Il conflitto uomo-fauna selvatica nelle comunità di Bardiya
Le donne che vivono nei villaggi ai margini del Parco Nazionale di Bardiya sono sempre più esposte a conflitti con la fauna selvatica. Lavori quotidiani come la raccolta di foraggio e legna da ardere le portano nei boschi, dove gli incontri con tigri e altri animali selvatici sono comuni. A questo si aggiunge il fenomeno della migrazione lavorativa, che ha spostato le responsabilità agricole e domestiche principalmente sulle donne, costringendole a operare in aree ad alto rischio.
Gli incidenti mortali avvengono spesso durante attività di sussistenza come il taglio dell’erba o il pascolo del bestiame in zone boschive e di transizione, dove la presenza umana e animale si sovrappongono. Sebbene la conservazione delle tigri in Nepal sia un successo celebrato a livello mondiale, sta crescendo il rischio per le comunità rurali, in particolare per le donne che dipendono dalle foreste per la loro sopravvivenza quotidiana. Inoltre, le donne sono spesso assenti dalle istituzioni che determinano le politiche di conservazione.
Un inverno drammatico e le sue conseguenze
Il 6 febbraio, il percorso verso l’Ufficio Amministrativo del Distretto di Bardiya era affollato di persone unite in un’unica voce. Una protesta si era materializzata a causa di attacchi selvatici mortali che si erano ripetuti durante l’inverno. Solo il giorno prima, due abitanti erano stati uccisi da un leopardo durante attività quotidiane: uno mentre tagliava l’erba e l’altro nel proprio campo.
Nei giorni precedenti, la comunità di Madhuwan ha vissuto una serie di attacchi che hanno fatto risaltare un pattern di conflitto crescente. Le donne di Madhuwan continuano a entrare nel bosco in cerca di foraggio per il bestiame, nonostante il timore per la loro sicurezza. Un incidente tragico ha colpito Binita Pariyar, una giovane di 17 anni che, mentre tagliava l’erba, è stata attaccata da una tigre. Dopo la sua morte, cinque persone hanno perso la vita in situazioni simili, mostrando un drammatico incremento degli attacchi.
La lotta quotidiana delle donne
Le donne dei villaggi di Bardiya, come Rupsi Thapa, si trovano intrappolate tra la necessità di nutrire il bestiame e il rischio di attacchi. Anche se il loro lavoro è vitale, è anche pericoloso. Molti studi indicano che quasi un terzo degli attacchi mortali avviene mentre le persone pascolano il bestiame o tagliano l’erba. Le donne, spesso sole, si avventurano ai margini delle foreste, spingendo per una vita di sussistenza mentre il rischio di un attacco si fa sempre più reale.
Persone come Hari Gurung, presidente della Comunità Forestale Khata, affermano che le vittime di questi attacchi provengono perlopiù da comunità emarginate. Qui, la sopravvivenza quotidiana è strettamente legata alla disponibilità di risorse forestali. La mancanza di alternative formalizza il loro status come vittime ineluttabili.
La questione della migrazione e della “femminilizzazione” del lavoro forestale
La migrazione maschile ha cambiato le dinamiche sociali e lavorative nelle comunità di Bardiya. Con l’80-90% dei migranti che sono uomini, le donne si trovano a gestire in solitudine sia le necessità agricole che quelle familiari. Questo fenomeno è descritto come la “femminilizzazione dell’agricoltura”, dove le donne sono le principali custodi delle risorse valevoli per la loro stessa vita.
Nel corso della mattina, le donne si distribuiscono nella foresta, cercando le aree più ricche di foraggio. Nonostante i rischi, continuano a raccogliere erba, legna e vegetali, sempre in allerta per il rumore dei predatori. Secondo i record del Dipartimento Forestale, la maggior parte delle vittime di attacchi avviene tra donne, evidenziando il loro ruolo essenziale ma vulnerabile nell’economia locale.
Conservazione e costi nascosti
Il Nepal rappresenta un esempio di successo nella conservazione della tigre, con una popolazione raddoppiata dal 2009. Tuttavia, questo aumento non si traduce automaticamente in maggiore sicurezza per le comunità locali. Anche se la biodiversità floreale viene celebrata, i costi umani sono spesso trascurati.
Le donne, specialmente quelle della comunità Tharu e altri gruppi indigeni, sono da sempre parte integrante della gestione forestale e della conservazione. Eppure, restano escluse dalle politiche che influenzano direttamente le loro vite. Sono meno del 15% della forza lavoro nei parchi nazionali e la loro influenza nelle decisioni resta limitata, nonostante portino il peso maggiore dei rischi.
Le recenti elezioni parlamentari hanno portato il tema del conflitto uomo-fauna selvatica al centro del dibattito politico. I cittadini di Bardiya hanno sollevato preoccupazioni dirette dai candidati, chiedendo soluzioni alle crescenti problematiche con la fauna selvatica. Le promesse politiche, spesso incentrate sulla rimozione degli “animali problematici”, possono generare ulteriori tensioni e deviare l’attenzione dalle strategie a lungo termine necessarie per mitigare questi conflitti.
Le storie di queste donne mettono in evidenza la necessità di bilanciare la conservazione della fauna con il rispetto dei diritti e delle vite delle persone coinvolte. La vera sfida consiste nel riconoscere e affrontare le intersezioni tra sicurezza, sussistenza e gestione della fauna selvatica.
Fonti:
- Paudel, U., et al. (2024). “Human–wildlife conflict in Bardia—Banke complex: Patterns of human fatalities and injuries caused by large mammals.” Ecology and Evolution, 14(10).
- Sharma, B., et al. (2024). “Dimensions of human–tiger conflict and solutions for coexistence in the forests of the Khata corridor, Bardiya, Nepal.” Oryx, 58(6).
- Dhakal, B., et al. (2026). “Factors associated with fatal tiger attacks in a human-dominated landscape, Nepal.”
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