Caro gasolio, dopo i camion rischiano di fermarsi anche i pescherecci siciliani

La protesta contro il caro carburante rischia di allargarsi anche alla pesca professionale siciliana. Dopo le difficoltà denunciate dagli autotrasportatori, anche gli armatori lanciano l’allarme per l’aumento dei costi del gasolio, diventato sempre più difficile da sostenere per le imprese che ogni giorno devono affrontare le spese necessarie per uscire in mare.

La Federazione Armatori Siciliani ha convocato per il 23 settembre un’assemblea straordinaria della marineria e ha scritto al presidente della Regione Siciliana e agli assessori competenti chiedendo un intervento urgente. Il timore è che il caro carburante possa spingere numerosi operatori a lasciare i pescherecci agli ormeggi, trasformando la difficoltà economica in un vero e proprio blocco dell’attività.

Secondo la Federazione, alcuni armatori avrebbero già scelto di non uscire in mare perché il costo del carburante rende le battute di pesca economicamente insostenibili. Una sorta di “sciopero bianco” che rischia di aggravarsi se non arriveranno risposte concrete dalle istituzioni.

Il problema, sottolineano gli armatori, è particolarmente delicato perché il gasolio rappresenta una voce di spesa indispensabile per l’attività. Senza carburante, infatti, i pescherecci non possono lavorare e l’intera filiera della pesca rischia di subire le conseguenze della crisi.

La richiesta alla Regione: più risorse per salvare le imprese


La Federazione chiede alla Regione di verificare immediatamente tutte le risorse disponibili, comprese quelle europee e regionali, valutando la possibilità di rimodularle per sostenere direttamente le imprese alle prese con l’aumento dei costi energetici.

La Regione Siciliana ha già previsto un intervento per il comparto. Il 15 settembre è stato annunciato un bando destinato alle imprese siciliane della pesca e dell’acquacoltura colpite dal rincaro del carburante, con una dotazione di 12,1 milioni di euro provenienti dal FEAMPA 2021-2027 e ulteriori 5 milioni stanziati dal bilancio regionale.

La Federazione, però, chiede di verificare se le somme siano sufficienti rispetto alle dimensioni dell’emergenza e, soprattutto, quali siano i tempi necessari per consentire agli aiuti di arrivare concretamente alle imprese.

La posizione degli armatori è che non bastino interventi temporanei o misure considerate insufficienti a fronteggiare l’aumento dei costi. La richiesta è quella di mettere al centro della strategia regionale la sopravvivenza delle aziende che continuano materialmente a operare in mare.

“Non vogliamo l’ennesimo contentino”, è la posizione espressa dalla Federazione, che chiede un confronto diretto con il governo regionale. L’obiettivo è individuare rapidamente risorse e strumenti capaci di evitare che le imprese siano costrette a fermare le proprie imbarcazioni.

Il 23 settembre l’assemblea degli armatori: sul tavolo anche la protesta


La data del 23 settembre sarà quindi decisiva per la marineria siciliana. Nello stesso giorno in cui gli autotrasportatori incontreranno l’assessore regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità Alessandro Aricò per affrontare l’emergenza legata al caro carburante, la Federazione Armatori Siciliani riunirà gli operatori della pesca professionale.

L’assemblea si svolgerà attraverso collegamenti telematici tra le diverse realtà territoriali della Federazione e servirà a fare il punto sulla situazione e a decidere le eventuali iniziative da intraprendere.

Tra le ipotesi che saranno sottoposte agli armatori figurano la prosecuzione del fermo volontario delle unità, manifestazioni della categoria e altre forme di protesta pubblica, sempre nel rispetto della normativa e delle disposizioni delle autorità competenti.

Nel confronto potrebbe tornare anche il tema del cambio di bandiera, già indicato come possibile forma di pressione da parte di una parte della categoria. È stata inoltre prospettata una manifestazione nell’area dello Stretto di Messina, la cui eventuale organizzazione dovrà comunque essere valutata nel rispetto delle norme sulla sicurezza della navigazione e delle determinazioni delle autorità marittime.

La Federazione precisa però che la strada principale resta quella del dialogo con le istituzioni. Prima di assumere decisioni sulla mobilitazione, gli armatori attendono infatti risposte dalla Regione.

Il messaggio rivolto al governo regionale è chiaro: il settore chiede che venga data priorità alle imprese che rischiano di non riuscire più a sostenere i costi necessari per lavorare.

“Prima le barche, poi i progetti” è, in sintesi, la posizione della Federazione. Gli armatori non contestano l’utilità delle risorse destinate allo sviluppo della pesca, ma chiedono che, nell’attuale fase di emergenza, venga garantita innanzitutto la continuità delle attività produttive.

Il 23 settembre la marineria siciliana si riunirà per decidere la linea da seguire. L’auspicio della Federazione è che, prima dell’assemblea, dalla Regione arrivino risposte concrete tali da evitare un ulteriore inasprimento della protesta.

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