I giudici: illegittimo il provvedimento senza un piano faunistico regionale aggiornato. Esultano le associazioni ambientaliste e animaliste: sospesa l’attività venatoria in tutta l’Isola
Stop alla caccia in Sicilia. La terza sezione del Tribunale amministrativo regionale ha accolto il ricorso presentato dalla Federazione Nazionale Pro Natura Aps e dalla LEAL – Lega Antivivisezionista ETS, disponendo l’annullamento del provvedimento con cui era stato approvato il calendario venatorio.
Il piano faunistico fermo al 2013
A darne notizia sono le stesse associazioni ricorrenti. Alla base della decisione dei giudici c’è l’assenza di un Piano faunistico venatorio regionale aggiornato, requisito necessario per una corretta regolamentazione dell’attività venatoria.
Secondo quanto rilevato dal Tar, l’ultimo strumento di pianificazione risaliva infatti al quinquennio 2013-2018 e non era mai stato sottoposto alla revisione prevista ogni cinque anni. Una situazione che ha reso illegittima l’adozione del calendario venatorio.
La conseguenza della sentenza è l’impossibilità immediata di esercitare la caccia sull’intero territorio regionale. L’assessorato regionale all’Agricoltura è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali.
Le associazioni: «Prevale la tutela della biodiversità»
Soddisfazione è stata espressa dai legali delle associazioni, gli avvocati Luca D’Agostino, Aurora Rosaria Loprete e Mariachiara Giovinazzo, secondo cui la pronuncia ristabilisce il principio della tutela ambientale e della biodiversità, in linea con quanto previsto dall’articolo 9 della Costituzione.
«Non si può prescindere da una seria e aggiornata pianificazione faunistica scientifica», sottolineano i legali, evidenziando come un piano fermo al 2013, ormai obsoleto da oltre un decennio, rappresentasse un grave vizio nell’istruttoria e una violazione del principio di precauzione.
La decisione del Tar riporta così al centro dell’attenzione la necessità di aggiornare gli strumenti regionali di tutela e gestione della fauna selvatica, prima di poter disciplinare nuovamente l’attività venatoria in Sicilia.
Sicilia, l’emergenza incendi: bruciato oltre il 54% delle aree nazionali
Il tema della tutela ambientale assume un peso ancora maggiore alla luce dei dati sugli incendi. Secondo il report La bioeconomia delle foreste 2026 di Legambiente, basato sui dati Effis-Copernicus, la Sicilia è stata la regione italiana più colpita dai roghi tra l’1 gennaio e il 15 ottobre 2026, con 71.178 ettari bruciati, pari al 54,4% dell’intera superficie nazionale andata a fuoco.
Nell’Isola sono stati registrati 836 incendi. Sono 27 i Comuni che hanno superato i mille ettari bruciati e, di questi, 20 erano già stati interessati dalle fiamme nel 2025.
I territori maggiormente devastati sono stati Bivona, nell’Agrigentino, e Butera, nel Nisseno, seguiti da altre aree tra cui Resuttano e Castronovo di Sicilia. Lo studio evidenzia inoltre il peso della componente dolosa: nel 2025 sono stati accertati 3.586 reati legati agli incendi, oltre il 51% dei quali concentrati in Sicilia, Puglia, Calabria e Campania. Un quadro che rende ancora più urgente la salvaguardia degli ecosistemi e della biodiversità dell’Isola.