Condanna confermata per un ex sacerdote: tre anni per violenza su minori

La corte d’appello di Caltanissetta ha confermato la condanna a tre anni di carcere per Giuseppe Rugolo, l’ex sacerdote accusato di violenza sessuale su minori. Dopo circa 180 giorni, i giudici hanno depositato le motivazioni della sentenza di secondo grado, ribadendo quanto già stabilito dal tribunale di Enna e confermando l’attendibilità della vittima che aveva denunciato il prelato. La sentenza mette in luce comportamenti predatori e strategie di manipolazione psicologica che Rugolo avrebbe attuato con alcuni ragazzi, camuffando atti sessuali sotto il pretesto di scherzi camerateschi.

Il sacerdote è stato condannato a 3 anni di carcere in appello per violenza sessuale a danno di minori, è stato dimesso dallo stato clericale.

La devianza sessuale mascherata da missione pastorale


Secondo i giudici della corte d’appello, gli atti compiuti da Rugolo non erano isolati o occasionali, ma rientravano in un approccio invadente e sistematico, incompatibile con il ruolo educativo e spirituale del sacerdote. Palpeggiamenti, pacche sui genitali, baci allusivi e docce fatte insieme venivano presentati come scherzi o esercizi di cameratismo, ma in realtà costituivano una forma di abuso reiterato. Accanto a questi comportamenti fisici, Rugolo ricorreva a strategie psicologiche subdole per manipolare le vittime e mantenere il controllo su di loro. La corte ha inoltre richiamato la mole degli accessi a siti pornografici da parte del prelato, oltre 19 mila in soli nove mesi, a conferma della personalità deviata già evidenziata dalle testimonianze raccolte in dibattimento.

La diocesi di Piazza Armerina esclusa dal processo



La sentenza chiarisce anche il ruolo della diocesi di Piazza Armerina, che in primo grado era stata ritenuta responsabile civile. In appello, però, la Curia è stata esclusa dal procedimento perché considerata un semplice ufficio interno alla diocesi, senza responsabilità diretta nella vicenda. Non sono stati citati nella sentenza né il vescovo Rosario Gisana né altri rappresentanti ecclesiastici che erano a processo per falsa testimonianza presso il tribunale di Enna. La corte d’appello ha integralmente richiamato le motivazioni del primo grado, sottolineando l’anomalia dei comportamenti di Rugolo e la natura predatoria dei suoi atti.

La difesa respinta: nessuna consensualità


La corte ha respinto tutte le argomentazioni presentate dalla difesa di Rugolo e del responsabile civile della chiesa di San Giovanni, demolendo la tesi secondo cui i rapporti con le vittime fossero di natura consensuale. I giudici hanno ribadito che i comportamenti dell’ex sacerdote erano inaccettabili e incompatibili con qualsiasi ruolo educativo o pastorale, configurando una vera e propria devianza sessuale mascherata da missione spirituale. La sentenza sottolinea inoltre la gravità del comportamento reiterato e l’impatto psicologico subito dai minori coinvolti, confermando la necessità di una condanna esemplare.

La vicenda di Giuseppe Rugolo rappresenta uno dei casi più eclatanti di abusi su minori nel contesto ecclesiastico in Sicilia, evidenziando come il potere e la posizione di fiducia possano essere sfruttati per scopi predatori. La conferma della condanna da parte della corte d’appello di Caltanissetta riafferma la linea del primo grado e costituisce un passo importante per il riconoscimento del danno subito dalle vittime e per la tutela dei minori.

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