Impatto Ambientale ed Economico dell’Energia Verde
Un nuovo rapporto pubblicato dall’Istituto delle Nazioni Unite per l’Acqua, l’Ambiente e la Salute (UNU-INWEH) mette in guardia sui costi ambientali e sociali elevati che i paesi sviluppati devono affrontare nella loro transizione verso un’energia più pulita. Questo passaggio, pur essendo positivo per l’ambiente globale, porta con sé significative ripercussioni nei paesi produttori di minerali.
L’indagine collega l’estrazione dei minerali necessari per le tecnologie verdi, come i pannelli solari e le batterie ricaricabili, a problemi di sicurezza idrica, interruzioni nei mezzi di sussistenza e rischi sanitari per le comunità locali. Gli autori affermano che le stesse tecnologie progettate per combattere il cambiamento climatico contribuiscono ad aumentare le disuguaglianze nelle regioni vulnerabili, principalmente a causa dell’uso sproporzionato delle risorse idriche.
Estrazione dei Minerali Critici e Le Sue Conseguenze
“L’estrazione, in particolare di litio, cobalto, rame ed elementi delle terre rare, esaurisce e contamina direttamente le risorse idriche dolci, frequentemente in regioni già stressate dal punto di vista idrico”, ha dichiarato Abraham Nunbogu, autore principale del rapporto.
In tutto il mondo, le attività estrattive sono state associate all’esaurimento e alla contaminazione delle fonti d’acqua dolce, oltre a ridurre l’accesso a acqua potabile sicura per le comunità locali, aumentando così il rischio di malattie. Studi realizzati nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), il principale produttore mondiale di cobalto, hanno collegato la prevalenza di problemi ginecologici, malattie della pelle e malattie croniche nelle aree minerarie all’esposizione a metalli pesanti attraverso fonti d’acqua inquinate.
“Questi impatti non sono effetti collaterali occasionali, ma risultati strutturali dei modelli estrattivi prevalenti”, ha affermato Nunbogu, ricercatore dell’UNU-INWEH.
I minerali critici sono quelli considerati fondamentali per soddisfare le esigenze economiche e di sicurezza dei paesi, specialmente per quanto riguarda l’accesso all’energia. Tra il 2010 e il 2023, la domanda di minerali critici è triplicata, con un aumento del 70% della domanda di cobalto tra il 2017 e il 2022. Per raggiungere gli obiettivi climatici stabiliti dall’Accordo di Parigi — limitare il riscaldamento globale a meno di 2°C rispetto ai livelli preindustriali — è previsto che la domanda di minerali chiave come il litio, la grafite e il cobalto possa quadruplicare entro il 2050.
“Il rapporto documenta un profondo squilibrio in cui i benefici ricadono principalmente sui consumatori e sulle industrie del Global North, mentre oneri economici, ambientali e sanitari vengono trasferiti sulle comunità del Global South”, ha affermato Kaveh Madani, direttore dell’UNU-INWEH e guida del team di ricerca.
Madani ha inoltre sottolineato come donne e bambini, spesso responsabili della raccolta dell’acqua, siano particolarmente colpiti dall’esposizione diretta ad acque inquinate. La Repubblica Democratica del Congo, in particolare, esemplifica i problemi evidenziati dal rapporto: il paese centrafricano fornisce oltre il 60% del cobalto mondiale ma affronta contaminazione idrica legata all’estrazione mineraria, associata a tassi elevati di malattia.
“Questo caso cattura l’insicurezza idrica, l’ingiustizia sanitaria, lo sfruttamento lavorativo e il fallimento della governance in un singolo contesto”, ha dichiarato Madani.
Il rapporto invita a un cambiamento da standard volontari a quadri normativi globali vincolanti per garantire che i diritti umani e le salvaguardie ambientali siano rispettati. Viene raccomandata l’implementazione di regolamenti rigorosi sull’uso dell’acqua, politiche di “zero scarico” e meccanismi di responsabilità attuabili per evitare ulteriori danni alle comunità locali.
Immagine di copertura: bambini e adulti lavano minerali a Kakanda, RDC. Foto di Didier Makal/Mongabay.
Fonti: Nazioni Unite, UNU-INWEH, Mongabay.
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