Il Duro Impatto della Produzione di Olio di Palma in Indonesia
Più di un decennio dopo che l’industria dell’olio di palma ha adottato l’impegno “No Deforestation, No Peat, No Exploitation” (NDPE), i dati satellitari rivelano che la deforestazione per la produzione di olio di palma in Indonesia continua a essere un problema grave. Nel 2025, sono stati distrutti oltre 31.000 ettari di foresta, evidenziando il persistente scollamento tra le promesse fatte e la realtà sul campo.
Attivisti e esperti avvertono che la deforestazione continua a eludere i sistemi di controllo a causa di lacune strutturali, come l’incompletezza della tracciabilità e le catene di approvvigionamento frammentate. Case recenti mostrano che il frutto di palmo proveniente da piantagioni legate alla deforestazione riesce ancora ad entrare nelle catene di fornitura globali, creando gravi preoccupazioni per la conformità alle normative europee sulla deforestazione (EUDR).
Le Lacune nella Tracciabilità e le Conseguenze per il Mercato
In particolare, l’analisi satellitare condotta dall’iniziativa TheTreeMap indica che, nonostante le politiche NDPE coprano la maggior parte del commercio globale di olio di palma, eventi di deforestazione continuano a verificarsi, soprattutto in Indonesia, il principale produttore mondiale. Nel 2025, 31.073 ettari di foresta sono stati abbattuti, un incremento rispetto ai 30.956 ettari del 2024.
La persistente deforestazione si verifica spesso attraverso tre aree problematiche: la tracciabilità incompleta, le lacune nella proprietà aziendale e le politiche NDPE che si applicano esclusivamente all’olio di palma, trascurando altre materie prime collegate alla deforestazione. Queste questioni non solo compromettono la credibilità delle promesse fatte, ma pongono anche seri rischi per le aziende che intendono rispettare le normative europee in materia di sostenibilità.
La tracciabilità è una delle principali sfide. Un’analisi di Sustainalytics ha rilevato che solo il 69% delle principali aziende attive nel settore possiede programmi di tracciabilità che coprono sia i fornitori diretti che quelli indiretti. Questo rende difficile verificare l’origine della frutta di palma, che spesso proviene da piccoli produttori e cooperative, mischiata prima di arrivare ai mulini di lavorazione.
Le piantagioni di palma sono spesso gestite da piccole aziende agricole che operano al di fuori dei sistemi di tracciabilità ufficiali, complicando ulteriormente la situazione. Il frutto raccolto da diverse località viene aggregato, il che rende impossibile stabilire l’origine dei lotti e garantire che non provengano da terreni recentemente disboscati.
Un Esempio Preoccupante: Il Gruppo First Borneo
Un caso emblematico riguarda il First Borneo Group, che ha mostrato come la deforestazione legata alla produzione di olio di palma possa infiltrarsi nelle catene di approvvigionamento sostenibili. Indagini hanno evidenziato che alcune sussidiarie di questo gruppo stanno disboscando vaste aree in Borneo, rendendo difficile monitorare il loro impatto ambientale.
Alcuni mulini, dopo aver ricevuto prove di coinvolgimento nella deforestazione, hanno annunciato che avrebbero smesso di acquistare frutti di palma da queste sussidiarie. Tuttavia, questo caso evidenzia un problema più ampio: senza una tracciabilità robusta, il frutto proveniente da produttori che abbattono foreste può continuare a entrare nelle catene di approvvigionamento di aziende che affermano di rispettare i principi NDPE.
La struttura aziendale di alcune compagnie crea ulteriori difficoltà. Le normative attuali richiedono che le aziende rivelino solo le sussidiarie nel loro gruppo immediato, escludendo una mappatura completa delle entità aziendali controllate dagli stessi proprietari. Questo può dare origine a “aziende fantasma”, che operano al di fuori dei controlli e delle sanzioni stabilite.
Un esempio di come queste lacune possono compromettere l’efficacia delle politiche è rappresentato dalla famiglia Fangiono in Indonesia, che ha legami con diverse aziende responsabili della deforestazione. La mancanza di una definizione chiara di cosa costituisca un gruppo aziendale in grado di aggirare le normative aumenta la frequenza con cui la deforestazione passa inosservata.
L’implementazione della EUDR, prevista per la fine del 2026, richiederà alle aziende di dimostrare che le loro forniture non sono collegate a deforestazione avvenuta dopo il 31 dicembre 2020. Questo rappresenta una sfida significativa per il settore, soprattutto per l’olio di palma, dove la frutta è frequentemente aggregata da migliaia di piccoli agricoltori. La mancanza di tracciabilità e controllo adeguato potrebbe rendere difficile dimostrare la conformità alle nuove normative.
Senza una tracciabilità completa e un monitoraggio efficace, è probabile che il frutto proveniente da terre disboscate continui a infiltrarsi in catene di approvvigionamento che si proclamano sostenibili. Le aziende devono impegnarsi attivamente per affrontare queste lacune e garantire un futuro più verde per la produzione di olio di palma.
Fonti: TheTreeMap, Sustainalytics, Mighty Earth
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