Una doppia emigrazione svuota la Sicilia: non solo i giovani più qualificati lasciano l’Isola, ma anche gli anziani seguono figli e nipoti. Il fenomeno, fotografato per la prima volta con dati precisi, è descritto nel rapporto “Un Paese, due migrazioni” della Svimez, realizzato in collaborazione con Save the Children e presentato a Roma.
Secondo il rapporto, la perdita di capitale umano e sociale costa alla Sicilia almeno 1,5 miliardi di euro l’anno, mentre il 37,5% degli adolescenti siciliani sogna di partire per non restare senza futuro.
Giovani laureati in fuga
Dal 2002 al 2024, quasi 350 mila laureati under 35 hanno lasciato il Mezzogiorno per il Centro e il Nord Italia, con un saldo negativo rispetto ai rientri di circa 270 mila unità. La quota di laureati migranti tra i 25 e i 34 anni è triplicata, passando dal 20% del 2002 a circa il 60% nel 2024.
Negli stessi venti anni, oltre 63 mila giovani meridionali hanno lasciato l’Italia. Solo nel 2024, 23 mila ragazzi si sono trasferiti al Nord e 8 mila all’estero. In Sicilia, il numero di laureati emigrati è passato da 1.301 nel 2002 a 7.713 nel 2023.
La fuga spesso inizia già con la scelta dell’università: lo scorso anno accademico quasi 70 mila studenti meridionali su circa 521 mila hanno deciso di iscriversi in atenei del Centro o del Nord, la metà provenienti da Sicilia e Campania. Dopo tre anni dal diploma, il 32% dei laureati siciliani lavora al Nord o all’estero, attratto da stipendi più alti: in Sicilia la media mensile netta dei neolaureati è di 1.549 euro, contro i 1.735 del Nord Ovest e 1.654 della media nazionale. Il divario è ancora più evidente tra donne e uomini: 1.468 euro contro 1.675 euro.
“Nonni con la valigia”: l’emigrazione sommersa degli anziani
Il rapporto Svimez evidenzia anche una emigrazione nascosta: quella degli anziani over 75, residenti al Sud ma domiciliati al Nord per seguire figli e nipoti o per avere migliori servizi di cura. Tra il 2002 e il 2024, questi “nonni con la valigia” sono quasi raddoppiati, passando da 96 mila a oltre 184 mila unità. I siciliani in questa fascia sono cresciuti da 19 mila a quasi 37 mila nello stesso periodo.
«Questa doppia migrazione nasce da due dinamiche interconnesse – spiega Serenella Caravella di Svimez – da un lato la necessità di seguire i familiari, dall’altro la difficoltà di accedere a servizi sanitari e assistenziali adeguati nel Mezzogiorno».
Le possibili soluzioni
Secondo il direttore della Svimez, Luca Bianchi, una possibile misura per trattenere i giovani è la detassazione parziale dei redditi da lavoro, che aumenterebbe il salario netto di ingresso, riducendo il divario con le aree più sviluppate e rendendo più concreto il diritto a restare.
Il rapporto conferma che, senza interventi mirati, la Sicilia rischia di continuare a perdere capitale umano, memoria sociale e competitività economica, accentuando il divario con il resto d’Italia.