Crisi silenziosa: i crimini che minacciano l’Amazzonia e il suo ecosistema fragile.

La crisi dell’Amazzonia: un punto di non ritorno

L’Amazzonia si avvicina a un punto critico, dove la deforestazione, il degrado, gli incendi e i cambiamenti climatici insieme mettono a rischio vaste aree di un collasso ecologico irriversibile. La crescente connessione tra crimine organizzato e crimine ambientale sta accelerando la perdita di foreste, distorcendo le economie e minando il governo nell’intera regione. Affrontare questa crisi richiede più della semplice conservazione; è essenziale un’applicazione più vigorosa delle leggi, una riforma istituzionale e investimenti in una socio-bioeconomia sostenibile, come affermato da Carlos Nobre, Robert Muggah e Ilona Szabo. Questo articolo offre una riflessione critica sul tema.

La foresta pluviale amazzonica, il più grande ecosistema tropicale del mondo e un regolatore fondamentale del clima globale, sta subendo cambiamenti sempre più profondi a causa della criminalità organizzata. Questa situazione sta accelerando la deforestazione e il degrado ambientale, aggravando il rischio di incendi e minando le basi economiche necessarie per sostenere la regione.


Deforestazione e crimine: una spirale senza fine

Negli ultimi decenni, la discussione sull’Amazzonia si è concentrata principalmente sui cambiamenti nell’uso del suolo, causati dall’espansione agricola e dall’allevamento del bestiame. Queste pressioni rimangono decisive. Ad esempio, la coltivazione della soia e il pascolo dei bovini frammentano le foreste e disturbano i cicli di pioggia. Molti scienziati avvertono che quando la deforestazione e il degrado si intrecciano con i cambiamenti climatici e gli incendi, settori dell’Amazzonia, in particolare nelle aree orientali e meridionali, potrebbero subire una transizione irreversibile verso uno stato di degrado simile a una savana.

Numerosi studi indicano che questa dinamica di “tipping point” può emergere quando la deforestazione raggiunge il 20-25% in alcune zone del bacino. Attualmente, si stima che circa il 14-17% dell’Amazzonia sia stato disboscato. Il messaggio della scienza è chiaro: la perdita e il degrado delle foreste aumentano drasticamente la probabilità di una vasta interruzione ecologica.

Secondo numerosi esperti, le parti dell’Amazzonia, di particolare rilevanza nelle zone orientali e meridionali, stanno raggiungendo soglie pericolose. Aree di grandezza significativa, devastate da incendi e sfruttamento illegale, creano una fragilità che non viene completamente catturata dai numeri sulla deforestazione. Nonostante l’attenzione rivolta all’espansione agricola e al pascolo, una trasformazione profonda è in atto: un’economia illecita si sta radicando, che infetta la foresta con attività connesse come la deforestazione illegale, l’estrazione di minerali e il traffico di fauna selvatica.


La governance nel mirino della criminalità

La diffusione della governance criminale rappresenta una delle dinamiche più significative e meno comprese che stanno rimodellando l’Amazzonia attuale. Gruppi di crimine organizzato, tradizionalmente associati al traffico di droga, si stanno infilando nei mercati ambientali. In alcune aree, occupano terreni pubblici, disboscano foreste e si dedicano all’estrazione illegale di legname. Anche il mercato dell’oro, con i suoi alti prezzi e la instabilità geopolitica, offre opportunità particolarmente redditizie per queste reti criminali.

In Brasile, le forze di polizia federale stimano che circa il 25% dell’oro nel mercato sia stato estratto illegalmente. In Peru, la situazione è allarmante: si stima che oltre il 40% delle esportazioni auree provenga da fonti illecite. Questo fenomeno si sta diffondendo anche in nuovi sistemi fluviali nelle regioni di Loreto e Ucayali, che prima erano intatti.


Implicazioni per il clima e l’economia

Le conseguenze della criminalità organizzata sull’ambiente e sul clima sono profonde. L’Amazzonia contribuisce alla generazione di pioggia attraverso processi di evapotranspirazione che non solo sostengono gli ecosistemi forestali, ma anche i sistemi agricoli di gran parte dell’America del Sud. La continua deforestazione rischia di interrompere questi cicli idrologici, portando a minori precipitazioni e un aumento delle siccità. Già in alcune aree, la foresta sta perdendo la capacità di fungere da serbatoio di carbonio.

Le economie forestali criminalizzate distorcono i mercati, scoraggiano gli investimenti e danneggiano le imprese legittime. Esse aumentano anche i costi delle transazioni e approfondiscono l’incertezza economica, minando le condizioni necessarie per uno sviluppo produttivo e inclusivo.

Per affrontare questa crisi, non bastano misure di enforcement. È indispensabile un approccio più ampio che riduca i rischi nei territori amazzonici, rendendoli più attraenti per investimenti sostenibili e meno ospitali per attività illegali. Questo implica chiudere le lacune di governance, rafforzare le istituzioni e garantire che le comunità locali abbiano alternative economiche valide.

Fonti ufficiali:

La protezione dell’Amazzonia non può essere vista solo come una questione ecologica, ma richiede considerazione per le persone che vivono in queste terre. Con quasi 50 milioni di abitanti, la regione è un crocevia di culture, economia e ambiente che richiedono un approccio integrato per garantire un futuro sostenibile per tutti.

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Luigi Salemi: