Carceri, il sindacato chiede l’azzeramento dei vertici del DAP: “Serve un cambio radicale”

Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria, lancia un appello deciso: è necessario un cambio radicale ai vertici dell’Amministrazione Penitenziaria, a partire dal vice DAP Massimo Parisi, figura da anni al centro della gestione degli istituti penitenziari, con incarichi di alta responsabilità sotto tre diversi governi, sia di centrosinistra sia di centrodestra. Secondo Di Giacomo, Parisi rappresenta “un uomo per tutte le stagioni presente al più profondo fallimento” del sistema carcerario italiano.

Emergenze continue nei penitenziari


Il segretario del sindacato denuncia come la situazione nelle carceri abbia ormai superato l’emergenza più acuta. Solo nelle ultime 24 ore, infatti, due giovani detenuti sono evasi dal carcere minorile del Pratello di Bologna durante la permanenza all’aria. Nel frattempo, a Siracusa, la Polizia Penitenziaria ha sequestrato 67 telefoni cellulari e diverse dosi di sostanze stupefacenti, mentre nel carcere di Pavia si è registrata una rivolta.

“Se qualcuno pensa di risolvere tutto con un cambio del sottosegretario – afferma Di Giacomo – evidentemente non ha compreso la gravità della situazione ereditata”. Il sindacato, infatti, chiede che l’avvicendamento dirigenziale sia basato su un taglio netto con il passato, scegliendo figure capaci di comprendere le reali esigenze del sistema carcerario e di garantire sicurezza e legalità negli istituti.

Tutela del personale e sicurezza nazionale


Secondo Di Giacomo, gli agenti hanno già pagato un prezzo altissimo negli ultimi anni. I turni massacranti, che spesso arrivano fino a 12 ore giornaliere, e una media di 10 ore nelle sezioni hanno messo a dura prova il personale, sacrificando la vita familiare e aggravando le condizioni psicofisiche. Parallelamente, le azioni disciplinari e i provvedimenti di allontanamento dal servizio sono triplicati e quadruplicati, mentre i detenuti più deboli continuano a subire il predominio di clan e organizzazioni criminali interne agli istituti.

“Non possiamo permettere che il dibattito sul sistema penitenziario resti solo politico – sottolinea Di Giacomo – perché la sicurezza nelle carceri è anche un problema di sicurezza nazionale. Le inchieste dimostrano come i capimafia continuino a dare ordini dalle celle, seminando morte e paura sul territorio”.

Il sindacato, quindi, non si concentra sul toto-sottosegretario, lasciando la scelta alla politica, ma insiste sull’importanza di profilare uno staff competente e consapevole, in grado di restituire fiducia al personale e garantire una gestione seria degli istituti. “Solo così – conclude Di Giacomo – potremo ridare tutela agli agenti, proteggere i detenuti più vulnerabili e affrontare le emergenze carcerarie con professionalità e responsabilità”.

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