Divieto di carne di cavallo, la proposta di legge e la protesta dei catanesi

Dalle prime proposte depositate alla Camera fino all’esame in Senato, la battaglia contro la macellazione degli equidi entra in una fase decisiva. Dopo anni di tentativi rimasti senza esame, una proposta di legge bipartisan punta a vietare il consumo della carne di cavallo, asino, mulo e bardotto, riconoscendo questi animali come d’affezione. La normativa prevede sanzioni penali, multe fino a 100mila euro e l’istituzione di un registro obbligatorio per tutti gli equidi.

Il disegno di legge rappresenta un passaggio storico per l’Italia: per la prima volta il Parlamento discute concretamente una legge che vieti la macellazione degli equidi e ne riconosca il ruolo affettivo.

Il testo di legge AC 48 ha già iniziato l’esame in Commissione Agricoltura alla Camera, con l’abbinamento delle altre due proposte, dando vita a un iter parlamentare concreto, cosa che non accadeva da quattro legislature. Le misure prevedono il divieto di macellazione, esportazione per macellazione, vendita e consumo della carne degli equidi, oltre a regolamenti per la loro protezione generale.

Dati e consumi: una macellazione in calo


Secondo i dati dell’Anagrafe Zootecnica riportati nel Dossier della Camera dei Deputati, la macellazione degli equidi è in calo costante da oltre dieci anni: dai più di 70mila capi l’anno nel 2012 si è passati a circa 22mila nel 2024, secondo Istat.

Un recente report Ipsos, pubblicato da Animal Equality Italia, mostra che solo il 17% dei consumatori italiani dichiara di mangiare carne di cavallo almeno una volta al mese, mentre l’83% afferma di non consumarla affatto. Di questi, il 73% motiva la scelta con un sentimento di empatia verso l’animale. Numeri che rendono evidente come il consumo di carne equina stia diminuendo, mentre cresce la sensibilità verso il benessere degli animali.

Gli equidi, in Italia, non comprendono solo i cavalli, ma anche asini, muli e bardotti. Se ci si sposta fuori dai confini nazionali, nella categoria rientrano anche zebre e altri ibridi, evidenziando la complessità e la varietà degli animali considerati.

Sanzioni penali e obblighi burocratici


La proposta di legge introduce sanzioni rilevanti: la reclusione da 3 mesi a 3 anni per chi alleva equidi a scopo alimentare, multe da 30mila a 100mila euro, con un aumento di un terzo della pena se la carne viene immessa sul mercato.

Inoltre, il testo prevede l’obbligo di iscrizione al registro nazionale degli equidi e l’applicazione di un transponder sottocutaneo per ogni animale. Chi non regolarizza l’animale entro due mesi rischia multe da 20mila a 50mila euro. Tutti gli esemplari riceveranno automaticamente la dicitura “Non DPA” (non destinato alla produzione alimentare), rendendo illegale la macellazione e la commercializzazione delle carni.

Queste misure vogliono garantire un controllo rigoroso sugli allevamenti e prevenire abusi, definendo un chiaro confine tra animale da compagnia e animale destinato all’alimentazione.

Il caso di Catania: tradizione e consumo di carne equina



La notizia delle proposte di legge ha scatenato discussioni anche a Catania, dove la carne di cavallo rappresenta una tradizione culinaria consolidata. Qui, la “puppetta”, polpetta di carne equina macinata con pangrattato, formaggio, uova e prezzemolo, cotta alla brace, è un piatto tipico presente in molti ristoranti e mercati cittadini, soprattutto lungo via Plebiscito e nelle zone del Tondicello della Plaia.

Secondo dati di Animal Equality, la Sicilia è quinta in Italia per consumo di carne di cavallo, dopo Lombardia, Puglia, Campania ed Emilia Romagna, ma prima per numero di allevamenti e capi prodotti, con il 23,53% degli allevamenti e il 17,61% dei capi. A Catania, la carne equina rappresenta un comparto economico significativo, con 300 locali che la servono sotto forma di piatti tipici, street food e bracerie.

Il presidente di Fipe Confcommercio Catania, Dario Pistorio, evidenzia che il fatturato annuo legato alla carne equina nei ristoranti cittadini varia tra 2 e 4 milioni di euro, e circa un turista su tre visita la città per assaggiare la carne di cavallo.

Le reazioni locali: tradizione vs nuova legge

Il dibattito ha visto posizioni contrapposte tra sostenitori dei diritti animali e chi tutela le tradizioni gastronomiche. Il sindaco di Catania, Enrico Trantino, ha dichiarato: “Mi sembra ci sia tanta ideologizzazione nelle proposte di legge di vietare ‘tout court’ il consumo di carne di cavallo. Seppur comprensibile il rispetto per gli animali d’affezione, non si può pensare di globalizzare antiche tradizioni sacrificandole sull’altare di un presunto conformismo gastronomico. Occorre valutare bene senza pregiudizi né preconcetti ideologici.”

La proposta di legge riflette una crescente sensibilità verso il benessere animale e la riduzione del consumo di carne equina, ma si scontra con realtà locali e tradizioni consolidate. Da un lato, la normativa mira a proteggere equidi considerati animali da affezione, introducendo strumenti di tutela e responsabilizzazione dei proprietari; dall’altro, mette in discussione pratiche gastronomiche radicate e importanti per l’economia di molte famiglie italiane.

Verso l’esame in Senato

Dopo l’approvazione della Camera e il dibattito in Commissione Agricoltura, il testo passa in Senato. L’iter parlamentare sarà decisivo per capire se l’Italia potrà introdurre finalmente un divieto effettivo di macellazione degli equidi, stabilendo regole chiare sul loro riconoscimento come animali d’affezione.

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