La Transizione Ecologica delle Imprese Italiane
MILANO (ITALPRESS) – La transizione ecologica nel panorama produttivo italiano ha raggiunto una nuova stabilità, dove la sostenibilità è ora una componente fondamentale della cultura aziendale. Le aziende, spinte da fattori come l’aumento dei costi energetici e l’instabilità geopolitica, stanno integrando pratiche sostenibili nel loro modello di business per migliorarne l’efficienza. La ricerca condotta da Eumetra per Haiki+ e Circularity nel 2026 evidenzia come le tematiche ambientali siano percepite non più come una moda, ma come una necessità strategica per la gestione aziendale.
Un chiaro cambiamento si è osservato nel tessuto imprenditoriale: il 63% delle medie e grandi imprese italiane dispone oggi di piani industriali che pongono la sostenibilità al centro delle loro strategie a lungo termine, un raddoppio rispetto al 2025, dove solo il 35% adottava simili pratiche. Le aziende si stanno rendendo conto che l’adozione di politiche ambientali non è solo un obbligo morale, ma anche un vantaggio competitivo.
Maria Alessandra Gallone, Presidente di ISPRA, ha sottolineato che “la trasparenza è un’alleata fondamentale per migliorare la competitività e favorire la transizione ecologica nel nostro Paese”. Questo porta a un’attenzione crescente verso i dati e le misurazioni che dimostrano concretamente l’impatto degli investimenti sostenibili.
Investimenti e Sostenibilità nel Settore Produttivo
Il report dell’Osservatorio Clean Technology 2026 ha rivelato che il 79% delle aziende ha fatto almeno un investimento in linea con le pratiche di sostenibilità. In particolare, il 76% delle aziende ha lanciato iniziative per migliorare l’efficienza energetica nel 2026, rispetto al 65% del 2025. Inoltre, il 70% delle imprese ha installato pannelli fotovoltaici, indicando un chiaro orientamento verso fonti di energia rinnovabili.
Fra le aziende intervistate, il 67% considera la tutela ambientale una priorità nazionale, seguita da una crescente attenzione alla riduzione dei rifiuti (65%). Nonostante ciò, vi è una certa preoccupazione per l’abbattimento delle emissioni di CO2, che ha visto una diminuzione di priorità passando dal 26% al 15%. Allo stesso modo, gli investimenti globali in economia circolare sono scesi dal 27% al 14% fra il 2025 e il 2026.
Il focus sulle pratiche di riciclo rimane vivo, con il 96% delle aziende intervistate che dichiara di monitorare attivamente gli scarti di produzione. La sfida principale rimane il costo, poiché l’86% delle aziende trova che i materiali riciclati costino di più rispetto alla materia prima vergine, come la plastica. Questo evidenzia la necessità di politiche che possano rendere l’economia circolare economicamente sostenibile.
Crescita e Riconoscimento delle Certificazioni Ambientali
Le aziende che investono nel green stanno aumentando il loro uso di certificazioni ambientali, raggiungendo il 60%, un incremento notevole rispetto al 41% del 2025. Questo riflette l’evoluzione delle normative europee, che richiedono più trasparenza e verificabilità nei risultati ambientali. Il D.lgs. 30/2026, in vigore dal 27 settembre, introduce regole più severe per le comunicazioni ambientali rivolte ai consumatori, limitando dichiarazioni generiche prive di supporti scientifici.
I benefici economici derivanti dagli investimenti green sono tangibili: il 67% delle aziende ha già raggiunto gli obiettivi economici attesi, registrando un incremento di 12 punti rispetto al 2025. Questi vantaggi si traducono in un’efficienza operativa migliorata per il 64% delle aziende, con risparmi tra l’1% e il 5% del fatturato annuale.
In un contesto di crescente importanza della finanza sostenibile, il 30% delle aziende ha registrato miglioramenti nell’accesso al credito, un incremento significativo rispetto agli anni precedenti. Questo fenomeno è supportato dalla crescente richiesta di rendicontazione dei dati ESG (Environmental, Social, and Governance) da parte delle istituzioni finanziarie.
Le aziende continuano a cercare un modo per rispondere alle sfide dell’instabilità economica globale, con circa il 51% delle imprese che prevede una rimodulazione delle spese per il prossimo biennio. Questo porta a un clima di cautela, ma indica anche che la sostenibilità è diventata una priorità per le imprese italiane.
Giovanni Rosti, Amministratore Delegato di Haiki+, ha affermato che il 2026 marca un cambiamento significativo nel modo in cui le aziende percepiscono la sostenibilità, integrando diverse dimensioni nel loro modello di business. Camilla Colucci, CEO di Circularity, ha aggiunto che le imprese che continuano a investire nell’economia circolare lo fanno in modo strutturato, affrontando le sfide attuali con una visione a lungo termine.
La resilienza del sistema produttivo italiano nel contesto attuale è un chiaro segnale della sua capacità di adattamento e innovazione. Le organizzazioni devono continuare a lavorare per trasformare i vincoli normativi in opportunità, sfruttando le risorse disponibili per continuare a crescere in modo sostenibile.
-Fonte: Osservatorio Clean Technology 2026, Eumetra, ISPRA-
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