La Minaccia ai Foche di Furto dell’Antartide
Le foche di furto dell’Antartide, le più piccole delle foche polari, vivono quasi esclusivamente sull’isola Georgia del Sud. La recente valutazione dell’IUCN, l’autorità globale per la conservazione, ha elevato il livello di minaccia di estinzione per queste specie, da “minor rischio” a “in pericolo”. Questo avviso giunge a distanza di anni dall’ultima analisi, effettuata nel 2014.
Secondo gli ultimi studi, le popolazioni di foche di furto (Arctocephalus gazella) hanno visto un drammatico calo di oltre il 50% negli ultimi 25 anni, passando da circa 2,2 milioni di esemplari nel 1999 a soli 944.000 nel 2025. Questo è un’enorme perdita di popolazione in appena tre generazioni.
Cause e Implicazioni del Declino
Jaume Forcada, ricercatore del British Antarctic Survey e attivo nello studio delle foche di furto da oltre vent’anni, ha dichiarato: “Se non affrontiamo le cause profonde del cambiamento climatico, rischiamo di perdere ancora di più”. L’IUCN ha attribuito questa perdita di popolazione al calo della disponibilità di cibo, dovuto all’aumento delle temperature e alla riduzione dei ghiacci marini provocati dalle emissioni di combustibili fossili. Questi cambiamenti climatici hanno portato le grandi banchi di krill, il principale alimento delle foche, a migrare verso acque più profonde e fredde.
Inoltre, le foche di furto si trovano a competere con grandi pescherecci che pescano principalmente krill, utilizzato nella maggior parte come mangime in acquacoltura. A ottobre 2025, la Norvegia ha proposto di raddoppiare il limite di cattura del krill nell’Oceano Meridionale, aggravando ulteriormente la situazione.
I cuccioli di foca, quelli di età inferiore a un anno, sono i più colpiti dai cambiamenti dell’habitat; molti non riescono a sopravvivere fino all’età adulta senza un adeguato rifornimento di cibo. Oltre alle foche di furto, anche la foca elefante del sud (Mirounga leonina) è stata recentemente classificata come vulnerabile. Nel 2023, un’epidemia di influenza aviaria H5N1 ha ucciso circa 17.000 cuccioli di foca elefante nella penisola Valdés, in Argentina, registrando la più grande moria mai documentata per questa specie.
Parallelamente, nelle regioni artiche, le temperature stanno aumentando quattro volte più velocemente rispetto alla media globale, e anche le foche artiche stanno subendo le conseguenze di un clima in cambiamento. A ottobre 2025, altre tre specie di foche sono state riclassificate, avvicinandosi all’estinzione a causa dei cambiamenti climatici e della diminuzione dei ghiacci marini.
La foca testa di morto (Cystophora cristata), che popola le regioni artiche tra Canada, Groenlandia e Norvegia, è passata da vulnerabile a in pericolo. Analogamente, la foca barbuta (Erignathus barbatus) e la foca delle Groenlandia (Pagophilus groenlandicus) hanno visto la loro classificazione passare da “minor rischio” a “quasi minacciata”.
Queste valutazioni hanno prodotto un allarme risvegliato: Kit Kovacs, co-presidente del Gruppo di Esperti IUCN sui Pinnipedi, ha dichiarato: “Siamo preoccupati per come i cambiamenti ambientali stanno influenzando tutte le specie dipendenti dal ghiaccio”. Anche il pinguino imperatore, una delle specie più iconiche dell’Antartide, è stato recentemente classificato come in pericolo a causa della perdita di ghiaccio che minaccia la sopravvivenza dei pulcini.
Le sfide che queste specie affrontano sono emblematiche dei pericoli incombenti legati al cambiamento climatico e alla perdita di habitat. Urge dunque un’azione coordinata a livello globale per proteggere la fauna selvatica e i loro ecosistemi.
Fonti: IUCN, British Antarctic Survey, Mongabay.
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