Dopo 34 anni di carcere torna libero, concessa la condizionale: “Ha cambiato vita”
Dopo 14 anni trascorsi al regime di 41 bis, nel 2016 Di Giacomo aveva ottenuto la semilibertà, iniziando un’attività di volontariato a sostegno dei minori, rientrando in carcere al termine della giornata lavorativa.
Per circa dieci anni ha collaborato con un’associazione, ricevendo attestazioni positive anche da un sacerdote responsabile, che nelle relazioni ha parlato di «condotta encomiabile». Un impegno costante che ha contribuito a dimostrare, secondo i magistrati, il suo distacco definitivo dagli ambienti criminali.
La decisione dei giudici
Condannato anche per la strage di Gela del 1990 come appartenente al gruppo degli “stiddari”, Di Giacomo non ha mai collaborato con la giustizia. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto “inesigibile” una collaborazione, considerato il lungo tempo trascorso e l’assenza di collegamenti attuali con le cosche.
Dopo un iniziale rigetto, il Tribunale di sorveglianza ha accolto il ricorso presentato dal difensore Giulio Bennici, anche alla luce di un precedente annullamento con rinvio disposto dalla Corte di Cassazione.
«Non ha mai risarcito economicamente le vittime – ha spiegato il legale – ma la detenzione ininterrotta dal 1992 non glielo ha consentito». I giudici, però, hanno evidenziato come il cambiamento radicale di vita e l’impegno verso gli altri rappresentino una forma di risarcimento morale.
