Attivisti Ambientali in Prigione: La Lotta di Madre Natura Cambogia
Cinque attivisti ambientali del gruppo Madre Natura Cambogia continuano a rimanere in prigione, dopo che il giudice della Corte Suprema ha rifiutato di liberarli il 2 marzo, mentre aspettano di presentare un appello contro una condanna per sovversione. Questi attivisti, protagonisti nel film di Mongabay “The Clearing”, sono stati incarcerati dal 2 luglio 2024, dopo essere stati condannati a pene da sei a otto anni per complotto contro il governo e ingiurie al re.
Madre Natura Cambogia si è battuta contro la deforestazione, la costruzione di dighe distruttive e l’estrazione di sabbia costiera per l’esportazione. Gli attivisti sostengono che il loro lavoro sia un diritto fondamentale e che la repressione della loro attività rappresenti una violazione dei diritti umani. Al momento, non è stata stabilita una data per il loro appello e le organizzazioni per i diritti umani denunciano le continue sospensioni come una violazione del diritto a un processo equo e tempestivo.
Le Condanne e le Reazioni Internazionali
Il 2 luglio 2024, Ly Chandaravuth, Phuon Keoraksmey, Long Kunthea e Thun Ratha sono stati condannati a sei anni di carcere, mentre Yim Leanghy ha ricevuto una pena di otto anni, assieme a una multa di 10 milioni di riel (circa 2.500 dollari), per complotto contro il governo e ingiurie al re. Questi eventi hanno suscitato l’attenzione di gruppi internazionali per i diritti umani, tra cui Human Rights Watch e Amnesty International, che hanno chiesto la loro liberazione poiché le loro azioni erano pacifiche e finalizzate alla protezione dell’ambiente.
Mongabay ha documentato il percorso che ha portato al loro processo nel film “The Clearing” e ha evidenziato come gli attivisti siano stati premiati con il Right Livelihood Award “per il loro attivismo audace e coinvolgente volto a preservare l’ambiente naturale della Cambogia in un contesto democratico altamente ristretto.” Queste valutazioni positive contrastano fortemente con le condanne subite.
L’appello degli attivisti è già stato rinviato più volte e, nel mese di febbraio, i loro avvocati hanno presentato una richiesta alla Corte Suprema cambogiana per una liberazione temporanea. Chandaravuth ha dichiarato durante l’udienza che “la nostra liberazione sarebbe un’opportunità per ripristinare la reputazione del governo sulla scena internazionale”, sottolineando il potenziale del gruppo di contribuire alla società alla fine della loro detenzione.
Purtroppo, il 2 marzo, il giudice ha negato questa richiesta, aggravando ulteriormente la situazione dei cinque attivisti.
Le autorità cambogiane stanno cercando di rendere la vita difficile a chi critica il governo. Molti cittadini non si sentono a proprio agio nel partecipare a manifestazioni o nel sostenere pubblicamente la causa degli attivisti, creando un clima di paura e repressione.
La Vita in Prigione e la Resilienza degli Attivisti
I cinque attivisti si trovano in carceri diverse in Cambogia, il che rende difficile e costoso per i familiari far loro visita. Ciononostante, alcuni di loro stanno cercando modi per trascorrere il tempo e apprendere nuove competenze. Keoraksmey, ad esempio, crea artigianato e sta imparando lingue come il vietnamita e lo spagnolo, mentre Ratha, un padre di tre figli, si dedica all’agricoltura.
Leanghy, un artista, insegna inglese ai suoi compagni di detenzione, guadagnandosi il soprannome di “insegnante”. Chandaravuth, che vive in una cella affollata, riceve visite dalla madre, che gli porta libri. Nonostante le avversità, tutti stanno cercando di mantenere viva la loro passione per l’attivismo ambientale anche dietro le sbarre.
Madre Natura Cambogia ha continuato a fomentare il sostegno per il rilascio degli attivisti, facendo in modo che non vengano dimenticati né ignorati. “La loro lotta è importante”, afferma Lisa Mean di Madre Natura Cambogia, che evidenzia come, anche se in prigione, gli attivisti continuano a lavorare per la giustizia ambientale.
Nonostante le pressioni, gli attivisti rimangono determinati a far sentire la loro voce e continuano a lottare per i diritti umani e la protezione dell’ambiente in Cambogia. La situazione degli attivisti è un chiaro esempio delle sfide che affrontano coloro che si battono per la giustizia in contesti oppressivi.
Per ulteriori dettagli sulla loro storia e sulla situazione in Cambogia, è possibile consultare fonti ufficiali come Amnesty International e Human Rights Watch.
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