Feci e microbiomi: studi sulla fauna per salvaguardare la biodiversità terrestre.

Il Microbioma e la sua Importanza per la Fauna Selvatica

La ricerca sul microbioma umano sta rivelando quanto sia strettamente collegato alla nostra salute. Parallelamente, gli scienziati stanno esplorando come il microbioma nelle specie selvatiche possa sostenere gli sforzi di conservazione. Studi recenti indicano che l’azione umana, inclusi i cambiamenti climatici e la vicinanza alle popolazioni umane, sta alterando i microbiomi di diverse specie animali. Le implicazioni di queste variazioni sulla salute e sulla sopravvivenza della fauna selvatica rimangono ancora in gran parte ignote.

Gli studiosi stanno anche indagando come il supporto di un microbioma selvatico diversificato possa migliorare la salute degli animali in cattività, facilitare il recupero durante la riabilitazione e persino aumentare il successo delle reintroduzioni. I microbiomi sono oggetto di studi su numerose specie, che spaziano dai koala australiani ai suricati e ghepardi africani.


In un campo emergente come quello dei trapianti di microbiota fecale (FMT), i ricercatori e i conservatori stanno sperimentando come il ripristino di un microbioma sano e diversificato possa sostenere la conservazione della fauna selvatica. La ricerca sui microbiomi sta già evidenziando l’impatto delle attività umane sul sistema naturale a livello microscopico.

La ricerca iniziale sui diavoli della Tasmania (Sarcophilus harrisii) in Australia ha rivelato che il microbioma intestinale di questi marsupiali carnivori, quando tenuti in cattività, differisce notevolmente da quello dei loro simili in natura. Questa osservazione è stata confermata anche in altri studi su varie specie in cattività, dimostrando risposte specifiche rispetto alla specie: alcuni animali mostrano una minore diversità del microbioma, mentre altri una maggiore.


I Diavoli della Tasmania e il Microbioma

Per i diavoli della Tasmania, la bassa diversità microbica nelle popolazioni in cattività ha sollevato numerose preoccupazioni sanitarie, poiché tale carenza potrebbe rendere gli animali vulnerabili a malattie. Carolyn Hogg, responsabile della ricerca presso il gruppo di Genomica della Fauna Australiana all’Università di Sydney, afferma: “Inizialmente avevamo timori che la ridotta diversità del microbioma intestinale in cattività potesse essere un problema al momento del rilascio. Volevamo capire se fosse necessario gestire questa situazione in cattività.” La buona notizia è che i diavoli della Tasmania reintrodotti in natura sono riusciti a recuperare il loro microbioma “selvaggio” dopo solo pochi mesi, senza necessità di interventi.

Diversamente, gli studi sui koala (Phascolarctos cinereus) in Australia raccontano una storia differente. Le scoperte suggeriscono che i koala potrebbero dover essere trasferiti in habitat che rispecchiano il loro ambiente forestale originale, dato l’influsso del loro microbioma, come spiega la molecolare ecologa Michaela Blyton dell’Università del Queensland. Le popolazioni di koala sono minacciate in alcune zone australiane, e i programmi di rilascio e trasferimento sono fondamentali per il recupero della specie.


Tuttavia, gli animali rilasciati spesso non si adattano bene alla vita selvaggia e devono essere riportati nei centri di riabilitazione. La composizione del microbioma intestinale ha un impatto sullo stile di vita del koala, influenzando le specie di eucalipto che possono consumare, il principale cibo di questi animali. Blyton afferma: “Il microbioma intestinale è un componente chiave che definisce l’ecologia del loro nutrimento.” Se la specie di eucalipto presente non è adatta per il microbioma, i koala possono incontrare gravi difficoltà.

Indagini più approfondite sul microbioma della fauna selvatica potrebbero fornire intuizioni preziose sulle ragioni del declino della salute di alcune specie. Recenti studi indicano che il cambiamento climatico e l’aumento delle temperature stanno alterando i microbi intestinali dei suricati (Suricata suricatta) nel deserto del Kalahari. Le analisi delle feci di questo piccolo mammifero carnivoro offrono informazioni su come la comunità microbica sia cambiata nel tempo.


Altri studi hanno mostrato come la vicinanza alle popolazioni umane possa alterare il microbioma intestinale dei tigri (Panthera tigris) in India, con possibili effetti negativi sulla loro salute. Diverse specie di rane di tutto il mondo mostrano microbiomi cutanei suscettibili ai cambiamenti ambientali, come la frammentazione degli habitat e il cambiamento climatico, rendendole vulnerabili a malattie letali come quella causata dal fungo chytride.

Il monitoraggio delle alterazioni del microbioma negli animali potrebbe chiarire le cause delle flessioni nella salute della fauna selvatica. Il trattamento dei microbiomi con trapianti fecali (FMT) offre una possibilità promettente per migliorare la salute degli animali selvatici e favorire il successo delle reintroduzioni. Negli Stati Uniti, un progetto pilota testa FMT per aiutare i furetti dalla faccia nera (Mustela nigripes) durante la fase di rilascio.


Il trattamento con FMT è già stato applicato con successo per le foche elefante (genere Mirounga) e i ghepardi (Acinonyx jubatus), facilitando il recupero del microbioma intestinale dopo trattamenti antibiotici. Nonostante il potenziale di queste tecnologie, la ricerca è ancora nelle fasi iniziali e sono necessarie ulteriori indagini per integrare i trattamenti nei protocolli di conservazione.

I progetti di ricerca sui microbiomi rappresentano una frontiera interessante nella conservazione della fauna selvatica. Secondo l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), è essenziale integrare la ricerca sui microbiomi nelle strategie globali di conservazione. Comprendere meglio come le interazioni tra microbios e fauna selvatica possano influenzare la salute degli animali rappresenta una chiave per l’efficacia delle azioni di conservazione.

Fonti Ufficiali

– Cheng, Y., et al. (2015). The Tasmanian devil microbiome — Implications for conservation and management. Microbiome, 3(1), 76.
– Blyton, M. D., et al. (2023). The koala gut microbiome is largely unaffected by host translocation but rather influences host diet. Frontiers in Microbiology, 14.
– Risely, A., et al. (2023). Climate change drives loss of bacterial gut mutualists at the expense of host survival in wild meerkats. Global Change Biology, 29(20), 5816-5828.

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Luigi Salemi: