Celebriamo i “giardinieri della foresta” in occasione della Giornata Mondiale del Tapiro.

I tapi, definiti come “giardinieri della foresta”, svolgono un ruolo cruciale nel mantenere ecosistemi sani attraverso la dispersione dei semi e la modellatura della vegetazione. Nonostante ciò, la ricerca su queste affascinanti creature è ancora poco finanziata. Attualmente, tutte le quattro specie di tapi, ossia il tapi asiatico (Tapirus indicus), il tapi di Baird (T. bairdii), il tapi terrestre o sudamericano (T. terrestris) e il tapi di montagna (T. pinchaque), sono classificate come vulnerabili o in pericolo secondo la lista rossa dell’IUCN. Esse affrontano crescenti pressioni a causa della frammentazione dell’habitat, della caccia e dei cambiamenti climatici.

Il Giorno Mondiale del Tapiro: celebrazioni e ricerche

In occasione della Giornata Mondiale del Tapiro, che si celebra il 27 aprile, mettiamo in evidenza le storie recenti di Mongabay che raccontano gli sforzi di conservazione di questi animali.


Nuove scoperte sui tapi asiatici in Thailandia

In Thailandia, i ricercatori hanno utilizzato dati di “cattura accidentale” provenienti da trappole fotografiche per identificare rifugi critici per il tapi asiatico in pericolo. Secondo un rapporto di Carolyn Cowan di Mongabay, pubblicato a febbraio 2026, lo studio guidato dal biologo Wyatt Petersen ha analizzato foto archiviate da trappole fotografiche utilizzate originariamente per monitorare gli orsi nel complesso forestale Khlong Saeng–Khao Sok tra il 2016 e il 2017.

Da queste immagini, i ricercatori hanno identificato almeno 43 esemplari individuali di tapi e stimato una densità di popolazione di sei a dieci individui per 100 chilometri quadrati (16-26 per 100 miglia quadrate). Questi dati suggeriscono che il complesso forestale potrebbe ospitare fino a 436 tapi adulti, un numero significativamente più alto rispetto alle stime precedenti per la Thailandia e il Myanmar combinati.


È importante notare che, sebbene i ricercatori avvertano che queste cifre devono essere interpretate con cautela, i risultati sottolineano la necessità di proteggere i rifugi forestali intatti per garantire la sopravvivenza a lungo termine della specie.

I guardiani indigeni proteggono il ‘Sacha wagra’ in Colombia

Nel dipartimento di Putumayo in Colombia, la comunità indigena Inga di Musuiuiai ha stipulato un patto sacro per proteggere il tapi terrestre, noto come Sacha wagra. La comunità considera il tapi un guardiano sacro delle montagne e dei sali minerali, e ha stabilito rigorose tabù culturali contro la caccia di questo animale, come riportato da James Hall, collaboratore di Mongabay, a novembre 2024.

Il territorio della comunità è stato riconosciuto come Area Conservata Indigena e Comunitaria (ICCA) nel 2020. Oggi, i “difensori del territorio” Inga combinano le loro abilità ancestrali di tracciamento con trappole fotografiche e unità GPS per monitorare le popolazioni di tapi e raccogliere dati sul comportamento di questi mammiferi. Questo approccio bioculturale alla conservazione punta a creare un corridoio di 100.000 ettari (250.000 acri) per salvaguardare i movimenti dei tapi e della fauna selvatica circostante.


Tapi: ingegneri ecosistemici e il ‘buffet del bagno’

Oltre al loro ruolo di disseminatori di semi, i tapi agiscono come ingegneri degli ecosistemi in modo unico, incluso la creazione di latrine comuni. Un cartone animato di un collaboratore insieme a un articolo di Shreya Dasgupta di Mongabay del 2024 illustrano come i tapi terrestri defecano in spazi di “toilette” condivisi. Queste latrine diventano poi importantissimi luoghi di alimentazione per una varietà di altre specie, tra cui scoiattoli e diversi uccelli, come le tinamous e i quaglie di legno, che cercano semi e nutrienti nel letame di tapi.

Questo comportamento non solo favorisce la salute del suolo, ma promuove anche relazioni interspecifiche fondamentali nel ciclo della vita nella foresta. Preservare questo equilibrio è essenziale per la salute ecologica dei loro habitat.

Immagine di un tapi asiatico, gentilmente fornita da Shariff Mohamad.

Fonti: IUCN Red List, Mongabay, National Geographic.

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Luigi Salemi: