La Lotta Contro il Commercio di Fauna Selvatica
L’adeguata gestione delle aree protette può ridurre il commercio illecito di fauna selvatica, ma la cruda realtà è che questo crimine continuerà a persistere finché esisteranno reti di traffico. La corruzione spesso offre ai trafficanti un modo per eludere e compromettere anche le aree protette meglio gestite, oscurando l’applicazione della legge e nascondendo le perdite di fauna selvatica.
L’articolo sottolinea: «La questione non è se possiamo permetterci di investire nello smantellamento delle reti di traffico, ma se possiamo permetterci di non farlo». Ecco perché è fondamentale affrontare la complessità di questo problema. Le perdite di fauna non possono essere ignorate e il focus deve essere amplificato, mirando a una soluzione olistica.
L’impatto della Corruzione sul Commercio Illecito
La conservazione si è tradizionalmente concentrata sulla gestione delle aree protette, come la protezione delle terre e delle pattuglie nei parchi. Ogni anno, gli sforzi locali mostrano risultati, ma c’è una vulnerabilità che raramente affrontiamo direttamente. Le aree protette possono ridurre il bracconaggio all’interno dei loro confini, ma non possono smantellare le reti criminali che finanziano il crimine faunistico dall’esterno. Queste reti continuano a reclutare bracconieri e a corrompere funzionari, e, quando le condizioni cambiano—come l’aumento dei prezzi dell’avorio o la corruzione tra le unità di ranger—riprendono le loro operazioni.
Concentrarsi esclusivamente sulla protezione delle aree protette, ignorando l’infrastruttura del crimine organizzato, è simile a cercare di fermare l’uso di droghe in un quartiere senza affrontare le organizzazioni criminali che le forniscono. La pressione persiste e trova nuovi modi per manifestarsi.
Il Sindacato di Traffico di Avorio
Prendiamo in considerazione il caso del Sindacato Teng, una delle operazioni di traffico di avorio più significative mai smantellate in Africa Centrale. Questa rete era guidata da tre cittadini asiatici e impiegava centinaia di bracconieri in vari paesi africani. Operando con rigida gerarchia e coordinamento militare, il sindacato esportava circa 600 zanne di elefante ogni due mesi, per un valore di circa 5 milioni di dollari.
Il loro traffico di avorio risale agli anni ’80, con operazioni precedentemente condotte in Nigeria. Stimiamo che questo sindacato sia responsabile della morte di circa 36.000 elefanti in tre decenni. Nessun addestramento di ranger o investimento in pattuglie all’interno di un’area protetta avrebbe potuto fermare questa operazione. Gli arresti isolati dei bracconieri non avrebbero cambiato significativamente le cose.
Il Ruolo della Corruzione nelle Istituzioni
Il caso del Sindacato Teng non è un’eccezione, ma un esempio di un pattern disturbante di compromissione istituzionale a livello alto. Considerando il commercio illegale di pappagalli grigi africani, ora classificati come specie in pericolo nella Lista Rossa dell’IUCN, scopriamo che uno dei principali attori era il segretario generale del Ministero del Camerun responsabile della fauna selvatica. È stato rimosso solo dopo che il suo ruolo è stato esposto.
In molte parti dell’Africa, numerosi funzionari governativi di alto livello sono stati trovati attivamente coinvolti nel commercio illecito di fauna selvatica, non solo come meri destinatari di tangenti, ma come partecipanti operativi. Questa realtà cambia radicalmente ciò che la conservazione efficace deve significare in pratica.
Un Approccio Integrato alla Conservazione
L’impatto della corruzione è innegabile: senza affrontare i problemi legati al traffico, la conservazione diventa meno efficace con il passare degli anni. Le reti si adattano e trovano nuovi modi di operare, mentre gli investimenti in conservazione si rivelano inefficaci. Programmi anti-traffico che considerano gli arresti non come un fine, ma come un punto di partenza, offrono un’intelligence a livello operativo che la conservazione tradizionale non può fornire.
Analizzando comunicazioni e dati recuperati dai telefoni e computer dei trafficanti arrestati, gli investigatori possono anticipare l’evoluzione dei sistemi criminali, generando una rete di allerta per proteggere le aree a rischio.
Il rapporto tra bracconaggio e traffico è una questione complessa che deve essere affrontata in modo coordinato, considerando le minacce sia all’interno che all’esterno delle aree protette. Solo attraverso un approccio integrato potremo garantire la sostenibilità delle aree protette e proteggere la biodiversità.
### Fonti
– IUCN Red List di specie minacciate.
– EAGLE Network.
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