Cause della frana di Niscemi, l’inchiesta punta sui lavori mai realizzati

La Procura di Gela accelera sull’indagine per accertare le cause della frana che nei giorni scorsi ha colpito Niscemi. Nel fascicolo aperto dai magistrati finiscono ora anche gli atti relativi agli interventi di consolidamento e al progetto di sistemazione idraulica del torrente Benefizio e della frattura del territorio a valle dell’ex depuratore.

Il procuratore capo Salvatore Vella e i pm del “pool frana” stanno esaminando documentazione tecnica e atti ufficiali, compresi quelli riguardanti un finanziamento da oltre dieci milioni di euro che avrebbe dovuto consentire l’avvio dei lavori nell’area già interessata dal dissesto del 1997. Interventi che, secondo quanto emerso finora, non sarebbero mai stati realizzati.

I lavori previsti dopo il 1997 e l’allerta della Protezione civile


Dalle carte acquisite emerge che la Protezione Civile, dopo la frana del 1997, intervenne rapidamente per le opere di propria competenza. Diverso, invece, il percorso degli interventi assegnati alla Regione Siciliana, rimasti impantanati in un lungo iter amministrativo che, ancora lo scorso anno, ha portato soltanto alla nomina del Rup.

I magistrati hanno convocato e ascoltato l’ex prefetta di Caltanissetta Isabella Giannola, che avrebbe evidenziato ai pm come le opere di competenza regionale non siano mai state completate, parlando di una sostanziale inerzia amministrativa.

Già nel dicembre 2000 la commissione tecnico-scientifica della Protezione civile, guidata dall’ingegnere Antonio Castiglione, aveva lanciato un allarme chiaro: «Si può verificare una frana di grandi dimensioni». In quella relazione si indicavano interventi precisi: sistemazione degli alvei per ridurre l’erosione, regimazione delle acque superficiali, deviazione delle acque bianche provenienti dall’abitato che scorrevano nel torrente Benefizio, chiusura delle fenditure e piantumazione di vegetazione per stabilizzare il terreno.

Indicazioni tecniche che, secondo quanto ora al vaglio della Procura, non sarebbero state tradotte in opere strutturali risolutive.

Centinaia di pagine acquisite e consulenti al lavoro


Da almeno due settimane, dopo la nomina di tre consulenti tecnici, i pm stanno ascoltando persone informate sui fatti. Sono già centinaia le pagine acquisite tra atti della Protezione civile nazionale e documentazione regionale.

L’obiettivo dell’inchiesta è chiarire se la frana recente potesse essere evitata o almeno mitigata attraverso la realizzazione dei lavori finanziati dopo il dissesto del 1997 e mai completati. Un accertamento che punta a stabilire eventuali responsabilità amministrative o penali legate alla mancata esecuzione degli interventi di consolidamento e alla gestione delle acque del torrente Benefizio.

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