Catania, blitz antidroga: 4 arresti di affiliati al clan Cappello-Bonaccorsi

L’inchiesta della Squadra Mobile ricostruisce un’organizzazione dedita allo spaccio e coinvolta in una serie di agguati armati tra Villaggio Sant’Agata e Librino

La Polizia di Stato di Catania ha eseguito una nuova ordinanza di applicazione di misure cautelari nei confronti di quattro persone ritenute coinvolte, a vario titolo, in un’organizzazione criminale dedita al traffico di droga e collegata al clan mafioso Cappello-Bonaccorsi.

Il provvedimento, emesso dal Gip del Tribunale di Catania il 27 luglio 2026 dopo gli interrogatori preventivi svolti il 23 luglio, è stato eseguito su disposizione della Procura Distrettuale della Repubblica. Per gli indagati sono state disposte misure differenti: custodia cautelare in carcere, arresti domiciliari e obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Le accuse contestate, a vario titolo, riguardano acquisto, detenzione e cessione di sostanze stupefacenti aggravati dal metodo mafioso.

L’indagine partita dalla sparatoria all’Ecs Dogana


L’inchiesta della Squadra Mobile – Sezione Reati contro la Persona – è nata dagli approfondimenti investigativi sulla sparatoria avvenuta nella primavera del 2022 nei pressi del locale notturno catanese Ecs Dogana.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, nella notte tra il 16 e il 17 aprile 2022 una lite sarebbe degenerata in una sparatoria dopo contrasti legati all’esibizione di un cantante neomelodico catanese, parente di un esponente di rilievo del clan Cappello-Bonaccorsi, insieme al trapper Tony Effe.

Da quell’episodio erano già scaturite, nell’agosto 2022, alcune misure cautelari nei confronti di cinque soggetti, quattro dei quali raggiunti anche dall’odierno provvedimento.

 

Le piazze di spaccio tra Villaggio Sant’Agata, Librino e San Cristoforo

Nel corso delle indagini sarebbero emersi elementi ritenuti dagli inquirenti indicativi dell’esistenza di una struttura criminale organizzata, con ruoli e compiti suddivisi tra gli affiliati e una leadership riconosciuta.

Il gruppo, composto prevalentemente da giovani leve, avrebbe gestito un’attività capillare di spaccio di stupefacenti nelle zone del Villaggio Sant’Agata, Librino e San Cristoforo, con modalità che secondo gli investigatori non si sarebbero limitate alle tradizionali “case di spaccio”.

L’organizzazione avrebbe infatti sviluppato anche nuovi canali di approvvigionamento e distribuzione, arrivando a introdurre droga, telefoni cellulari e schede sim all’interno degli istituti penitenziari siciliani.

Gli scontri armati tra fazioni rivali

L’inchiesta ha inoltre ricostruito una serie di episodi violenti avvenuti nel 2023, con diverse sparatorie tra il Villaggio Sant’Agata e Librino.

Secondo la ricostruzione investigativa, all’interno dello stesso gruppo criminale si sarebbero create due fazioni contrapposte: una intenzionata a punire un presunto membro infedele del sodalizio e un’altra schierata in sua difesa.

Lo scontro sarebbe culminato il 16 giugno 2023 con un conflitto a fuoco al Villaggio Sant’Agata, seguito da ulteriori episodi armati legati anche a un debito di 500 euro.

In particolare, tra il 22 e il 25 giugno dello stesso anno, una palazzina di Camporotondo Etneo sarebbe stata raggiunta da numerosi colpi d’arma da fuoco, anche di grosso calibro.

Droga e telefoni nelle carceri: il nuovo business criminale


Tra gli aspetti più rilevanti dell’indagine figura il presunto sistema di introduzione di droga e dispositivi elettronici nelle carceri.

Gli investigatori hanno ipotizzato il coinvolgimento di persone esperte nell’utilizzo di droni e l’impiego di corrispondenza contenente occultamente sostanze stupefacenti.

Nel corso delle attività investigative sono stati sequestrati crack, cocaina, hashish e marijuana, oltre a materiale per il confezionamento della droga, dispositivi telefonici, schede sim, un drone e munizionamento di vario calibro.

Secondo la Procura, il gruppo avrebbe ottenuto profitti elevati anche dalla vendita di smartphone all’interno degli istituti penitenziari, arrivando a imporre prezzi fino a quindici volte superiori rispetto al valore di mercato.

26 misure complessive nell’operazione

L’operazione complessiva riguarda 26 misure cautelari e nasce da un’attività investigativa avviata nel 2022 e conclusa nel 2024.

Gli elementi raccolti dovranno ora essere valutati nelle successive fasi del procedimento giudiziario, nel rispetto della presunzione di innocenza degli indagati fino a eventuale condanna definitiva.

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