Comunità dell’Indonesia orientale rivivono tradizioni per la salvaguardia dei mari.

Il Documentario “Jejak Wallacea”: Riscoprire la Gestione Marina Tradizionale in Indonesia

Un nuovo documentario intitolato “Jejak Wallacea” mette in luce come le comunità costiere dell’estremo est dell’Indonesia stiano rinvigorendo i sistemi di gestione marina tradizionali per proteggere gli ecosistemi minacciati dalla pesca distruttiva, dalla caccia alle tartarughe e dalla perdita degli habitat. Le comunità protagoniste del film utilizzano approcci locali, come chiusure stagionali, incubatrici per le tartarughe, restaurazione delle mangrovie e pattugliamenti comunitari, per gestire barriere coralline, risorse ittiche e foreste costiere.

Gruppi di conservazione coinvolti nel progetto affermano che i sistemi guidati dalla comunità, basati su conoscenze indigene e locali, possono avere successo dove i modelli di conservazione dall’alto verso il basso e le aree protette formali spesso falliscono. Queste iniziative hanno contribuito a proteggere specie come le tartarughe marine, i dugonghi e gli squali martello. Tuttavia, gli organizzatori sottolineano che il successo a lungo termine dipende da un riconoscimento e supporto governativo più forti per la conservazione basata sulla comunità.


Comunità Costiere: Innovazioni nella Conservazione

In piccole isole sparse nell’est dell’Indonesia, le comunità costiere stanno riscoprendo regole tradizionali, chiusure stagionali per la pesca e misure di protezione per le tartarughe per salvaguardare gli ecosistemi marini minacciati da pratiche di pesca distruttive. Le loro azioni sono al centro di “Jejak Wallacea”, un documentario prodotto da Burung Indonesia e Arise! Indonesia, parte del programma di conservazione Wallacea Partnership Program II, sostenuto dal Critical Ecosystem Partnership Fund.

Il film narra le esperienze delle comunità nelle province di Nusa Tenggara Orientale, Sulawesi Meridionale, Sulawesi Sud-Est e Sulawesi Centrale, che applicano sistemi di gestione costiera radicati nel territorio. Tra questi vi sono sanzioni tradizionali, pattugliamenti comunitari e chiusure stagionali per la pesca di polpi. Il documentario evidenzia come la conservazione nelle isole orientali dell’Indonesia, una delle regioni con la biodiversità marina più ricca al mondo, non possa dipendere esclusivamente dalle aree protette formali o dai divieti imposti dall’alto.


Secondo Angga Yoga, specialista del programma terrestre di Burung Indonesia, l’obiettivo del Wallacea Partnership Program è rafforzare la capacità della società civile nella conservazione locale. “Le ONG non sono molto visibili nel film perché sono le comunità stesse a cui diamo potere”, spiega Angga. La metodologia adottata si distingue dai modelli di conservazione più esclusivi, in quanto le iniziative sono progettate dalle comunità stesse, attraverso sistemi tradizionali anziché restrizioni imposte.

Wallacea consta di circa 1.680 isole e rappresenta una zona di transizione tra la biota asiatica e quella australiana. È conosciuta da tempo come un laboratorio vivente per lo studio dell’evoluzione, con ecosistemi marini che fanno parte del Pacific Coral Triangle.

Duranti le riprese, il regista Sam August Himmawan ha assistito a un episodio di pesca esplosiva, segnalando come le pratiche di pesca distruttive continuino a persistere anche in aree dove si cerca di ripristinare barriere coralline e risorse ittiche. Questo episodio ha evidenziato anche le pressioni sociali ed economiche che alimentano la pesca distruttiva.


Iniziative di Conservazione Locale nei Vari Arcipelaghi

Il programma ha messo in evidenza diverse località come Solor, una delle isole vulcaniche di Nusa Tenggara Orientale, dove la comunità ha lavorato per ridurre la pesca esplosiva ripristinando le barriere coralline. Qui si usano delle aree protette denominate kebang lewa lolon, o “granai marini”. Vero Lamahoda, un residente di Solor, afferma: “Abbiamo scelto la conservazione basata sulla saggezza locale”. Le autorità villaggistiche e i leader tradizionali hanno discusso su dove e come gestire questi granai marini, stabilendo sanzioni per chi li danneggia.

Anche a Wabula, un villaggio nella provincia di Sulawesi Sud-Est, la governance marina tradizionale gioca un ruolo cruciale. Il sistema consuetudinario, noto come Kaombo, regola l’accesso alle aree marine, inclusi fondali marini e foreste di mangrovie. Questo sistema ha storicamente protetto le risorse marine, e i membri della comunità hanno definito limiti rigorosi per l’uso delle risorse.

Inoltre, il documentario mostra come nel sud di Sulawesi le comunità adottino un sistema di chiusura periodica per la pesca di polpi, aiutando a mantenere gli stock di polpi e migliorando la salute delle barriere coralline.


Il lungimirante impegno delle comunità delle Isole Banggai, in Sulawesi Centrale, evidenzia il ruolo delle mangrovie nella sostenibilità delle risorse naturali. I residenti di Lipu Akat, dichiarato “villaggio turistico”, hanno iniziato a proteggere le foreste di mangrovie, riflettendo l’importanza di queste ultime per la vita marina locale. Ogni membro della comunità pianta 10-20 piantine di mangrovia al giorno, contribuendo attivamente al ripristino degli ecosistemi costieri.

Le donne locali stanno innovando anche nella produzione di saponi per piatti a base di foglie di mangrovia, sfruttando le loro proprietà antibatteriche e generando così nuove fonti di reddito. “Se le mangrovie scomparissero, anche i granchi scomparirebbero”, avverte Sam, dimostrando il legame intrinseco tra conservazione e sostenibilità economica.

Quali sono dunque le sfide da affrontare? Le iniziative descritte nel documentario sollevano interrogativi sul riconoscimento e il supporto che le aree marine gestite dalle comunità possono ricevere dallo stato. Tely Dasaluti, del Ministero degli Affari Marittimi e della Pesca indonesiano, evidenzia l’importanza di sistemi di sussidiarietà per le comunità indigene, per consentire loro di proteggere le proprie aree marine consuetudinarie.


Il programma di partnership Wallacea ha mostrato risultati positivi, aiutando a stabilire incubatrici marine per le tartarughe e riducendo ulteriormente la cattura accidentale di queste specie. I gruppi di monitoraggio comunitario, supportati da organizzazioni non governative, registrano le condizioni di biodiversità per fornire un profilo chiaro degli ecosistemi da gestire. È fondamentale integrare i modelli di conservazione basati sulla comunità nelle politiche del governo nazionale e regionale per garantire la sostenibilità delle iniziative nel lungo termine.

Piccole azioni, come quella di ogni membro della comunità che pianta un albero, possono portare a cambiamenti significativi. Il futuro della conservazione marina in Indonesia stanno nelle mani di queste comunità locali, che, attraverso i loro saperi tradizionali e capacità organizzative, possono trovare soluzioni per la salvaguardia degli ecosistemi. La strada da percorrere per assicurare risultati duraturi è tracciata dal potere comunitario e dalla collaborazione con le istituzioni locali.

Fonti:
– Burung Indonesia
– Critical Ecosystem Partnership Fund
– Ministero degli Affari Marittimi e della Pesca Indonesian

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Luigi Salemi: