A quasi trent’anni dalla frana che nel 1997 colpì Niscemi, cancellando un’area significativa del centro storico, nulla è stato fatto rispetto a quanto previsto per mettere in sicurezza il territorio. Lo afferma il procuratore capo di Gela, Salvatore Vella, che coordina l’indagine sulla recente frana di gennaio 2026, che ha nuovamente interessato l’area.
L’indagine della procura
“Stiamo conducendo un lavoro attento e serio – assicura Vella – analizziamo documenti e dati tecnici senza risparmiarci, insieme ai poliziotti della squadra mobile di Caltanissetta, del commissariato di Niscemi, al Servizio Centrale Operativo di Roma e ai nostri consulenti”. Al momento, il fascicolo del cosiddetto “pool frana” non riporta nomi di indagati.
Decine le audizioni già condotte: tecnici, funzionari e dirigenti sono stati sentiti come persone informate sui fatti. “Ritengo che nei prossimi mesi ci sarà qualcosa di ancor più concreto – aggiunge il procuratore – Sono ottimista”.
Le quattro aree di indagine
Il lavoro della procura è suddiviso in quattro fronti principali:
Opere finanziate ma mai realizzate – Dopo la frana del 1997 erano previsti interventi finanziati con 12 miliardi delle vecchie lire (poi ridotti a 12 milioni di euro) che non sono stati attuati, nonostante il finanziamento regionale ancora disponibile.
Interventi ordinari di messa in sicurezza – Opere ordinarie su un territorio già indicato come ad elevatissimo rischio, che non sono state eseguite.
Gestione delle acque bianche e reflue – La raccolta delle acque di scarico e delle acque meteoriche resta carente e probabilmente costituisce una delle concause della frana.
Urbanizzazione e zona rossa – La fascia maggiormente a rischio individuata dopo il 1997 doveva essere completamente sgomberata e liberata dagli immobili, ma anche questa attività non è stata compiuta.
Secondo Vella, “nel 1997 la commissione della Protezione civile nazionale aveva individuato profili di rischio elevatissimi per il territorio e le opere necessarie da realizzare, ma nulla di concreto è stato fatto”.
Una ferita ancora aperta
La frana di gennaio ha riportato l’attenzione sulle gravi mancanze storiche nella gestione del rischio idrogeologico a Niscemi, evidenziando come interventi tardivi o inesistenti abbiano reso il territorio vulnerabile a nuovi disastri. La procura proseguirà con le indagini nei prossimi mesi, con l’obiettivo di accertare responsabilità e prevenire ulteriori tragedie.