Frana di Niscemi, il sindaco Conti: “Non è colpa della natura, l’uomo poteva intervenire”

La frana che ha sconvolto Niscemi continua a sollevare interrogativi e polemiche sulle responsabilità istituzionali. A parlare apertamente è il sindaco Massimiliano Conti, che in un’intervista al “Corriere della Sera” riconosce come il disastro non possa essere attribuito solo agli eventi naturali.

“Certamente non è colpa della natura. Qui l’uomo ha delle responsabilità perché qualcosa si poteva fare”, afferma il primo cittadino, sottolineando come il territorio fosse fragile e bisognoso di interventi strutturali già da tempo.

“Un Comune con pochi mezzi”


Conti evidenzia le difficoltà operative dell’amministrazione locale, spesso lasciata sola ad affrontare una situazione complessa.

“Il Comune ha una struttura povera – spiega – e il finanziamento non è stato assegnato a Niscemi, ma alla struttura commissariale che si occupa del dissesto idrogeologico”. Secondo il sindaco, l’ente locale non ha avuto la piena disponibilità dei fondi né la possibilità di agire in autonomia, dovendo dipendere da iter burocratici lunghi e complessi.

I fondi arrivati solo nel 2025

Uno dei punti centrali riguarda i finanziamenti legati alle precedenti frane, in particolare a quella del 1997.

“I fondi per la seconda e la terza fase li abbiamo ottenuti soltanto nel dicembre del 2025 – ricorda Conti – dopo averli richiesti ogni anno dal 18 ottobre”. Si tratta delle risorse destinate alle demolizioni e agli indennizzi per i residenti con seconde case, arrivate dopo decenni di attese. Un ritardo che, secondo il sindaco, ha pesato sulla capacità di prevenzione del territorio.

In merito alle dichiarazioni del ministro per la Protezione Civile, Nello Musumeci, secondo cui servono progetti per ottenere fondi, Conti replica con cautela. “C’è una struttura commissariale, quindi le cose stanno diversamente. Ma non voglio uno scontro politico in questo momento”.

Il sindaco preferisce mantenere un profilo istituzionale, concentrandosi sulle emergenze immediate: sfollati, scuole, viabilità e sicurezza pubblica.

I segnali lanciati prima della frana


Conti sottolinea come l’amministrazione avesse già segnalato il rischio idrogeologico alle autorità competenti. “Avevamo caricato tutti i dati sulla piattaforma Rendis – spiega – perché ero molto preoccupato”. Nel novembre 2024, il sindaco aveva persino firmato un’ordinanza per consentire il monitoraggio della zona, dopo che i tecnici avevano segnalato la necessità di regimare le acque piovane.

Secondo il primo cittadino, il Comune aveva fatto il possibile per allertare gli organismi competenti, ma gli interventi strutturali non sono mai arrivati in tempo.

“Non ci aspettavamo un crollo così esteso”


Un altro elemento emerso riguarda l’area interessata dal collasso. “Avevamo segnalato il versante Ovest – racconta Conti – per me è stata una sorpresa che sia venuto giù tutto da questa parte, perché non avevamo avuto segnali”. Alla domanda sulla possibilità che altre abitazioni possano crollare, il sindaco non nasconde la preoccupazione: “Purtroppo sì. Lo si capisce a occhio nudo, è la legge di gravità”.

Per questo ha chiesto analisi scientifiche dettagliate per comprendere l’evoluzione del fenomeno e tutelare la comunità. Il primo cittadino definisce quanto accaduto come il momento più difficile della sua carriera amministrativa. “È l’esperienza peggiore che abbia mai vissuto. È devastante. Grazie al cielo non ci sono state vittime”.

Conti ricorda anche i momenti drammatici dell’emergenza: “Ho visto cadere una casa. Ho chiamato i proprietari con il cuore in gola. Per fortuna erano fuori”. L’evacuazione, racconta, è stata avviata personalmente mentre la frana era ancora in corso.

Le priorità: sicurezza e patrimonio storico


Tra le prime opere da realizzare, il sindaco indica la messa in sicurezza del territorio e la tutela del patrimonio culturale. “Bisogna preservare il Belvedere, che ha 250 anni. È identitario per la nostra storia, non può essere demolito”.

La difesa del centro storico viene considerata fondamentale per l’identità e il futuro della città. Sfollati e ricostruzione: le ipotesi sul tavolo

Per le famiglie costrette a lasciare le abitazioni, il Comune sta attivando contributi immediati. “Poi si dovrà pensare al recupero delle case – spiega Conti – e dare risposte urgenti a chi non ha alternative”.

Tra le opzioni in valutazione c’è anche la ricollocazione in una nuova area urbana. Il numero degli sfollati dipenderà dall’estensione della zona rossa. “Se sarà fissata a 100 metri dal ciglio della frana, parliamo di circa mille persone. Spero siano meno”.

I fondi del Ponte e la ricostruzione


Sulla proposta di destinare a Niscemi parte delle risorse per il Ponte sullo Stretto, il sindaco evita commenti polemici. “È una domanda da fare al governo. Io mi occupo dell’assistenza primaria”. La priorità resta il sostegno concreto alla popolazione colpita. Conti conclude con uno sguardo al futuro: “Questo disastro cambierà la vita di Niscemi. Dovrà essere ripensata con lungimiranza e con date certe”.

Un messaggio che richiama anche le parole della premier Giorgia Meloni, che durante la visita in città avrebbe chiesto un progetto di rilancio chiaro e verificabile.

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