Esplosione di una bomba della Seconda Guerra Mondiale in Indonesia
Il 31 maggio, un’esplosione provocata da una bomba della Seconda Guerra Mondiale ha causato la morte di almeno sette persone nel villaggio di Fandoi, situato sull’isola Biak, in Indonesia. Secondo le dichiarazioni di alcuni funzionari, l’esplosione si è verificata mentre un ordigno bellico inesploso veniva smontato per recuperare esplosivi destinati alla pesca con esplosivi, una pratica illegale ma ancora diffusa. Il HALO Trust, un’importante organizzazione umanitaria per la bonifica di mine, stima che ordigni inesplosi abbiano ucciso o ferito circa 25.000 persone nella vicina Papua Nuova Guinea dal termine del conflitto mondiale, a testimonianza del lascito duraturo della guerra nella regione.
Le notizie riguardano un’esplosione avvenuta all’interno di una delle zone più colpite dalla Seconda Guerra Mondiale nel Pacifico. Gli inquirenti in Indonesia hanno dichiarato che l’ordigno è esploso vicino a case in legno nel villaggio costiero di Fandoi. Oltre ai sette morti, circa venti persone sono rimaste ferite, molte gravemente, secondo le forze dell’ordine. Il leader del villaggio, Frans Rumsarwir, ha riferito che due pescatori locali risultano ancora dispersi a causa dell’esplosione. “Lai stava segando, mentre Nando utilizzava uno scalpello,” ha affermato Frans, citando i nomi dei due pescatori.
Un’eredità bellica ancora attuale
L’isola di Biak, durante la guerra, si è trasformata in una base militare fortificata dopo l’occupazione da parte delle forze imperiali giapponesi nel 1942. Qui si trovava un centro di comando all’interno delle cavità del Binsari Cave, che più tardi divenne il luogo di sepoltura per migliaia di soldati giapponesi che morirono a causa dei bombardamenti alleati nel 1944. Oggi, a distanza di oltre ottant’anni, esplosivi della guerra continuano a venire alla luce durante attività di costruzione, agricoltura e pesca, rappresentando un rischio costante di morte o ferite gravi.
La pratica della pesca con esplosivi, sebbene estremamente pericolosa, è ancora utilizzata da una piccola fascia di audaci pescatori dell’isola di Biak, spesso specializzati nel recupero di esplosivi bellici per utilizzarli durante la pesca. Cliff Marlessy, direttore dell’Indonesia Locally Managed Marine Area (ILMMA), ha affermato che ci sono prove locali del commercio di questi esplosivi. “Sembra che si sia sviluppato un mercato,” ha commentato. Un rapporto del governo degli Stati Uniti del 2004 ha indicato che la pesca con esplosivi è proseguita in Indonesia, Papua Nuova Guinea e Filippine sin dai tempi della guerra, poiché gli ordigni sul campo hanno fornito una nuova e efficace tecnica di raccolta dei pesci.
Il Centro Archeologico di Papua, ente per la ricerca archeologica statale, aggiorna una mappa degli artefatti della Seconda Guerra Mondiale nelle province di Papua in Indonesia. In caso di ritrovamento di esplosivi, gli archeologi contattano la guarnigione militare locale, che si occupa della situazione. “Siamo in grado solo di valutare gli ordigni rimasti,” ha detto l’archeologa Sonya Martha Kawer, “mentre la rimozione e la bonifica competono alle forze armate.”
Episodi drammatici come l’esplosione del 31 maggio non sono isolati. Un mese prima, un pescatore è morto mentre assemblava una bomba da pesca a casa sua, sottolineando la gravità e l’urgenza della situazione. Frits Rumbino, che sovraintende ai lavori di conservazione per il Ministero degli Affari Marittimi e della Pesca dell’Indonesia, ha avvertito a lungo le comunità sui pericoli nel salvare esplosivi della Seconda Guerra Mondiale, ma il rischio continua a essere ignorato da alcuni pescatori.
Le autorità, compreso il tenente colonnello Tri Purwanto, hanno esortato i residenti a non maneggiare munizioni sospette. “Non è impossibile che residui di materiali di guerra, come munizioni e bombe, siano ancora sparsi in molte aree, sia terrestri che marine,” ha avvertito Tri. L’eredità della guerra non è misurabile solo in vite perse, ma anche in gravi lesioni che continuano a colpire la popolazione.
La pesca con esplosivi ha conseguenze devastanti non solo per la vita umana, ma anche per l’ecosistema marino. Secondo una revisione di 221 studi condotta da scienziati dell’Università di New England in Australia nel 2021, questa pratica ha portato a una vasta gamma di considerazioni ecologiche, socio-politiche ed economiche. La distruzione dei coralli nelle aree del Sud-est asiatico, in Tanzania, nel Mar Rosso e altrove è stata significativa e ha sollevato preoccupazioni su come queste attività influenzino la vita marina.
La situazione è complicata ulteriormente dalla riluttanza degli agricoltori locali nel gestire le terre, poiché i tentativi di disboscamento possono scatenare esplosioni di proiettili o bombe ancora inesplose. “Le persone non possono semplicemente bruciare le foreste indiscriminatamente,” ha affermato Sonya. “Lo fanno, ma sempre con cautela, poiché i fuochi spesso innescano esplosioni di residui bellici.”
Fonti ufficiali e riferimenti:
– HALO Trust (https://www.halotrust.org)
– U.S. Government Report (2004)
L’eredità di un conflitto che ha avuto luogo decenni fa continua a influenzare le vite quotidiane, mettendo a rischio non solo la sicurezza personale, ma anche l’equilibrio ecologico della regione. La necessità di un intervento e di una sensibilizzazione adeguati continua a essere fondamentale per affrontare questa complessa issue.
Non perderti tutte le notizie di green su sicilianews24.it