Cani da rilevamento: alleati nella ricerca di specie elusive, dai gatti ai pangolini.

I cani da rilevamento al servizio della conservazione in Sudafrica

Nel cuore del Karoo, una regione semi-arida del Sudafrica, i cani addestrati stanno rivoluzionando la conservazione delle specie selvatiche. Grazie alla loro abilità nel rilevare le feci di alcuni animali difficili da studiare, i cani come Lyka e Sebala stanno aiutando i biologici della conservazione a raccogliere dati importanti sulle popolazioni di specie elusive, come i gatti dalle zampe nere e i pangolini di Temminck.

Michelle Marie Schroeder, biologa della conservazione, utilizza i suoi cani per identificare campioni di escrementi che contengono “nugget di dati genetici”. In questo modo, è possibile eseguire un monitoraggio non invasivo e raccogliere informazioni preziose sulle specie. Al contrario, senza l’assistenza dei cani, Schroeder aveva trovato solo quattro campioni in più di un anno. Lyka, solo in pochi mesi, è riuscita a localizzare centinaia di campioni, permettendo ricerche vitali sulla specie Felis nigripes.


Un approccio innovativo per lo studio delle specie elusive

Grazie alla loro olfatto straordinario, i cani sono diventati indispensabili nell’identificazione degli escrementi. Hal Brindley, ricercatore dell’Istituto per le Comunità e la Fauna Selvaggia in Africa presso l’Università di Cape Town, sottolinea che studiare il gatto dalle zampe nere senza metodi invasivi come trappole o collari è estremamente difficile. Al contrario, il rilevamento fecale rappresenta un’alternativa preziosa che non richiede interventi diretti sull’animale.

Le feci di questo gatto non seguono schemi precisi, rendendo arduo il lavoro di ricerca. Possono essere trovate in luoghi casuali, come dentro una tana di un formichiere o sotto un cespuglio. Ogni campione raccolto si traduce in informazioni significative: il sesso dell’animale e, in alcuni casi, l’identità individuale. La richiesta di campioni è essenziale per stimare la popolazione locale e comprendere le relazioni tra individui.

Grazie a un’analisi genetica, i risultati finora sono stati promettenti. In campioni provenienti da due siti a 700 km di distanza, in Namibia e Sudafrica, è stata rilevata una buona varietà genetica, suggerendo che ci sia ancora flusso genico fra le popolazioni.


La sfida del pangolino

Il successo della rilevazione delle feci del gatto dalle zampe nere ha spinto Schroeder a intraprendere un progetto pilota per il tracciamento del pangolino di Temminck. Questa specie è nota per la sua forma camuffata e i suoi comportamenti notturni, il che rende difficile l’osservazione. L’obiettivo è ottenere materiale genetico dai campioni di escrementi per creare un database DNA georeferenziato, utile per rintracciare l’origine delle squame sequestrate dal traffico illegale.

Rilevare le feci dei pangolini è complicato poiché si degradano rapidamente e gli animali defecano solo una volta al giorno. Per aggirare questo ostacolo, i cani di Schroeder sono stati addestrati a cercare luoghi di alimentazione, seguendo l’odore che i pangolini lasciano quando scavano. Questi siti forniscono tracce biologiche fresche, inclusi escrementi e altri materiali, utili per il recupero del DNA.

La lotta per la sopravvivenza di queste specie richiede un approccio innovativo e ingegnoso. Purtroppo, il progetto sui pangolini è stato temporaneamente sospeso in attesa di finanziamenti alternativi necessari per riprendere il lavoro di campo e le analisi di laboratorio.


Collaborazioni e futuro della conservazione

Rox Brummer, direttore di Green Dogs Conservation, sottolinea come i cani non presentino pregiudizi. Seguono semplicemente l’odore, rivelando schemi inaspettati. Aliénor Brassine, ecologa che collabora con Canines for Nature, ha implementato metodi combinati, usando cani e trappole fotografiche per localizzare i conigli di fiume. Questa sinergia ha consentito di confermare la presenza della specie in aree proposte per lo sviluppo di energie rinnovabili, permettendo di identificare habitat critici da proteggere.

C’è un enorme potenziale nell’applicare i cani da rilevamento anche per identificare altre specie in pericolo o rare piante. Per rendere questo strumento più diffuso in Africa, sarà necessario investire in ulteriori prove scientifiche e nel finanziamento di queste ricerche.

Oltre al lavoro sul campo, Schroeder, Brassine e Brummer condividono un legame speciale con i loro cani. Non sono solo animali da servizio, ma compagni di vita. “Cerchiamo cani con una motivazione quasi ossessiva per giocare, poiché questo è fondamentale per il lavoro”, affermano. È fondamentale che possano rilassarsi e convivere con le persone e altri animali.


La lotta per la conservazione della fauna selvatica in Sudafrica continua, e queste iniziative dimostrano come la collaborazione tra umani e cani possa portare a risultati tangibili. Per approfondimenti, si possono consultare fonti ufficiali come ricerche pubblicate da Mongabay e studi scientifici dell’Università di Cape Town.

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Luigi Salemi: