Europa agisce contro le reti a deriva per proteggere pesci spada, delfini e balene.

Uso illegale delle reti a deriva nel Mediterraneo

Le organizzazioni ambientaliste continuano a denunciare l’uso illegale diffuso delle reti a deriva nel Mar Mediterraneo. Queste reti da pesca, lunghe anche diversi chilometri, si muovono con le correnti oceaniche e sono vietate per la cattura di specie pelagiche come il pesce spada. In risposta alle preoccupazioni sollevate da questi gruppi, l’Unione Europea ha presentato una proposta per rafforzare le restrizioni internazionali sulla pesca con reti a deriva durante l’incontro tecnico della Commissione Internazionale per la Conservazione di Tonni Atlantici (ICCAT) tenutosi a giugno. Il Marocco, criticato per il suo uso di reti a deriva illegali, ha espresso un forte sostegno per questa proposta.

Problemi causati dalle reti a deriva

Le reti a deriva, che si dipanano verticalmente e possono estendersi per chilometri, sono utilizzate per catturare specie pelagiche di grandi dimensioni, come il pesce spada e il tonno. Tuttavia, queste reti sono oggetto di critiche da parte degli ambientalisti poiché causano la cattura e la morte di squali, tartarughe, delfini e altre forme di vita marina. Da decenni il dibattito sull’uso di queste reti è acceso, particolarmente nel Mar Mediterraneo, che rappresenta un importante corridoio di migrazione minacciato da sovrapesca, inquinamento e cambiamenti climatici.


Ora, gli sforzi internazionali per inasprire la legislazione sulle reti a deriva nel Mediterraneo hanno guadagnato nuovo slancio, con gli stati membri dell’ICCAT che considerano una proposta mirata a chiudere le lacune nelle normative esistenti. L’ICCAT è la più grande organizzazione regionale di gestione della pesca a livello mondiale e gestisce le stock di specie altamente migratorie, inclusi tonno e pesce spada, nell’Oceano Atlantico e nei mari adiacenti.

Durante gli incontri tecnici dell’ICCAT a Bruxelles, l’Unione Europea ha presentato un progetto che mira a rafforzare le normative attuali riguardo alle reti a deriva. Tra le misure proposte vi è la definizione più chiara di cosa si intenda per reti a deriva, il divieto di possesso su imbarcazioni che mirano a certe specie e l’estensione delle restrizioni oltre il Mediterraneo fino ad alcune aree dell’Oceano Atlantico.

Nuove evidenze sull’uso illegale delle reti a deriva

Le evidenze recenti hanno riportato alla luce l’uso di reti a deriva nonostante le restrizioni vigenti. Nel maggio scorso, l’organizzazione non profit Environmental Justice Foundation (EJF) ha diffuso un video che mostra l’impatto di queste reti sulla fauna selvatica nell’Area di Alboran, situata tra Marocco e Spagna. Questo mar parallelo è considerato un corridoio ecologico fondamentale per la migrazione delle specie marine. Le preoccupazioni espresse da scienziati e organizzazioni di conservazione riguardano il bycatch delle reti a deriva, che rappresenta una minaccia per le specie migratorie già sotto pressione.

EJF ha documentato catture di squali, delfini e balene intrappolate nelle reti a deriva, oltre a quelli che vengono definiti “reti fantasma”, cioè reti perse o abbandonate che continuano a catturare animali marini. Un’indagine condotta dall’EJF tra agosto e settembre 2024 ha rilevato 843 imbarcazioni marocchine che utilizzavano reti a deriva, operanti dai porti di Tangeri, Al Hoceima, Sidi Hsaïn, Nador e M’Diq.


La posizione del Marocco e le misure adottate

EJF ha richiesto azioni da parte dei diversi soggetti, inclusi l’Unione Europea e i governi di Spagna e Marocco. L’UE è il maggiore importatore di pesce spada marocchino, in gran parte tramite la Spagna. Sebbene le imbarcazioni spagnole non siano state implicate nell’indagine, sono state rinvenute imbarcazioni marocchine che utilizzavano reti a deriva sia nelle zone economiche esclusive spagnole che marocchine.

Queste denunce arrivano mentre il Marocco ha emergere come uno dei sostenitori più forti di normative più severe sulle reti a deriva. Durante l’incontro annuale dell’ICCAT nel 2025, il paese nordafricano, insieme all’Unione Europea e alla Corea del Sud, ha sostenuto una proposta per limitare l’uso di reti a deriva, proposta che non ha ottenuto il consenso necessario per l’approvazione.

Nonostante l’incertezza, la segretaria di stato marocchina presso il Ministero dell’Agricoltura, delle Pesca Marittima, dello Sviluppo Rurale e delle Acque e Foreste ha comunicato che il Marocco ha adottato diverse misure per garantire l’attuazione efficace del programma nazionale di eliminazione delle reti a deriva.

Le lacune legislative

Il dibattito rinnovato all’interno dell’ICCAT riguardo alle reti a deriva nel Mediterraneo è altamente tecnico e mira a identificare le lacune legislative che hanno reso difficile l’applicazione delle normative. Una di queste lacune è che le reti a deriva non sono completamente vietate nel Mediterraneo. Attualmente, la proibizione ICCAT si applica solo alle reti a deriva utilizzate nelle pesca pelagiche mirate a specie altamente migratorie come il pesce spada e il tonno.

La Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo (GFCM) ha vietato separatamente l’uso o il trasporto di reti a deriva più lunghe di 2,5 chilometri. Secondo un ufficiale dell’UE, le definizioni di “pesca pelagica” e “rete a deriva” non sono chiare nelle normative esistenti, permettendo l’uso di reti a deriva in alcune categorie di pesca.


Verso un cambiamento concreto

Per le organizzazioni ambientaliste come EJF, una soluzione reale necessita di passare oltre le definizioni legali. L’Unione Europea dovrebbe collaborare con il Marocco per garantire che il divieto sia pienamente attuato e supportato. EJF ha dichiarato che gli Stati membri dell’UE potrebbero, senza volerlo, importare pesce spada catturato illegalmente da imbarcazioni con reti a deriva, potenzialmente violando le normative europee.

È importante notare che la pesca del pesce spada rappresenta una fonte vitale di reddito per molte comunità costiere in Marocco. Alcuni pescatori intervistati da EJF hanno mostrato apertura a una transizione verso pratiche di pesca più sostenibili. Dunque, per evitare conflitti, è fondamentale che gli sforzi di enforcement siano accompagnati da un supporto per i pescatori durante la transizione.

Dopo gli incontri tecnici di giugno, i funzionari dell’UE hanno affermato che le parti contraenti rimangono ampiamente favorevoli alla proposta attuale dell’ICCAT, che sarà votata durante l’incontro annuale di novembre. Nonostante ci siano stati ostacoli, il progresso è palpabile, e molte aspettative rimangono sul tavolo per il futuro della pesca nel Mediterraneo.

Fonti ufficiali

  • Environmental Justice Foundation (EJF) [Link]
  • Commissione Europea [Link]
  • ICCAT [Link]

Non perderti tutte le notizie di green su sicilianews24.it

Luigi Salemi: