Cambiamenti climatici: UniSalento e Carabinieri si uniscono per proteggere l’Artico.

Scoperta negli Ecosistemi Polari: Il Ruolo del Lepidurus Arcticus

Nei laghi e negli stagni temporanei delle remote isole Svalbard vive un crostaceo di pochi centimetri, il Lepidurus arcticus. Questo piccolo organismo rappresenta una chiave fondamentale per comprendere le dinamiche degli ecosistemi polari. Le sue uova, infatti, sono in grado di resistere ai rigori invernali, schiudendosi solo nella breve e intensa estate artica. L’affidabilità di questo ciclo biologico è essenziale per la sopravvivenza della specie, poiché il Lepidurus arcticus deve sincronizzarsi perfettamente con i cambiamenti stagionali per evitare di compromettere la sua esistenza e quella degli animali che dipendono da lui.

Il progetto internazionale chiamato “Light, Time, Clock and Clime: seasonal and climate effects on Lepidurus arcticus”, coordinato dal professor Vittorio Pasquali dell’Università del Salento e finanziato dal Research Council of Norway, si propone di studiare proprio questa interazione. Gli organismi polari, come il Lepidurus, utilizzano orologi biologici per determinare cicli di vita e dormienza, basandosi principalmente sulla luce. Mentre i segnali luminosi rimangono costanti, altri fattori quali la temperatura e la disponibilità di nutrienti mutano in modo più rapido nell’Artico. Ciò porta a un disallineamento tra i segnali biologici e l’ambiente reale, rendendo gli ecosistemi polari i primi a evidenziare gli effetti dei cambiamenti climatici.

Un Progetto Multinazionale per Monitorare gli Ecosistemi Artici

Il progetto ha coinvolto diverse università di quattro Paesi: l’UNIS University Centre di Svalbard, l’Arctic University of Norway, l’Università di Copenaghen e l’Università di Jyväskylä. Questo team interdisciplinare include esperti di limnologia, fisiologia e cronobiologia che lavorano insieme per affrontare una delle sfide globali più urgenti. Le ricerche artiche condotte dal professor Pasquali sono iniziate nel 2014 e hanno visto una continua evoluzione, portando oggi l’Università del Salento a giocare un ruolo di primo piano nella ricerca internazionale.

In particolare, nella campagna attualmente in corso del 2026, i ricercatori si concentrano sul monitoraggio di laghi e stagni con diversi livelli di vulnerabilità ai cambiamenti ambientali. Presso l’AAB field station dell’Arctic University of Norway, si svolgeranno esperimenti a lungo termine sulla regolazione della dormienza del Lepidurus. I risultati di queste ricerche contribuiranno a una migliore comprensione della vulnerabilità degli ecosistemi d’acqua dolce polari e serviranno da base per studi simili in altre aree del mondo.


Il progetto ha anche avvalso del supporto dell’Arma dei Carabinieri, che ha fornito competenze nel monitoraggio ambientale. Il Comando Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari (CUFAA) ha contribuito con personale altamente specializzato, fornendo supporto nella raccolta di dati chimico-fisici delle acque e monitorando la flora e la fauna nei siti di campionamento. Questa sinergia tra istituzioni accademiche e organismi di tutela del patrimonio naturale mette in evidenza come la salvaguardia della biodiversità richieda un approccio collaborativo, senza confini nazionali.

Il decreto legislativo 19 agosto 2016 attribuisce all’Arma precise funzioni di monitoraggio e raccolta dei dati ambientali. Questa cooperazione si inserisce nel contesto del Trattato delle Svalbard, firmato nel 1920, che promuove l’uso scientifico dell’arcipelago da parte di tutti i Paesi firmatari, inclusa l’Italia.

Un aspetto centrale del progetto è studiare i tempi di dormienza e riattivazione degli organismi, un aspetto cruciale per comprendere come la vita interpreti il tempo. Vittorio Pasquali sottolinea che nell’Artico, la lettura del tempo sta diventando inaffidabile: segnali visivi e temperature spesso non coincidono più. Gli errori temporali possono avere effetti a catena, influenzando l’intera catena alimentare.

La collaborazione tra l’Università del Salento, il professor Pasquali e le forze armate italiane rappresenta un esempio di come la cooperazione scientifica possa attuarsi in scenari globali complessi. Questa rete di esperti e istituzioni è essenziale per affrontare le crescenti sfide poste dai cambiamenti climatici in una delle regioni più vulnerabili del pianeta.

Sappiamo che il futuro degli ecosistemi polari può fornire avvertimenti precoci sui cambiamenti climatici globali. Comprendere il Lepidurus arcticus è un passo fondamentale per fare luce su questi cambiamenti e sulle loro ripercussioni su larga scala.

Fonti ufficiali: Università del Salento, Research Council of Norway, Istituto di Scienze Polari – CNR.

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Luigi Salemi: