Frode sui monopattini elettrici, sequestrati beni per 4 milioni di euro
Gli investigatori ritengono che l’aumento di capitale sia stato solo apparente. L’operazione sarebbe stata formalmente eseguita dalla società che deteneva la maggioranza delle quote dell’impresa beneficiaria, anch’essa con sede nel capoluogo etneo, utilizzando un assegno bancario che, secondo gli accertamenti, non sarebbe mai stato effettivamente negoziato.
L’investimento dichiarato avrebbe dovuto finanziare una collaborazione con un’importante azienda italiana attiva nel settore della micromobilità. Il progetto prevedeva che la società catanese gestisse sul territorio una flotta di mezzi utilizzando il marchio e la tecnologia dell’impresa partner.
I 4 milioni trasferiti negli Stati Uniti
L’inchiesta ha però evidenziato che, una volta accreditato il finanziamento sul conto corrente della società, l’intera somma sarebbe stata trasferita nell’arco di appena 72 ore a una società con sede nel Delaware, negli Stati Uniti.
Il trasferimento sarebbe stato giustificato dall’acquisto di 3.500 monopattini elettrici, che secondo gli investigatori non sarebbero mai arrivati in Italia. A supporto dell’operazione sarebbe stata inoltre emessa una fattura da 4,8 milioni di euro, ritenuta priva di reale efficacia sia sotto il profilo commerciale sia sotto quello giuridico.
Le ipotesi di reato e il sequestro
I rappresentanti legali delle due società coinvolte sono indagati, a vario titolo, per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, autoriciclaggio e false comunicazioni sociali. Contestati inoltre alle società anche gli illeciti amministrativi derivanti da reato previsti dalla normativa sulla responsabilità degli enti.
Su richiesta della Procura di Catania, il Tribunale ha quindi disposto il sequestro preventivo, anche per equivalente, di beni e disponibilità finanziarie fino a 4 milioni di euro, importo ritenuto corrispondente al profitto del presunto meccanismo fraudolento.

