Bangladesh costiero a rischio: mancanza di protezioni ambientali favorisce inquinamento da carbone.

Inquinamento e la centrale termica Payra: una crisi ambientale in Bangladesh

La centrale termica a carbone Payra, situata nella costa del Bangladesh, ha avviato la sua operatività senza effettuare controlli regolari sulla qualità dell’aria. Questa mancanza di monitoraggio ha portato a gravi problemi di salute per i residenti nelle vicinanze, come evidenziato da un recente studio che ha riscontrato una significativa diminuzione della qualità dell’aria e dell’acqua nella zona circostante. Incredibilmente, il governo ha esentato l’autorità della centrale da queste valutazioni, sostenendo che tali impianti non generano inquinamento atmosferico significativo. Inoltre, la canna fumaria della centrale è più bassa di quanto approvato nella Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) iniziale.


Riaz Panchayet, un agricoltore di Madhupur, nel distretto costiero di Patuakhali, ha vissuto in prima persona le conseguenze della centrale. Prima coltivava papaya, cetrioli e banane, ma ora gestisce un piccolo chiosco di tè vicino ai cancelli della centrale. “Grazie al potere della centrale, il mio raccolto è in calo e le piante sono coperte di cenere,” afferma. Riaz ha perso quasi un ettaro di terreno, ora allagato da un sistema di drenaggio inadeguato che accumula le acque reflue della centrale.

Il rischio dell’inquinamento atmosferico e idrico

Nella vasta area del sottodistritto di Kalapara, i residenti raccontano storie simili legate all’impatto della centrale termica Payra. Il recente studio ha correlato il deterioramento della qualità dell’aria e la presenza di ceneri volanti alla mancanza di osservanza delle linee guida ambientali da parte dell’autorità della centrale. Payra, con una capacità di 1320 MW, funziona consumando tra le 10.000 e le 12.000 tonnellate di carbone ogni giorno, causando danni all’atmosfera, agli ecosistemi, e alle vite delle persone.


Sotto le normative ambientali del Bangladesh (1997), le industrie e le centrali elettriche sono obbligate a eseguire controlli della qualità dell’aria prima che le loro autorizzazioni ambientali vengano rinnovate annualmente. Tuttavia, un’analisi dei documenti di emissione della centrale Payra dal 2021 al 2025 mostra che non è mai stato effettuato un test di emissioni. La qualità dell’aria è stata controllata solo sporadicamente, con risultati preoccupanti che superavano gli standard di sicurezza.

L’ufficio del Dipartimento dell’Ambiente (DoE) di Barishal non ha realizzato il controllo necessario per le emissioni, e il chimico senior dell’ufficio ha dichiarato che non hanno le attrezzature adeguate. D’altra parte, il vice direttore della qualità dell’aria del DoE ha insinuato che il rispetto degli standard è stato mantenuto, nonostante l’assenza di test regolari.

Chimney più basse di quanto imposto dalla legge

Quando il DoE ha approvato la VIA della centrale nel 2015, ha fissato 57 condizioni, tra cui l’installazione di una canna fumaria altezza 275 metri, essenziale per disperdere le emissioni di acido solforico. Tuttavia, nel 2020, durante un’ispezione, è stato scoperto che la canna fumaria era solamente 220 metri, infrangendo così la normativa. Dopo l’approvazione e il montaggio, la centrale iniziava già a operare, lasciando trascurati gli standard di protezione ambientale.


Inoltre, il 27 maggio 2025, è stata emessa un’“ordinanza urgente e confidenziale” che esentava alcune categorie di industrie, incluse le centrali elettriche, dal presentare risultati di monitoraggio della qualità dell’aria. Questa decisione ha sollevato preoccupazioni importanti per la salute pubblica, poiché l’assenza di controlli può portare a un aumento significativo dell’inquinamento atmosferico e della contaminazione ambientale. Gli esperti affermano che gli impianti a carbone, come quello di Payra, sono sempre dannosi per l’ambiente e per la salute delle comunità circostanti.

Il risultato di questa assenza di monitoraggio è visibile sul campo. Un recente studio condotto in 16 villaggi entro un raggio di 9 chilometri dalla centrale ha rivelato che la concentrazione di diossido di zolfo superava gli standard nazionali. La qualità dell’acqua nei fiumi vicino alla centrale ha mostrato una contaminazione significativa, con temperature elevate e presenze di metalli pesanti oltre i limiti stabiliti dall’OMS per l’acqua potabile.

Inoltre, la salute del suolo nelle zone circostanti è stata danneggiata, con una notevole acidificazione dovuta alle emissioni e alla mancanza di un adeguato controllo della qualità ambientale. Le disputate affermazioni dell’operatore della centrale, che sostiene di rimanere al di sotto degli standard governativi, appaiono in contrasto con le evidenze raccolte dalle ricerche.

Fonti ufficiali:
– Bangladesh Journal of Physics 32(1): 1-12, DOI:10.3329/bjphy.v32i1.82343
– Rapporto del Dipartimento dell’Ambiente del Bangladesh.

Per saperne di più sull’inquinamento ambientale e sulla salute pubblica, puoi fare riferimento alle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e al Dipartimento dell’Ambiente del Bangladesh.

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Luigi Salemi: