Come l’IA raccoglie dati sulla biodiversità: intervista a Juan Lavista Ferres di Microsoft.

SPARROW: Il Futuro della Monitoraggio della Biodiversità

Un innovativo strumento dotato di intelligenza artificiale sta contribuendo a monitorare le foreste più remote del mondo. Si chiama SPARROW, ed è progettato per raccogliere e analizzare continuamente immagini e suoni dalle foreste, senza necessità di intervento umano. Sviluppato da Microsoft, SPARROW si propone di rendere più agevoli il raccolta e l’analisi dei dati per scienziati e conservazionisti. Attualmente, è stato implementato in cinque continenti e, secondo Microsoft, i test sul campo dimostrano che può funzionare per oltre un anno senza interruzioni.


Durante un incontro con diversi conservazionisti, Juan Lavista Ferres ha avuto un’illuminazione. In qualità di direttore dell’AI for Good Lab di Microsoft, Lavista Ferres ha lavorato a lungo su progetti che utilizzano la tecnologia dell’intelligenza artificiale per analizzare i dati sulla biodiversità. Tuttavia, in quell’occasione, si è reso conto di una lacuna sostanziale nella raccolta dei dati. “Ci vuole un enorme sforzo per raccogliere i dati,” ha dichiarato Lavista Ferres in un’intervista. “Non avevamo mai compreso quanto fosse difficile fino a quando non abbiamo collaborato con loro per osservare il flusso di lavoro.”

Di ritorno al suo laboratorio, Lavista Ferres ha riunito un team per trovare una soluzione. Così è nato il progetto SPARROW, acronimo di Solar-powered Acoustic and Remote Recording Observation Watch. Questo strumento combina edilizia in loco e intelligenza artificiale per monitorare la biodiversità in tempo reale. Alimentato da energia solare, SPARROW è progettato per operare in modo autonomo nelle foreste remote, raccogliendo e processando dati visivi e acustici.

Le Innovative Funzionalità di SPARROW

La missione di SPARROW è rendere la raccolta dei dati un processo semplice per i conservazionisti. Attualmente, la tecnologia è stata implementata in 11 paesi su cinque continenti e ha dimostrato di poter funzionare continuativamente senza intervento umano per oltre un anno. Nonostante ciò, le installazioni nelle foreste remote comportano sfide significative, in quanto i dispositivi sono difficili da raggiungere.

Lavista Ferres ha sottolineato che “la nostra sfida principale è assicurarsi che questi dispositivi siano completamente a prova di proiettile.” Infatti, una delle sue equipe ha paragonato il lavoro a quello di un team NASA, perché “sai di avere il dispositivo, ma non puoi andare a recuperarne uno.”

SPARROW è sempre attivo: le fotocamere registrano continuamente e, ogniqualvolta qualcosa si muove, catturano immagini. Queste vengono poi analizzate attraverso modelli di intelligenza artificiale per identificare la presenza di animali. I dati acustici seguono lo stesso processo: ad esempio, SPARROW è in grado di registrare specifici suoni emessi dalle scimmie urlatrici e di inviare queste informazioni alla nuvola per ulteriori analisi.


Uno degli esempi più significativi riguarda l’attività di monitoraggio delle scimmie e degli animali in via di estinzione. SPARROW ha già dimostrato il suo potenziale nel rilevare popolazioni di specie rare, come il pangolino gigante e i bongo in Uganda. Attraverso le sue funzionalità, i conservazionisti hanno scoperto un numero maggiore di bongo e sono riusciti a registrare un esemplare di pangolino gigante, contribuendo così alla loro conservazione.

A distanza di due anni dall’avvio del progetto, SPARROW è ora attivo in molteplici località e la sua versione più recente consente una facile assemblaggio “a prova di Lego”. Lavista Ferres spera che, nei prossimi anni, SPARROW possa diventare uno strumento essenziale per i conservazionisti, facilitando la scoperta di nuove specie e migliorando l’efficienza della loro attività.

La crescita di SPARROW si staglia su un orizzonte promettente grazie all’introduzione di SPARROW Studio, una piattaforma che non solo utilizza i dati raccolti, ma consente anche l’inserimento di dati provenienti da altri sistemi di raccolta. L’obiettivo è facilitare l’analisi dei dati per i conservazionisti, in modo che possano concentrarsi sulla salvaguardia della biodiversità senza le complessità della raccolta dei dati.

Sources:
– Microsoft Official Blog
– Mongabay Interviews

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Luigi Salemi: