Cambogia riprende esportazioni di sabbia marina verso Singapore, denunciano attivisti.

Cambogia riprende esportazioni di sabbia marina verso Singapore, denunciano attivisti.

La risposta del governo e il contesto delle esportazioni

Lisa Mean, un’attivista del gruppo, ha rivolto domande dirette al ministro delle Miniere e dell’Energia, Keo Rattanak, chiedendo quando il governo abbia “silenziosamente” abrogato il divieto del 2017. Ha esortato i cambogiani a unirsi alla causa per fermare quello che chiama “il furto di sabbia in Cambogia”. Queste parole richiamano ciò che è accaduto nel 2017, quando le statistiche commerciali tra Cambogia e Singapore hanno rivelato un’enorme discrepanza: mentre la Cambogia affermava di aver esportato circa 16 milioni di tonnellate di sabbia da allora, Singapore ha riportato un import di ben 72 milioni di tonnellate.

Nonostante il divieto, i dati delle statistiche commerciali delle Nazioni Unite (Comtrade) mostrano che tra il 2017 e il 2025 le esportazioni di sabbia cambogiana hanno raggiunto un valore di 755 milioni di dollari, con 128 milioni di tonnellate vendute a paesi come Cina, Malesia, Thailandia e Vietnam. Questo suggerisce che il divieto possa aver avuto un impatto limitato, in quanto molte di queste esportazioni non erano necessariamente dirette a Singapore.

La mancata risposta del Ministero delle Miniere e dell’Energia all’inchiesta di Mongabay, cui sono stati inviati quesiti tramite Telegram e posta elettronica, ha sollevato ulteriori domande. Ma Rattanak ha pubblicamente difeso le politiche di estrazione sabbiosa, enfatizzando la sua necessità per la navigazione delle acque e lo sviluppo delle infrastrutture, pur riconoscendo che ci sono legittime preoccupazioni riguardo ai loro impatti ambientali.


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