONE FISCALE
La Federazione annuncia, a partire da sabato 24 ottobre 2026, una nuova fase di protesta denominata «sciopero fiscale», finalizzata a richiamare l’attenzione sulla difficoltà delle imprese della pesca nel sostenere gli obblighi fiscali e contributivi durante l’attuale crisi.
La Federazione chiede formalmente alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al Ministro dell’Economia e delle Finanze di valutare un provvedimento straordinario che preveda la sospensione temporanea dei termini di pagamento di imposte e contributi per le imprese della pesca in comprovata difficoltà, accompagnata da una successiva rateizzazione senza ulteriori aggravi.
L’iniziativa sarà sviluppata attraverso forme di mobilitazione e interlocuzione istituzionale nel rispetto della normativa vigente, fermo restando che l’eventuale sospensione degli obblighi tributari richiede un apposito provvedimento legislativo.
La Federazione chiede che venga valutata anche l’introduzione di strumenti di sostegno alla liquidità, per evitare che le imprese siano costrette a interrompere definitivamente le attività.
L’APPELLO A MELONI: «SERVONO RISPOSTE MISURABILI, NON SOLTANTO ANNUNCI»
La Federazione Armatori Siciliani ribadisce che l’emergenza del comparto non può essere affrontata esclusivamente attraverso contributi occasionali.
Occorre un intervento strutturale capace di contenere il costo del carburante, sostenere la liquidità delle imprese e garantire trasparenza nell’impiego delle risorse pubbliche.
«La domanda che rivolgiamo al Governo è una sola: quanto pagherà domani il gasolio un pescatore italiano? Se la risposta è ancora 1,40 euro al litro, allora il problema economico che abbiamo denunciato continua a esistere».
La Federazione auspica un confronto urgente con il Governo nazionale e con la Regione Siciliana, chiedendo risposte scritte, tempi certi e dati verificabili.
La manifestazione nello Stretto di Messina è sospesa, ma la vertenza della pesca siciliana rimane aperta.