La crisi dei diritti umani legata alle miniere in Canada e oltre
L’ufficio ombudsman canadese per le imprese responsabili (CORE) è rimasto privo di leadership dal maggio 2025, bloccando almeno 24 casi attivi. Le comunità della Repubblica Dominicana, Namibia, Pakistan e di altri luoghi denunciano ritardi che impediscono loro di cercare giustizia per presunti danni ambientali e violazioni dei diritti umani legati ai progetti minerari e energetici canadesi. Critici affermano che le limitazioni dell’ufficio, già valide anche prima della mancanza di un ombudsman, hanno minato la fiducia nel sistema. Questa vacanza di leadership arriva nel momento in cui il Canada sta promuovendo investimenti minerari legati alla crescente domanda di minerali critici, portando a nuove richieste da parte di attivisti, ex funzionari e delle Nazioni Unite affinché l’ufficio venga potenziato e un nuovo ombudsman venga nominato con urgenza.
Leoncia Ramos, residente da 65 anni a La Piñita, nella verdeggiante Repubblica Dominicana, esprime timori per la sua salute e chiede il trasferimento insieme a 450 famiglie a causa dell’inquinamento proveniente dalla vicina miniera d’oro Pueblo Viejo. Questo sito, gestito dalla canadese Barrick Gold Corp., è accusato di nuocere alla salute e all’ambiente, con timori che una possibile rottura della diga dei fanghi possa avere conseguenze disastrose.
Un’assegnazione vacante e richieste di riforma
La comunità di Ramos ha lottato per 15 anni affinché le loro preoccupazioni venissero ascoltate, chiedendo che il governo canadese potesse intervenire. Nel 2019, il governo ha creato l’ufficio ombudsman per affrontare i reclami delle comunità come quella di Ramos, ma ha lasciato il ruolo vacante per un anno, paralizzando il lavoro dell’ufficio. Il Canada ospita circa la metà delle aziende minerarie e di esplorazione mineraria pubblicamente quotate a livello globale, comprese alcune delle più grandi come Barrick.
L’ufficio CORE è stato concepito per gestire le denunce riguardanti violazioni dei diritti umani da parte di aziende canadesi operanti all’estero, ma senza un ombudsman dalla scadenza della precedente occupante, il suo lavoro è gravemente stanco e la fiducia è in caduta libera.
Advocati come Catherine Coumans, coordinatrice del programma Asia-Pacifico di Mining Watch Canada, affermano che il lavoro sulle denunce sembra essere stagnante. Anche se l’ufficio continua a ricevere reclami, ha rimandato le decisioni fino alla nomina di un nuovo ombudsman. Secondo Coumans, la comunità sarebbe meglio supportata se l’ufficio fosse operativo e rapprescRepositoryId aveva piena capacità di indagine. “Non usate quest’ufficio, perché il vostro reclamo rimarrà bloccato”, avverte.
Inoltre, è emersa una mancanza di indipendenza e una scarsa capacità investigativa nell’ufficio, che ha spinto alla creazione di CORE. Ostacoli simili sono presenti anche nel National Contact Point (NCP) dedicato alla condotta aziendale responsabile, noto per la sua dipendenza dal ministero del commercio. Ciò ha sollevato interrogativi sulla capacità di entrambe le strutture di risolvere efficacemente i reclami legati alle violazioni dei diritti umani.
Molti dei reclami sono collegati alle operazioni minerarie canadesi. Secondo una meta-analisi della Jilin University, le aree vicino alle miniere d’oro presentano rischi sanitari e ambientali significativi, sollevando preoccupazioni simili nei confronti delle operazioni di Barrick.
Richieste da parte delle comunità
Leoncia Ramos e gli altri 450 membri della comunità di La Piñita affermano di essere stati gravemente danneggiati dall’inquinamento generato dalla miniera. I diritti fondamentali della comunità, come l’accesso all’acqua potabile durante i periodi di irrigazione delle colture, sono stati compromessi. La miseria crescente ha spinto Ramos a chiedere di lasciare il luogo che ama profondamente, avvertendo che la situazione sta diventando insostenibile. Nel 2024, il CORE aveva solo sette reclami all’inizio del processo, senza aver concluso alcuna indagine.
Nei commenti, ex funzionari come Sheri Meyerhoffer hanno sottolineato l’importanza di riformare l’ufficio, suggerendo che una maggiore indipendenza e poteri investigativi sarebbero necessari per affrontare le violazioni e le denunce. Le nuove politiche suggerite si concentrano su un miglioramento delle operazioni, inclusi strumenti investigative per raccogliere testimonianze e documenti, strumenti ritenuti essenziali.
L’aumento della domanda di minerali dovuto alla transizione ecologica è un altro fattore che ha visto un incremento delle attività minerarie, mentre nello stesso tempo crescono i problemi portati dalle comunità vittime di tali operazioni.
Altri reclami provenienti da diverse comunità, come quello su ReconAfrica per la conduzione di esplorazioni minerarie in Namibia, sono in attesa di riscontri da oltre due anni. Le accuse indicano violazioni delle normative sui diritti umani delle popolazioni indigene, senza consensi da parte delle comunità coinvolte nei progetti.
D’altra parte, il rischio che i diritti fondamentali vengano negati o ignorati è elevato, e ciò si traduce in ulteriori pressioni affinché il governo canadese agisca. Le richieste inutili hanno spinto diverse comunità, tra cui quelle in Tanzania, ad intervenire, aggiungendo una voce ulteriore nel dibattito sui diritti umani in contesti minerari.
A prescindere dai risultati delle indagini e dei reclami, il legame tra le aziende minerarie canadesi e le violazioni dei diritti umani continua a essere una problematica significativa, sollevando interrogativi sulla responsabilità. È necessaria, pertanto, un’analisi critica della situazione attuale per evitare di ripetere errori passati e garantire alle comunità la protezione dei loro diritti in futuro.
Fonti ufficiali
- Mining Watch Canada – Sito ufficiale
- CORE – Sito ufficiale
La chiamata all’azione è chiara: l’ufficio deve essere rafforzato e riempito nel minor tempo possibile per dare voce a chi non ne ha e garantire un futuro più giusto e sicuro per le comunità vulnerabili.
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