Caos piste ciclabili a Palermo, ancora proteste: a rischio 8mln €

A Palermo la realizzazione delle nuove piste ciclabili entra in una fase di forte tensione. I cantieri risultano in parte bloccati o modificati, mentre cresce la protesta della Consulta della Bicicletta, che ha annunciato l’intenzione di rivolgersi direttamente alla Commissione Europea per denunciare ritardi e cambi di programma che potrebbero compromettere i finanziamenti.

Al centro della contestazione ci sono circa 8 milioni di euro di fondi Pnrr destinati alla mobilità sostenibile, con il rischio concreto — secondo i promotori della protesta — di non rispettare la scadenza del 30 giugno 2026 e perdere le risorse.

Lo scontro: auto, parcheggi e traffico contro mobilità sostenibile

La Consulta denuncia quello che definisce un “paradosso ambientale”: da un lato l’Unione Europea richiama l’Italia per i livelli di inquinamento atmosferico, dall’altro il capoluogo siciliano fatica a portare avanti i progetti di ciclabilità, spesso rallentati o ridimensionati per non ridurre gli spazi destinati alle automobili e ai parcheggi.

Secondo i rappresentanti del movimento, il progetto iniziale prevedeva una rete ciclabile continua e funzionale, collegando poli strategici come università, stazioni ferroviarie e aree centrali. Tuttavia, le modifiche intervenute negli ultimi mesi avrebbero portato alla realizzazione di tratti frammentati e poco connessi.

Tra le aree interessate dalle revisioni figurano assi viari importanti come corso Calatafimi, via De Gasperi e viale Regione Siciliana.

Cantieri contestati e proteste dei residenti


Le tensioni non riguardano solo la dimensione amministrativa. In alcune zone della città si sono registrate proteste da parte di residenti e commercianti contrari alla riduzione dei posti auto e all’impatto dei cantieri.

In particolare, in via Generale Di Maria, a pochi passi dalla stazione Notarbartolo, alcuni cittadini hanno contestato l’avvio dei lavori, arrivando anche a occupare temporaneamente l’area di cantiere. La situazione ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine per evitare ulteriori tensioni.

Le critiche si concentrano su presunti mancati confronti preliminari, sull’impatto commerciale delle opere e sulla frammentazione dei tracciati ciclabili, ritenuti poco efficaci per incentivare l’uso della bicicletta.

La replica del Comune: “Progetti condivisi e strategici”

Alle contestazioni ha risposto il sindaco Roberto Lagalla, che ha respinto l’idea di interventi “calati dall’alto”. Secondo il primo cittadino, i progetti sono stati trasmessi alle circoscrizioni competenti e sottoposti ai passaggi istituzionali previsti, con incontri e rimodulazioni in alcuni casi.

“Non corrisponde al vero che questi interventi siano stati approvati senza interlocuzione con il territorio”, ha dichiarato Lagalla, sottolineando come la trasformazione urbana comporti inevitabilmente contrasti e necessità di mediazione.

Sulla stessa linea l’assessore alla Mobilità Maurizio Carta, che ha ribadito il valore strategico delle ciclovie: “Non si tratta di un capriccio ideologico, ma di interventi finanziati dal Pnrr e inseriti in una strategia europea per migliorare qualità dell’aria e mobilità urbana”.

Il nodo politico e il futuro delle ciclovie

Il progetto delle piste ciclabili si inserisce in una più ampia trasformazione della mobilità cittadina, ma resta al centro di un acceso confronto tra esigenze ambientali, vincoli economici e opposizioni locali.

Da una parte la Consulta della Bicicletta chiede un intervento della Commissione Europea per garantire il rispetto degli obiettivi di sostenibilità e l’utilizzo dei fondi; dall’altra l’amministrazione comunale rivendica la necessità di un equilibrio tra innovazione urbana e gestione delle esigenze quotidiane dei residenti.

Il futuro delle ciclovie palermitane resta quindi sospeso tra cantieri rallentati, pressioni politiche e una scadenza europea sempre più vicina.

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