Banche rifiutano finanziamenti per il progetto di gas naturale liquefatto in Papua Nuova Guinea.

Le preoccupazioni per il progetto di gas naturale liquefatto in Papua Nuova Guinea

Un totale di ventinove banche internazionali e agenzie di credito all’esportazione hanno escluso la possibilità di finanziare un progetto di gas naturale liquefatto (LNG) in Papua Nuova Guinea, sollevando preoccupazioni relative ai cambiamenti climatici, all’ambiente e ai diritti umani. Il progetto è guidato dal colosso francese TotalEnergies, che ha dichiarato che le attività procederanno secondo i piani.

Tra gli enti finanziatori che hanno recentemente declinato il progetto ci sono ING, KfW IPEX-Bank e Standard Bank, insieme a importanti istituti come Crédit Agricole e BNP Paribas. Questo rifiuto testimonia la crescente attenzione verso le questioni ecologiche e sociali nel settore dell’energia.

Le denunce delle ONG e il quadro normativo

Nel dicembre 2025, sei ONG internazionali hanno presentato un reclamo formale riguardo al progetto all’Associazione delle Principi Equatoriali (EPA), un framework volontario di gestione del rischio utilizzato da istituzioni finanziarie per valutare i rischi ambientali e sociali di progetti infrastrutturali. La denuncia ha evidenziato che il progetto non soddisfa gli standard stabiliti dall’EPA.

Il progetto proposto si trova nelle province Gulf e Central della Papua Nuova Guinea e prevede una capacità potenziale di esportazione di 5,6 milioni di tonnellate metriche di gas naturale liquefatto all’anno. Il piano include fino a 11 pozzi, un impianto di lavorazione e 320 chilometri di pipeline onshore e offshore. Si stima che il progetto emetterà 220 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, un volume quasi equivalente a quello della Spagna.


Le preoccupazioni dei conservazionisti riguardano il rischio di devastare la fauna locale, particolarmente quella rara. Secondo Antoine Bouhey dell’organizzazione di ricerca e attivismo Reclaim Finance, il progetto si svilupperà in una regione montuosa che ospita circa 100 specie ancora da studiare. Tra queste, il pipistrello da frutto di Bulmer (Aproteles bulmerae) è considerato uno dei più a rischio di estinzione secondo la lista rossa dell’IUCN.

Bouhey ha evidenziato il fallimento da parte delle aziende nel rispettare gli standard internazionali nelle loro valutazioni di impatto ambientale. Inoltre, ha sollevato dubbi sulla validità del processo di raccolta di consensi informati e pregressi da parte delle comunità locali. Un’analisi dei diritti umani commissionata dalla compagnia nel 2019 ha rivelato che il progetto influenzerà 39 villaggi e 12.700 persone, per la maggior parte appartenenti a popolazioni indigene.

Impatto ambientale e comunitario del progetto

Bouhey ha espresso seria preoccupazione riguardo al fatto che la pipeline offshore potrebbe danneggiare il fondale marino e la vita marina, mentre la pipeline onshore attraverserebbe il fiume Purari, deludendo le comunità locali. La possibilità di contaminazione e alterazione degli ecosistemi vulnerabili è un tema calorosamente dibattuto tra attivisti e studiosi.

TotalEnergies, in una nota stampa pubblicata a gennaio, ha affermato che la compagnia rispetta tutti gli impegni internazionali, inclusi i Principi Equatoriali e gli standard di performance della International Finance Corporation. La società ha anche sostenuto che il progetto in Papua Nuova Guinea “sta procedendo come programmato”, aggiungendo che il finanziamento non dipende dalle istituzioni che hanno escluso il progetto.

Inoltre, TotalEnergies ha dichiarato di stare “collaborando strettamente con le autorità, le comunità locali e il tessuto economico locale per garantire che il progetto Papua LNG sia esemplare sia dal punto di vista sociale che ambientale”.

Fonte: Mongabay

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Luigi Salemi: