Prosegue la corsa dei carburanti in Italia, con rincari significativi soprattutto per il diesel, arrivato ai massimi dal marzo 2022. Secondo le rilevazioni di Staffetta Quotidiana, alle 9 di oggi il prezzo medio della benzina self service ha raggiunto 1,855 euro al litro (+13 cent), mentre il diesel self service è salito a 2,089 euro al litro (+18 cent), avvicinandosi così alla soglia dei 2,1 euro, livello record dal 22 marzo 2022. La benzina, invece, si dirige verso 1,86 euro, il massimo registrato da fine luglio 2024.
Effetti sulla spesa degli automobilisti
L’aumento dei carburanti si traduce in un impatto diretto sui consumatori: stando alle stime, gli italiani stanno sostenendo 16,5 milioni di euro al giorno in più per rifornire i propri veicoli.
Per monitorare eventuali speculazioni, la Guardia di finanza ha inviato questionari a compagnie petrolifere e rivenditori all’ingrosso per raccogliere dati su volumi e prezzi dei carburanti nei periodi dal 19 al 23 gennaio e dal 23 febbraio, nell’ambito dei controlli coordinati dal Mase e dal Mimit.
Misure allo studio per contenere i rincari
Al momento, il taglio delle accise è stato escluso tra le possibili misure. Il Mimit sta valutando due interventi principali:
Bonus carburanti per le famiglie con Isee fino a 15.000 euro.
Credito d’imposta per gli autotrasportatori, calcolato sull’incremento settimanale del prezzo del gasolio.
La decisione finale del governo dovrebbe arrivare dopo il referendum sulla giustizia, quindi a partire dal 24 marzo.
Richieste degli autotrasportatori
Dieci associazioni di categoria — tra cui Anita, Cna-Fita, Confartigianato Trasporti, Unatras e Confcooperative Lavoro e Servizi — hanno chiesto interventi immediati a livello nazionale ed europeo. Tra le richieste principali:
Un credito d’imposta temporaneo per compensare l’aumento del prezzo del gasolio.
Esonero contributivo temporaneo sui contributi previdenziali a carico delle imprese di trasporto.
Il ministro Adolfo Urso ha sottolineato l’importanza di evitare che gli aumenti dei carburanti alimentino una spirale inflattiva per il settore manifatturiero ed esportatore, strategico per il Made in Italy, soprattutto nei mercati del Golfo dove l’export nel 2025 ha registrato incrementi superiori al 30%.
Allarme per le imprese e i lavoratori dell’edilizia
La Fillea Cgil Sicilia interviene sul tema, evidenziando come l’aumento dei costi di carburanti, energia e materiali da costruzione rischi di pesare soprattutto sulle micro e piccole imprese. Secondo Giovanni Pistorio, segretario generale, quando i costi salgono improvvisamente, nelle realtà più fragili si può ricorrere a lavoro nero e irregolare, compromettendo sicurezza e legalità nei cantieri.
Pistorio ribadisce che, oltre a misure per contrastare speculazioni, servono:
- Controlli lungo tutta la filiera delle costruzioni.
- Pieno rispetto dei contratti e delle norme di sicurezza.
- Strumenti per evitare che la crisi scarichi i costi sui lavoratori.
Solo così, conclude il sindacalista, sarà possibile tutelare lavoro regolare, sicurezza e qualità delle imprese in un settore già fortemente frammentato.