Una quarantina di dipendenti dell’Azienda Siciliana Trasporti (AST) ha manifestatosotto Palazzo dei Normanni a Palermo, portando con sé una bara simbolica a rappresentare quella che definiscono la “morte dell’azienda”. Lo striscione esposto recitava: “Presidente Schifani solo tu ci puoi salvare”, a sottolineare l’appello diretto alla Regione affinché intervenga sulla gestione della società di trasporto pubblico.
I lavoratori denunciano che, a fronte delle disposizioni della legge Madia che prevedevano l’assorbimento dei somministrati, oggi si parla invece di licenziamenti e trasferimenti. Tra le richieste principali vi sono le dimissioni del presidente AST Luigi Genovese e la nomina di un direttore generale in grado di ridare stabilità all’azienda.
La situazione dei lavoratori somministrati
La questione riguarda principalmente i 157 lavoratori interinali dell’AST. Il 19 marzo scorso è stato l’ultimo giorno di lavoro per questi dipendenti. Per 122 è stata concessa una proroga di circa due mesi e mezzo, fino al 9 giugno, mentre per altri 35 non è prevista alcuna prosecuzione dei contratti. I tagli riguardano Palermo (10 unità), Modica (12), Siracusa (9) e Catania (4), mentre le sedi periferiche di Messina e Trapani non registrano riduzioni.
La decisione dell’azienda, secondo il presidente Genovese e il Consiglio di Amministrazione, si basa su una “rivalutazione del fabbisogno aziendale” e su nuove esigenze organizzative considerate urgenti. Il quadro già fragile dell’azienda è ulteriormente complicato dalla sospensione del concorso pubblico per nuovi operatori, limitando così la possibilità di reperire personale in tempi brevi.
Le proroghe riguardano 82 operatori impegnati sui mezzi aziendali e 40 addetti alla manutenzione, considerati indispensabili per garantire la continuità del servizio. Tuttavia, per i lavoratori non è sufficiente, e cresce la tensione sul piano politico e sindacale.
Accuse politiche e tensioni in Parlamento
Sul fronte politico, la vicenda è al centro di dure critiche. L’onorevole Giuseppe Lombardo ha dichiarato: “Genovese scarica questa riduzione di personale interinale, che domani manderà a casa, su chi lo ha preceduto. I 35 operatori d’esercizio licenziati sono padri di famiglia e rappresentano i primi effetti di una strategia che da anni denunciamo: far saltare la società.”
Le critiche riguardano anche le scelte organizzative dell’azienda: mentre si riducono le risorse interne, si fa ricorso a mezzi e autisti esterni con costi significativi. Parallelamente, lo stop al concorso per nuovi autisti e la mancata stabilizzazione dei precari hanno alimentato ulteriori polemiche.
Il caso è approdato in Commissione Trasporti dell’Ars, dove il presidente Genovese è stato convocato per chiarire la gestione del personale, le nomine e le decisioni strategiche degli ultimi mesi.
La mobilitazione dei lavoratori
Intanto la mobilitazione dei dipendenti continua. I lavoratori hanno già annunciato nuovi sit-in davanti a Palazzo dei Normanni e chiedono un intervento immediato della Regione per garantire stabilità e continuità del servizio. La richiesta di dimissioni del vertice aziendale resta sul tavolo, insieme alla necessità di rivedere la gestione dei somministrati e delle risorse interne.
La crisi dell’AST Sicilia, con licenziamenti, proroghe limitate e blocchi concorsuali, rappresenta un nodo centrale per il trasporto pubblico regionale e per le famiglie dei lavoratori coinvolti, che vedono in pericolo il loro posto di lavoro e la continuità del servizio nella quotidianità dei cittadini.
Ast: Chinnici (PD Sicilia), mobilità forzata e tagli, lavoratori trattati come numeri
“Quello che sta accadendo all’AST è gravissimo e inaccettabile. Non solo 35 lavoratori interinali sono stati esclusi dalla proroga contrattuale dall’oggi al domani, ma a molti di loro è stata anche notificata una richiesta di mobilità unilaterale, senza alcun preavviso e senza alcun confronto”. Lo dichiara l’on. Valentina Chinnici, vicepresidente della Commissione Lavoro all’ARS e deputata del Partito Democratico.
“Parliamo di lavoratori che da anni garantiscono un servizio essenziale e che oggi si vedono trattati come semplici numeri: 10 lavoratori palermitani vengono catapultati a Trapani, mentre altri vengono trasferiti da Modica a Messina, con modalità che appaiono del tutto arbitrarie e prive di tutele minime”.
“Una situazione paradossale – prosegue Chinnici – che rischia di trasformarsi in un vero e proprio licenziamento mascherato: è evidente infatti che trasferimenti così improvvisi e logisticamente insostenibili mettono i lavoratori nelle condizioni di non poter accettare, con la conseguenza di perdere il posto”.
“Ancora più grave è il quadro complessivo: mentre si taglia personale e si scarica il peso della crisi sui lavoratori, l’azienda affida servizi ai privati e mantiene decine di pullman fermi nei garage, dimostrando una gestione contraddittoria e priva di visione”.
“Per questo – conclude Chinnici – ho presentato un’interrogazione parlamentare urgente al Presidente della Regione Renato Schifani per chiedere chiarimenti immediati su quanto sta accadendo, sulle responsabilità del governo regionale e sulle misure che si intendono adottare per tutelare i lavoratori e garantire la continuità del servizio pubblico”.
“Non si può risanare un’azienda pubblica scaricando i costi sui lavoratori più deboli. Serve trasparenza, responsabilità e soprattutto rispetto per chi ogni giorno garantisce il diritto alla mobilità dei siciliani”.