Dalla benzina al cibo, la guerra spinge i prezzi: famiglie sempre più sotto pressione

Dalla benzina al cibo, la guerra spinge i prezzi: famiglie sempre più sotto pressione

Il punto centrale della crisi riguarda il mercato energetico globale. Il petrolio Brent resta su livelli elevati, mentre anche il gas naturale mostra segnali di nuova tensione. Le conseguenze non si limitano ai carburanti, ma si estendono all’intera filiera logistica. Il trasporto delle merci, sia su gomma che via mare, risulta più costoso e complesso, con aumenti dei noli e ritardi nelle catene di approvvigionamento.

Le tensioni sulle principali rotte commerciali stanno contribuendo a un incremento dei costi di trasporto che si riflette direttamente sui prezzi finali dei prodotti. In particolare, il settore alimentare risulta tra i più esposti: si stimano rincari tra lo 0,8% e l’1,8%, con possibili ulteriori aumenti nei mesi estivi soprattutto per prodotti freschi e refrigerati.

Anche lo scenario energetico resta delicato. Le previsioni indicano un’inflazione di breve periodo già su livelli più alti rispetto alla fase precedente, con la possibilità di una stabilizzazione su valori elevati nei prossimi mesi. In caso di prolungamento delle tensioni geopolitiche, i carburanti potrebbero mantenersi su livelli ancora più onerosi, con effetti a cascata su tutta l’economia.

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