La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la condanna all’ergastolo nei confronti di Rosario Palermo, 65 anni, accusato di aver ucciso e occultato il cadavere di Agata Scuto. La sentenza, emessa in secondo grado dalla Corte d’assise d’appello di Catania, è stata dunque annullata e il processo dovrà essere rifatto davanti a una nuova sezione della stessa Corte.
La decisione accoglie il ricorso presentato dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Giuseppe Lo Presti. “La Suprema Corte certifica l’illogicità della condanna basata su illazioni e non su fatti certi”, ha commentato il legale, esprimendo fiducia in un nuovo giudizio che possa chiarire definitivamente la vicenda.
Il caso: la scomparsa di Agata Scuto nel 2012
La storia di Agata Scuto affonda le radici nel 2012, quando la giovane, 22 anni, scomparve da Acireale il 4 giugno. Fragile e con problemi di salute – soffriva di epilessia e aveva una menomazione a un braccio – la ragazza viveva con la madre e con il compagno di quest’ultima, Rosario Palermo.
Per anni il caso è rimasto irrisolto, senza il ritrovamento del corpo e senza certezze sulla sua sorte.
La svolta nel 2020 e l’arresto
Le indagini sul “cold case” hanno avuto una svolta nel 2020, dopo una segnalazione anonima alla trasmissione Chi l’ha visto?, che ipotizzava la presenza del corpo nella cantina della casa della madre. Accertamenti e scavi effettuati dai carabinieri diedero però esito negativo.
L’attenzione degli investigatori si concentrò quindi su Palermo. Secondo la Procura di Catania, l’uomo avrebbe fornito versioni contraddittorie sui propri spostamenti il giorno della scomparsa e avrebbe tentato di costruire un falso alibi, coinvolgendo anche conoscenti. Il 17 gennaio 2022 i carabinieri della compagnia di Acireale hanno eseguito l’arresto.
La ricostruzione dell’accusa
Secondo l’impianto accusatorio, Palermo avrebbe ucciso Agata Scuto strangolandola e poi bruciandone il corpo in un casolare nelle campagne di Pachino, per nascondere una presunta relazione segreta e una gravidanza della giovane.
Tra gli elementi ritenuti rilevanti dagli inquirenti, anche un’intercettazione ambientale in cui l’uomo, parlando da solo in auto, avrebbe manifestato timori legati al possibile ritrovamento del corpo e alle modalità del delitto.
L’accusa ha inoltre sostenuto che Palermo avrebbe messo in scena un incidente per giustificare una ferita alla gamba, arrivando a nascondere sull’Etna un tondino di ferro intriso del suo sangue per rafforzare il proprio alibi.
Le accuse aggravate e i dubbi della difesa
Il reato contestato è aggravato sia per aver colpito una persona con disabilità sia per i presunti motivi abietti. Nonostante le condanne all’ergastolo in primo e secondo grado, la difesa ha sempre sostenuto l’assenza di prove concrete, sottolineando come il corpo della giovane non sia mai stato ritrovato.
Con l’annullamento disposto dalla Cassazione, il caso torna ora alla Corte d’assise d’appello di Catania, che dovrà riesaminare le prove e pronunciarsi nuovamente. Nel frattempo, Rosario Palermo resta detenuto nel carcere di Caltagirone. A oltre dieci anni dalla scomparsa, il destino di Agata Scuto resta ancora senza una verità definitiva.