Etna, aeroporto di Catania ancora chiuso: voli sospesi e disagi per migliaia di passeggeri

Per il secondo giorno consecutivo l’aeroporto di Catania resta senza voli a causa della cenere dell’Etna. Lo scalo di Fontanarossa rimarrà chiuso fino alle 12 di oggi salvo proroghe, in quello che rappresenta il terzo prolungato stop in meno di due mesi per uno degli aeroporti più importanti del Mezzogiorno.

La presenza della cenere vulcanica nell’area dello scalo ha costretto la società di gestione Sac a ridurre progressivamente l’operatività, fino alla sospensione completa dei voli. Nelle ore precedenti gli atterraggi erano stati ridotti da dieci a quattro all’ora, prima dello stop.

La Sac ha invitato i passeggeri a verificare con le rispettive compagnie aeree lo stato del proprio volo prima di raggiungere l’aeroporto, alla luce delle cancellazioni e delle modifiche alla programmazione.

Calenda: “Sono rimasto bloccato per tre giorni”

I disagi hanno coinvolto anche il segretario di Azione Carlo Calenda, che ha raccontato la propria esperienza durante lo stop dei voli.

“La Sicilia è uno dei posti che amo di più al mondo. C’è da dire però che è trascurata come neanche un Paese del terzo mondo”, ha detto Calenda, riferendo di essere rimasto bloccato mentre cercava di raggiungere Torino.

“A me è successo, dovevo andare a Torino – ha raccontato – alla fine era tutto pieno. Palermo, volo in ritardo di 7 ore, poi non si trova. Di fatto sono rimasto bloccato per tre giorni perché non si trovano gli aerei”.

Il segretario di Azione ha criticato anche le condizioni della viabilità siciliana, citando le difficoltà per chi tenta di raggiungere altri aeroporti: “Le strade per trasferirsi alla ricerca di un aeroporto, di un aereo sono ridotte in condizioni pietose, con i lavori in corso, senza autogrill”.

Calenda ha poi allargato la sua critica alle infrastrutture e al sistema idrico dell’Isola: “Ha 50 società comunali che si occupano di acqua, ma non ha l’acqua; ha le peggiori reti idriche di Palermo e di Catania”.

“Io penso che forse una delle terre più belle del mondo, perché di questo si tratta, meriterebbe – ha concluso – che dopo tanti anni di trascuratezza lo Stato intervenisse direttamente e la gestisse per i prossimi trent’anni”.

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