Il direttore della Motorizzazione civile di Palermo, Angelo Pizzuto, è stato arrestato dagli agenti della sezione di Polizia giudiziaria della Polizia stradale nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura di Palermo per una presunta vicenda di corruzione.
Secondo quanto emerso dalle indagini, Pizzuto sarebbe stato sorpreso dopo aver ricevuto una presunta tangente. Nel corso di una perquisizione effettuata in un immobile nella sua disponibilità sarebbe stata trovata una busta contenente circa 5.500 euro, somma ritenuta dagli investigatori riconducibile alla presunta mazzetta.
Nella stessa inchiesta è stato arrestato anche il responsabile di alcune autoscuole, che secondo l’accusa avrebbe versato il denaro per garantire ad alcuni propri clienti un trattamento di favore nelle procedure necessarie per ottenere la patente.
La presunta corsia preferenziale per le patenti
L’inchiesta della Procura punta a fare luce sui rapporti tra il dirigente della Motorizzazione e il responsabile delle autoscuole. Al centro degli accertamenti ci sarebbe proprio la presunta disponibilità a facilitare le pratiche per il conseguimento della patente in cambio di denaro.
Gli investigatori della Polizia stradale hanno svolto perquisizioni e acquisito elementi ritenuti utili a ricostruire i passaggi della vicenda. La posizione dei due indagati sarà ora sottoposta alle valutazioni dell’autorità giudiziaria nell’ambito del procedimento.
Una lunga carriera nella pubblica amministrazione
Angelo Pizzuto è un dirigente molto conosciuto nell’ambito della pubblica amministrazione siciliana. Prima di arrivare alla Motorizzazione civile di Palermo aveva ricoperto diversi incarichi dirigenziali.
È stato dirigente del Parco delle Madonie e successivamente capo di gabinetto dell’assessore regionale alle Infrastrutture Alessandro Aricò. Dal primo gennaio scorso era alla guida della Motorizzazione civile di Palermo.
Nel corso della sua carriera Pizzuto ha inoltre ricoperto incarichi dirigenziali all’interno dell’Aci Palermo.
L’indagine è ancora in corso e dovrà ora accertare l’esistenza e l’entità delle condotte contestate. Per gli arrestati vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.