Dopo il ritrovamento di un busto d’avorio da 110 chili, domande sulla reazione del Kenya.

Arresti in Kenya: Sequestrati 110 kg di Avorio

In fine gennaio, le autorità keniane hanno arrestato due uomini in possesso di oltre un centinaio di chili di avorio nella città di Namanga, al confine con la Tanzania. L’operazione ha avuto un risalto significativo, data la gravità del reato e l’impatto sul commercio illegale di fauna selvatica.

Secondo la Direzione delle Indagini Criminali del Kenya (DCI), gli agenti di polizia e i funzionari della fauna selvatica erano in missione sotto copertura in un hotel quando hanno individuato tre uomini, identificati come Imani Manasi Msumbwa e Justin Mwalima, entrambi di nazionalità tanzaniana, e Alton Jilaoneka, un keniano. Si sospetta che stessero negoziando un affare riguardante il traffico di avorio. Mwalima è riuscito a fuggire, mentre gli altri due sospetti hanno portato gli investigatori a un veicolo contenente 20 zanne di elefante, per un peso totale di 110 chilogrammi.


Le autorità keniane, dopo l’arresto, non hanno fornito aggiornamenti chiari riguardo ai progressi nel rintracciare il sospetto fuggito o nell’identificare il potenziale acquirente e il traffico più ampio coinvolto. Nonostante le numerose richieste di informazioni da parte di Mongabay, il Kenya Wildlife Service (KWS) ha rifiutato di confermare se gli arrestati siano stati rilasciati su cauzione o se siano ancora in custodia.

Chris Morris, fondatore del gruppo di monitoraggio del crimine faunistico “Saving Elephants through Education and Justice” (SEEJ), ha dichiarato che i sospetti sono attesi in tribunale, al Kajiado Magistrate’s Court, il 28 aprile. Questo elemento evidenzia la costante attenzione sulla questione del traffico di avorio, che continua a rappresentare una sfida significativa per il Kenya e per la regione.

Quando il Traffico di Avorio Non Si Ferma

Nel periodo tra il 2023 e il 2025, SEEJ ha monitorato oltre 100 processi per traffico di avorio, esaminando l’integrità delle forze dell’ordine nel perseguire i reati oltre i fermi di primo livello. Alcuni di questi reati risalgono addirittura al 2015. Alla fine del periodo di monitoraggio di due anni, solo 72 dei 125 casi erano stati risolti, con un tasso di condanna del 61%. In questo contesto, SEEJ ha definito 18 casi come “corrotti” e 41 hanno mostrato segni di potenziale alterazione delle prove.

Morris, ex investigatore di crimini di guerra, ha sottolineato la mancanza di inziativa da parte dei pubblici ministeri keniani. “Negli undici anni trascorsi in Kenya, il KWS non ha mai dato segno di indagare questi arresti o sequestri a un livello superiore,” ha affermato. “Se lo fanno, quell’evidenza non è mai stata presentata in tribunale”. Queste dichiarazioni sollevano importanti interrogativi sull’efficacia delle indagini e delle strategie di giustizia in un paese dove il crimine ambientale rappresenta una minaccia costante.


Le operazioni di arresto di gennaio sono state condotte con il supporto del Lusaka Agreement Task Force, un’iniziativa creata nel 1999 tra le agenzie di enforcement delle leggi sulla fauna selvatica nei paesi dell’Africa orientale e meridionale. “Questa operazione invia un messaggio chiaro: i crimini faunistici transnazionali non troveranno passaggio sicuro nella nostra regione,” ha dichiarato il task force in una nota di gennaio. “Il suo successo dimostra il potere della collaborazione efficace, dell’azione coordinata, della fiducia, dello scambio tempestivo di informazioni e della responsabilità condivisa tra enti e partner nel disarticolare le reti criminali organizzate che minacciano la fauna selvatica e la sicurezza in Africa”.

Nonostante questi sforzi, il traffico di avorio continua a essere un problema persistente in Kenya. Fonti ufficiali suggeriscono che le statistiche sui sequestri di avorio da parte del KWS non siano disponibili pubblicamente, ma più rapporti recenti indicano che questa attività illecita non è affatto diminuita. La necessità di interventi più incisivi e coordinati è quindi più che mai attuale.

Le autorità keniane e le organizzazioni internazionali devono collaborare strettamente per affrontare e smantellare queste reti di traffico, proteggere la fauna selvatica e garantire che i responsabili siano perseguiti con rigore. Solo con un’azione congiunta e una forte determinazione sarà possibile interrompere questo ciclo dannoso, garantendo un futuro più sostenibile per la biodiversità africana.

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Luigi Salemi: