Chiusura anticipata della pesca di krill antartico a causa dell’aumento della pressione di pesca.

Chiusura anticipata della pesca del krill nell’Oceano Antartico

La pesca del krill nell’Oceano Antartico è stata chiusa con oltre tre mesi di anticipo, avendo raggiunto il limite annuale di cattura fissato a 620.000 tonnellate metriche. Questa misura precauzionale è stata stabilita per prevenire la sovrapesca, garantendo la protezione di una specie fondamentale nell’ecosistema antartico. Il krill rappresenta il fulcro della catena alimentare in questa regione, con pinguini, balene, foche e molti altri animali che dipendono da questi piccoli crostacei simili ai gamberi.

La chiusura anticipata della pesca è stata confermata durante il Congresso della Ricerca Scientifica in Antartide (SCAR), che si è tenuto a Oslo, Norvegia, dal 10 al 14 agosto 2026. I dati mostravano un aumento della flotta di pescherecci destinati alla cattura di krill e un livello di attività di pesca mai visto prima nelle aree più abbondanti di krill.


Impatto della pesca sul krill e sulla fauna antartica

La specie di krill antartico, conosciuta come Euphausia superba, può raggiungere una lunghezza di 6 centimetri e vive spesso in grandi banchi. Questo crostaceo costituisce la base della dieta per molte popolazioni selvatiche in Antartide e nell’Oceano Australe. Negli ultimi vent’anni, il krill ha attirato un interesse commerciale crescente, grazie al suo utilizzo come alimento per l’acquacoltura, cibo per animali domestici e integratori di omega-3 per l’uso umano.

Il fattore chiave dietro la chiusura anticipata è il aumento delle flotte di pescherecci e la sovrapposizione delle aree di pesca con i principali terreni di alimentazione della fauna selvatica. Questo solleva seri interrogativi riguardo le potenziali conseguenze negative che questa industria potrebbe avere sull’ecosistema. Il limite di cattura di 620.000 tonnellate è stato stabilito nel 1991 dal decimo incontro della Commissione per la Conservazione delle Risorse Marine Viventi Antartiche (CCAMLR), come misura di prudenza per proteggere i predatori vulnerabili.


Il primo episodio di chiusura anticipata si è verificato il 1 agosto 2025, e la ripetizione nel 2026 era ampiamente prevista, data la crescita delle flotte di pesca e la concentrazione di imbarcazioni nelle aree con le densità più elevate di krill, in particolare intorno alla Penisola Antartica e alle Isole Orcadi del Sud. Ciò ha portato a una “competizione” tra le aziende per catturare il maggior numero possibile di krill prima della chiusura.

Secondo l’ultimo rapporto della CCAMLR, nel 2025 le catture avevano raggiunto 624.917 tonnellate, con la flotta norvegese e quella cinese che dominavano il mercato. Negli ultimi mesi, sia la Cina che la Norvegia hanno cercato di espandere ulteriormente l’industria del krill, chiedendo quote di cattura aumentate e sostenendo l’ampliamento delle loro flotte.


Oltre alla competitività della pesca, ci sono preoccupazioni ampliate riguardo alla sostenibilità e alla gestione dell’ecosistema marino. Gli scienziati stanno sollevando allarmi sull’impatto combinato della sovrapesca e dei cambiamenti climatici sul krill e sulla fauna che esso sostiene. L’ecologo Simeon Hill ha avvertito che se gli sforzi di pesca si concentrano in aree ecologicamente vulnerabili, le conseguenze per le popolazioni selvatiche possono essere significative.

Matts Johansen, CEO di Aker BioMarine, ha descritto la pesca del krill nell’Oceano Antartico come una delle più rigidamente regolamentate e gestite in modo sostenibile a livello mondiale. Tuttavia, molti scienziati chiedono misure più rigorose per prevenire la concentrazione delle catture, che potrebbe causare danni a lungo termine all’ecosistema.


Il dibattito su come gestire la pesca del krill e proteggere gli ecosistemi marini va avanti, evidenziando l’urgenza di trovare un equilibrio tra le necessità economiche e la preservazione della fauna marina in Antartide. Con il continuo aumento delle attività di pesca e le minacce dei cambiamenti climatici, è fondamentale adottare misure proattive per garantire la salute a lungo termine di questo delicato ecosistema.

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Luigi Salemi: