Frana di Niscemi, interrogato Rosario Crocetta, non risponde ai pm

L’ex governatore davanti ai pm di Gela: “Presenterò documenti, pronto a chiarire”

Prosegue l’inchiesta della Procura di Gela sulla frana che lo scorso gennaio ha colpito Niscemi provocando il crollo di un costone roccioso e trascinando a valle abitazioni, mezzi e decine di immobili. Nell’ambito delle indagini per disastro colposo e danneggiamento è stato interrogato l’ex presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta.

L’ex governatore si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti ai magistrati coordinati dal procuratore Salvatore Vella, consegnando però una serie di documenti agli investigatori e dichiarandosi disponibile a essere ascoltato nuovamente dopo l’esame degli atti prodotti.

L’inchiesta coinvolge diversi esponenti istituzionali che, negli anni, hanno avuto responsabilità nella gestione del rischio idrogeologico e della Protezione civile regionale.

Tra gli indagati anche Lombardo, Musumeci e Schifani


Oltre a Crocetta risultano indagati gli ex presidenti della Regione Siciliana Raffaele Lombardo e Nello Musumeci, insieme all’attuale governatore Renato Schifani.

Coinvolti anche gli ex capi della Protezione civile regionale Pietro Lo Monaco, Calogero Foti e l’attuale dirigente Salvo Cocina, oltre a funzionari regionali e responsabili tecnici che avrebbero avuto competenze nella pianificazione e nell’esecuzione delle opere di mitigazione del rischio.

Secondo gli investigatori, la prima fase dell’indagine riguarda proprio la mancata realizzazione degli interventi previsti dopo il primo grave evento franoso del 1997. Opere che, secondo l’accusa, avrebbero potuto impedire o quantomeno limitare le conseguenze del cedimento verificatosi a gennaio.

Opere mai completate e sistemi di monitoraggio abbandonati

Nel 1999 era stato sottoscritto un contratto d’appalto da circa 12 milioni di euro per la realizzazione degli interventi di consolidamento e mitigazione del rischio idrogeologico. Tuttavia, secondo quanto emerso dalle indagini, i lavori non sarebbero mai stati completati. Il contratto con l’associazione temporanea di imprese aggiudicataria della gara si risolse infatti nel 2010 senza che le opere fossero portate a termine.

Gli accertamenti della Procura si concentrano anche sul mancato mantenimento dei sistemi di monitoraggio installati per controllare l’evoluzione del fronte franoso e garantire la sicurezza degli abitanti.

Le prossime fasi dell’inchiesta


L’indagine si articolerà in ulteriori approfondimenti. La seconda fase riguarderà i problemi legati alla raccolta e alla regimentazione delle acque bianche e nere, considerate dagli esperti tra le principali cause dell’innesco della frana.

La terza fase, invece, sarà dedicata alla gestione della cosiddetta “zona rossa”, sia quella già colpita dalla frana del 1997 sia le aree vicine al ciglio individuate negli anni come ad altissimo rischio.

I magistrati dovranno verificare eventuali responsabilità legate ai mancati sgomberi, alle demolizioni mai eseguite, all’assenza di vincoli efficaci sulle nuove costruzioni e alle autorizzazioni edilizie rilasciate in aree considerate pericolose.

L’inchiesta punta dunque a ricostruire quasi trent’anni di omissioni, ritardi amministrativi e interventi incompiuti che, secondo gli investigatori, potrebbero avere contribuito al disastro che ha messo in ginocchio la città di Niscemi.

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