Depositi siti museali, Fava: “Non sono magazzini da sbarazzare”

Claudio Fava, deputato regionale e presidente della commissione antimafia, ha rilasciato una dichiarazione diretta all’assasseore ai beni culturali, Alberto Samonà, mostrando perplessità riguardo i depositi museali.

“Ancora una volta dobbiamo registrare come il luogo comune che considera i depositi dei siti museali come semplici magazzini sia duro a morire – ha dichiarato –. Preoccupa molto che questa visione sia portata avanti dall’assessore ai beni culturali della regione siciliana che, con un provvedimento del 30 novembre, rende disponibili all’uso privato i materiali conservati nei depositi dei musei regionali”.

“Una scelta pericolosa ed avventata – prosegue Fava -. In questo siamo confortati dalle preoccupazioni espresse dal mondo accademico e in particolare contenute in un dettagliato intervento del professore Salvatore Settis. Preoccupa, in particolar modo, la superficialità con cui ci si approccia ai beni in deposito come se si trattasse di vecchie cantine da “sbarazzare” e dei bene ivi contenuti trattati a modo di cianfrusaglie impolverate”.

“In realtà i depositi sono inestimabili scrigni per le attività di ricerca e di studio – continua -, attività che rischierebbero di venir meno con una parcellizzazione dei reperti. Infine ci pare azzardato assegnare a tirocinanti universitari il compito di stilare gli elenchi dei beni da poter mettere a bando. La valorizzazione del nostro patrimonio non può passare da improvvisazioni né da una mercificazione dello stesso ma da un investimento in ricerca”.

“Chiediamo all’assessore regionale di ritirare il bando e la delibera e di impegnarsi per garantire il massimo sostegno alle attività dei poli museali della nostra regione.Per questo motivo ho indirizzato due lettere: la prima al presidente della V commissione dell’ars affinché si calendarizzi una approfondita discussione sulla materia, l’altra al ministro Franceschini affinché, pur nel rispetto dell’autonomia regionale, possa intervenire sulla vicenda” ha concluso.

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