Il Satoyama Giapponese: Un Ecosistema Fragile
In Giappone, i paesaggi rurali conosciuti come satoyama sono caratterizzati da elementi naturali che sono stati influenzati da secoli di attività umana. Questi ecosistemi svolgono un ruolo importante, fungendo da habitat per una vasta gamma di animali, incluse specie anfibie ecologicamente sensibili. Un recente studio ha esaminato un’iniziativa di conservazione dei satoyama a Tokyo, evidenziando come il successo si basi su principi di fiducia reciproca e collaborazione, definita come “gentle power”.
Nonostante ciò, esiste preoccupazione riguardo alla stagnazione del coinvolgimento volontario, poiché i partecipanti sono per lo più anziani, sollevando la questione di come trasferire questo patrimonio ecologico alle nuove generazioni.
La Zona Storica e di Conservazione Ambientale di Zushi-Onoji è situata tra i sobborghi occidentali di Tokyo. Questa area non solo fornisce un rifugio per specie minacciate, ma offre anche uno spazio per tramandare la conoscenza ecologica tradizionale dei satoyama. L’indagine mostra come cittadini e governo locale possano adattare i propri approcci per preservare paesaggi ricchi di biodiversità.
Nel marzo scorso, lo studio ha coniato il termine “gentle power” per descrivere un’influenza fondamentalmente basata su fiducia collettiva e cooperazione. Il lavoro, pubblicato sulla rivista Frontiers in Water, tratta del percorso inizialmente conflittuale che ha condotto alla trasformazione collaborativa dell’area Zushi-Onoji, dove crescono risaie immerse in piccole valli e si trovano rovine storiche.
Il Ruolo delle Comunità nella Conservazione
Oggi, i paesaggi di satoyama sono sempre più apprezzati per la loro biodiversità, con molte specie vegetali e animali che si sono adattate nel corso dei secoli. Tuttavia, lo sviluppo urbano e il passaggio da pratiche agricole tradizionali hanno contribuito al declino di questi ecosistemi sin dalla metà del XX secolo.
Per affrontare questa situazione, i governi giapponesi, sia a livello nazionale che locale, hanno iniziato a investire nella conservazione dei satoyama. Malgrado ciò, il modello di “gentle power” suggerisce che le iniziative top-down potrebbero avere un successo limitato se non c’è un’effettiva partecipazione della comunità e se non vengono adattate alle esigenze locali.
Le attività di conservazione dei satoyama gestite dai cittadini hanno iniziato a diffondersi in Giappone negli anni ’80 e ’90. A partire dai primi anni 2000, i governi hanno integrato la conservazione dei satoyama nelle loro politiche ambientali. Durante il COP10, tenuto a Nagoya nel 2010, il governo giapponese ha lanciato l’Iniziativa Satoyama per promuovere la comprensione e la salvaguardia di ecosistemi che riflettono l’interazione tra uomo e natura.
Il progetto Zushi-Onoji, iniziato nel 1978 in risposta all’urbanizzazione rapida, funge da esempio emblematico. Sugiura, l’autrice dello studio e professoressa alla Sophia University, ha notato come il “gentle power” sia alla base del successo della cooperazione tra agricoltori locali, volontari e governo per mantenere l’area. Inizialmente, Tokyo aveva assunto appaltatori esterni, ma le comunità agricole realizzarono che questi mancavano di conoscenze tradizionali indispensabili per la gestione specifica del loro ecosistema. Negli anni ’90, gli agricoltori formarono un’associazione e proponendo un contratto di gestione al governo di Tokyo, acquisirono così la responsabilità del sito.
Attualmente, l’associazione si occupa della cura dell’ambiente circostante e della coltivazione del riso con l’aiuto di volontari. Tuttavia, i membri più anziani, custodi delle conoscenze tradizionali, stanno invecchiando, con la necessità urgente di coinvolgere le nuove generazioni.
Il futuro dei progetti di conservazione, anche i più riusciti, è incerto. Ad esempio, in Zushi-Onoji, gli agricoltori dai quali si ottiene la conoscenza tradizionale stiano invecchiando e i più anziani hanno già superato gli 80 anni. Nel 2023, l’età media degli agricoltori in Giappone è quasi 70 anni. Sugiura afferma che è fondamentale trovare modi per coinvolgere i giovani, attratti da approcci come l’ecologia tradizionale o interessati alla conservazione ambientale in generale.
È interessante notare che, nonostante i limiti del modello attuale che non permette di vendere il riso prodotto, il Giappone ha visto crescere il numero di imprenditori sociali e nuovi agricoltori che utilizzano il satoyama per creare posti di lavoro. Matsumura segnalava che questo cambiamento è stato stimolato da una rivalutazione dello stile di vita urbano dopo la crisi finanziaria del 2008 e il tsunami del 2011.
In sintesi, i risultati di studio dimostrano che non tutte le iniziative pubbliche e comunitarie hanno ottenuto lo stesso successo. I modelli di implementazione della conservazione risultano diversi a seconda dei contesti socio-ecologici. L’inclusione di vari attori nei processi decisionali e nelle attività di attuazione è essenziale per ottenere risultati positivi e duraturi.
Per approfondire ulteriormente, puoi consultare le seguenti fonti ufficiali:
– Sugiura, M. (2026). “How gentle power enables community-based conservation,” Frontiers in Water.
– Matsumura, M. (2022). “The Satoyama movement and its adaptability,” in Adaptive Participatory Environmental Governance in Japan.
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